Una donna e un uomo hanno affermato di essere stati torturati dall'ex guardia libica e che l'Italia ha violato i loro diritti. La mancata esecuzione da parte del Governo italiano del mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale arriva davanti alla Corte europea dei diritti umani
Il caso Almasri arriva davanti alla Corte europea dei diritti umani. Alla Cedu sono arrivati i ricorsi di una donna ivoriana e di un uomo sudanese, i quali hanno affermato di esser stati torturati dall’ex capo della polizia giudiziaria libica, e che ora sono in Italia. I due si sono rivolti alla Cedu affermando che l’Italia avrebbe violato i loro diritti: contestano algoverno italiano la mancata esecuzione del mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Almasri, a gennaio 2025, quando si trovava sul suolo del Paese.
La Cedu dopo un esame preliminare dei ricorsi, li ha comunicati al governo con una serie di domande, per comprendere se i casi siano ammissibili e decidere se l'Italia ha violato i loro diritti.
Il deferimento
Ad aprile 2026, in merito al caso Almasri, la Corte penale internazionale ha deferito ufficialmente l’Italia all’Assemblea degli Stati parte per “mancata cooperazione”, ritenendo che Roma non abbia rispettato gli obblighi previsti dallo Statuto di Roma. Secondo la Corte, l’Italia avrebbe impedito l’arresto e la consegna di Almasri e non avrebbe collaborato con l’Aia per risolvere le questioni relative al mandato di cattura.
La decisione della Cedu richierebbe di aprire un nuovo fronte giudiziario internazionale per l’Italia. Il tema centrale sarà stabilire se la mancata esecuzione del mandato possa essere stata anche una lesione diretta dei diritti fondamentali delle presunte vittime di torture e violenze commesse nelle carceri libiche controllate da Almasri.