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Governo, ipotesi rimpasto. Spunta l’opzione Zaia ministro

Politica
©IPA/Fotogramma

Dopo la sconfitta al referendum, la premier Meloni riflette su ulteriori modifiche nella squadra dell’esecutivo. Tra i nomi dei possibili nuovi ministri spunta anche quello dell’ex governatore leghista del Veneto. Per sostituire Santanchè al Turismo si pensa alla presidente dell'Enit Alessandra Priante. Possibile nomina come sottosegretario alla Giustizia: nella rosa Varchi, Maschio e Kelany

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A una settimana dalla debacle referendaria, accompagnata dal terremoto delle dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, a Palazzo Chigi prosegue la fase di riflessione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni studia le prossime mosse del governo. Lo scenario non è ancora delineato, ma alleati e fedelissimi tendono a escludere l'ipotesi di un voto anticipato, pur accarezzata a caldo dalla premier. Mentre si rincorrono le voci su un rimpasto nella squadra dell’esecutivo, che potrebbe essere light o più robusto.

La successione di Santanchè

Si lavora per la scelta del successore al Turismo di Santanchè ("L'unica certezza è che non lascio FdI, e sono sempre con Giorgia Meloni", assicura lei dalla Versilia). La premier dovrebbe tenere l'interim non a lungo. Resta in pole un tecnico d'area come la presidente dell'Enit Alessandra Priante, e c'è l'ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario.

Le caselle al ministero della Giustizia

Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (in lizza Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il “Sì”, potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula.

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L’ipotesi Zaia ministro

Nella maggioranza si rincorrono le voci su altri ministri considerati in bilico, come Adolfo Urso (che ha appena convocato il tavolo di confronto con le imprese), Orazio Schillaci ed Elvira Calderone. E torna in auge il nome del leghista Luca Zaia. Ma il suo inserimento potrebbe rientrare solo in un rimpasto più ampio, perché altererebbe l'equilibrio fra gli alleati e FI non resterebbe a guardare. Senza contare che, di fronte a modifiche più articolate della squadra, la Lega potrebbe rivendicare il Viminale. Per evitare il rischio logoramento, è uno dei ragionamenti che si fanno in ambienti di governo, potrebbe però non bastare cambiare qualche casella.

Lo scenario del voto anticipato

Nella maggioranza ci si confronta anche sul voto anticipato. Per i più sarebbe un azzardo. Si tende a relegare questo scenario a un'ipotesi messa sul tavolo nei giorni scorsi sull'onda della delusione per l'esito del referendum. Accompagnata da una certezza espressa da Meloni ai suoi: non vuole farsi logorare. Nella cena con Antonio Tajani e Matteo Salvini la premier ha voluto serrare le fila, ma non avrebbe dato indicazioni definitive sulle sue intenzioni. Che comunque esporrà innanzitutto al capo dello Stato. Diversi fedelissimi sono sicuri che continui a guardare a fine legislatura, traguardo che consentirebbe al governo (il 4 settembre) di diventare il più longevo. Due le priorità in questo caso: una ricetta di misure con cui rilanciare l'azione per recuperare consenso, e velocizzare l'iter della nuova legge elettorale.

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Il Quirinale alla finestra

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in questa fase è alla finestra, anche lui in attesa di conoscere le decisioni della premier, ma al Quirinale già si studiano le sue prossime possibili mosse. Il presupposto è che Mattarella, come tutti i presidenti, non gradisce scossoni in una maggioranza che ha numeri saldi. Tantomeno in una congiuntura internazionale difficile come questa. Il capo dello Stato continua a raccomandare senso di responsabilità "all'intera comunità nazionale". Se una sostituzione secca di Santanchè sarebbe indolore, ben più difficile prevedere quale sarebbe la lettura del Colle con una variazione della squadra governativa più pesante. La portata del rimpasto potrebbe condurre a una fase diversa e quindi anche a un Meloni bis. In caso estremo di dimissioni, sembra chiaro che il capo dello Stato avvierebbe il consueto giro di consultazioni e, solo dopo che le forze politiche avranno pubblicamente espresso la non esistenza di una maggioranza diversa, scioglierebbe le Camere.

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