Governo, cena tra Meloni, Tajani e Salvini dopo il referendum. Molti i nodi da sciogliere
PoliticaLa presidente del Consiglio si è riunita con i due vicepremier a casa sua venerdì 27 marzo, dopo l'ultimo Cdm. Un incontro di routine, spiegano fonti qualificate, ma sono diverse le tensioni nell’esecutivo dopo la bocciatura dei cittadini della riforma costituzionale
Un vertice di governo serale, a cena a casa di Giorgia Meloni, nella serata di venerdì 27 marzo, subito dopo l'ultimo Consiglio dei ministri, occasione in cui – trapela dai presenti – la premier avrebbe esortato la sua squadra a "ingranare le marce alte e portare risultati". Solo tre i commensali alla cena: Meloni e i suoi due vice, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Una riunione di routine per fare il punto sulla situazione, assicurano fonti da Palazzo Chigi dopo che si sparge la notizia, invitando a non perdersi in troppi retroscena. Ma il tempismo si presta a congetture più approfondite, con più tensioni all'interno dell’esecutivo.
Dalla benzina alla guerra, passando per il referendum: le spine del governo
Tra i probabili punti di discussione potrebbe esserci anche stata la scelta per il nuovo ministro del Turismo, dopo le combattute dimissioni di Daniela Santanchè, ma i punti su cui riflettere vanno oltre. L’incontro di ieri sera tra Meloni e i vicepremier è caduto al termine della settimana più turbolenta dall’entrata in carica del governo, a pochi giorni dalla bocciatura del referendum costituzionale e dalle dimissioni che ne sono seguite. Il tutto in uno scenario generale incerto sotto più di un profilo, fra il gasolio che in alcune parti d’Italia ha toccato i 2,70 euro al litro, il conflitto in Medio Oriente che non dà segnali di de-escalation ed elementi interni come l'ira degli industriali per i tagli alla Transizione 5.0 nel decreto fiscale. Senza contare il pressing delle opposizioni perché la premier riferisca in Parlamento sulle linee di indirizzo del governo.
I dossier aperti
Anche nell’ultimo Cdm l’atmosfera non sarebbe stata delle migliori. Ha pesato ad esempio la tensione tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per il già citato taglio degli incentivi alle imprese. Oltre alla scelta del nuovo ministro del Turismo (per cui pare che si stia pensando alla presidente dell’Enit, Alessandra Priante), di aperto c’è anche il futuro degli interventi per mitigare il caro-carburanti: il taglio delle accise sui carburanti scadrà il 7 aprile. Sembra che verrà prorogato, ma ancora non ci sono scelte definitive. Tra i dossier aperti politicamente più delicati c'è anche quello dei vertici di Consob e delle società partecipate: non si esclude un rimpasto significativo, gli occhi sono puntati soprattutto su Leonardo.
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Le opposizioni in pressing per portare Meloni in Parlamento
Intanto le opposizioni spingono per avere chiarimenti da Meloni in Parlamento. Pd, M5s, Avs e Iv hanno scritto ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, per sollecitarla a riferire in Aula. L'esito del referendum e le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Santanchè, è la tesi delle minoranze, "impongono chiarezza e una specifica assunzione di responsabilità nei confronti delle Camere e degli elettori circa le prospettive dell'agenda governativa".