Sondaggio: referendum giustizia dipende da affluenza. Board of peace, italiani scettici
Il risultato del Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia resta appeso all’affluenza: con molti elettori al voto il Sì sarebbe avanti di poco, con partecipazione bassa prevarrebbe il No. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24. Tra i temi anche il Board of Peace: il 36% ritiene che l’Italia non debba partecipare in nessun modo. Incertezza sulla linea da tenere sull’Ucraina. Fdi resta primo partito al 28,6% (-0,3%), con il Pd al 21,5% (+0,3%)
ESITO REFERENDUM GIUSTIZIA LEGATO AD AFFLUENZA
- Il risultato del Referendum costituzionale sulla riforma della giustizia resta appeso all’affluenza: con molti elettori al voto il Sì sarebbe avanti di poco, invece con partecipazione bassa prevarrebbe il No. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24. Nello scenario di “alta affluenza” (chi voterebbe sicuramente o probabilmente), il Sì sarebbe al 51% (-1,6% rispetto a quanto rilevato l’11 febbraio) e il No al 49% (+1,6%), con un’affluenza stimata al 59,6% (+1,1%).
GLI SCENARI
- I rapporti di forza si ribaltano, invece, se si considera il solo perimetro di chi dichiara che voterebbe “sicuramente” (scenario di bassa affluenza): il No salirebbe al 51,5% (+0,4%) mentre il Sì cala al 48,5% (-0,4%), con un’affluenza che scenderebbe al 48%. La divisione è nettamente politica: tra gli elettori di centrodestra circa tre quarti si schierano per il Sì (oltre il 75%), mentre nel Campo Largo quasi otto su dieci voterebbero No. Fra chi oggi vota altri partiti, l’orientamento è più equilibrato ma tendenzialmente favorevole al Sì.
BOARD OF PEACE
- Tanti i temi del sondaggio, oltre al Referendum. Tra questi c’è il Board of Peace: il 36% degli italiani ritiene che il nostro Paese non debba partecipare in nessun modo, il 23% vorrebbe una partecipazione come osservatore e l’11% chiede di entrare come membro a pieno titolo. Il 30%, invece, non sa.
LA DIVISIONE POLITICA
- Anche sul Board of Peace il taglio politico è netto: nel Campo Largo quasi sette elettori su dieci preferiscono restare fuori, mentre nel centrodestra prevale la soluzione di partecipare almeno come osservatori (con una quota significativa - circa un quarto - favorevole all’ingresso come membri a pieno titolo).
UNIONE EUROPEA
- Riguardo all’Unione europea, dal sondaggio emerge che la fiducia nell’Ue è molto bassa in termini storici: solo il 37% dichiara molta o abbastanza fiducia, mentre il 50% ha poca o nessuna fiducia e il 13% non sa.
LA FIDUCIA NELL’UE
- La fiducia nell’Ue è nettamente sopra media fra gli elettori Pd, Avs e Azione/Iv/+Europa (dove gli europeisti superano il 60–70%). Invece è più bassa nel centrodestra e tra gli elettori M5s, dove prevale la sfiducia.
POLITICHE TRUMP
- Il ruolo dell’Ue è ritenuto ancora centrale nel posizionamento internazionale. Rispetto alla politica estera di Donald Trump, l’Ue viene vista soprattutto come attore che deve “cercare una mediazione” (42%), opponendosi ad alcune scelte e assecondandone altre; il 36% vorrebbe invece un atteggiamento di netta opposizione, mentre solo il 4% pensa che l’Europa debba assecondare gli Usa. Nel Campo Largo è maggioritaria la linea dura (circa il 70% per una forte opposizione), mentre nel centrodestra prevale nettamente l’idea di mediare con Washington.
ITALIA, USA, UE
- Sul posizionamento dell’Italia, il 34% ritiene che il nostro Paese debba stare più vicino all’Ue, il 3% più vicino agli Usa, il 30% propende per un ruolo di mediazione fra Ue e Usa e il 14% per l’isolamento dell’Italia con un distanziamento da entrambi. Guardando all’area politica: nel Campo Largo circa 7 elettori su 10 chiedono allineamento all’Ue, nel centrodestra la maggioranza (circa due terzi) preferisce una mediazione; tra gli elettori M5s cresce l’idea di “terzietà”, con una quota più alta di chi vorrebbe distanziarsi da entrambe le sponde.
LA GUIDA CARISMATICA DELL’UE
- Alla domanda su chi dovrebbe assumere il ruolo di guida carismatica dell’Europa, l’elettorato è frammentato: Giorgia Meloni è al 21%, Mario Draghi al 20% e Pedro Sanchez al 15%.
GLI ALTRI NOMI
- Tra gli altri nomi ci sono Ursula von der Leyen, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron. Ma ci sono quote più alte per “nessuno di questi” (19%) e “non so” (17%).
GLI ELETTORI DIVISI
- Anche sui nomi dell’eventuale guida carismatica dell’Europa c’è una divisione politica. Giorgia Meloni primeggia nettamente nel centrodestra (oltre la metà delle preferenze), mentre nel Campo Largo prevalgono Mario Draghi e Pedro Sanchez; Mario Draghi è la figura più citata dagli elettori Pd e liberal-progressisti, Pedro Sanchez da quelli M5s e Avs.
UCRAINA
- Dal sondaggio emerge divisione sul ruolo dell’Ue riguardo alla guerra in Ucraina. Il giudizio sul sostegno fornito finora è tripartito: il 32% lo considera “equilibrato”, il 26% “eccessivo” e il 18% “insufficiente”, il 24% non si esprime. Nel centrodestra prevale l’idea che l’Ue abbia sostenuto l’Ucraina “al meglio”, con una minoranza che lo giudica eccessivo; tra elettori Pd, Avs e Azione/Iv/+Europa l’equilibrio è più spostato verso l’idea di sostegno adeguato o troppo limitato, mentre fra quelli M5s prevalgono coloro che lo ritengono eccessivo.
LA LINEA DELL’ITALIA
- Sulla linea che l’Italia dovrebbe tenere in futuro sull’Ucraina, poi, aumenta l’incertezza rispetto a dicembre quando era stata somministrata la stessa domanda: il 7% (stabile) valuterebbe l’invio di truppe, mentre il 20% (-6%) vorrebbe continuare a inviare armi ma senza truppe. Sempre il 20% (+3%) preferirebbe fermare l’invio di armi ma mantenere il sostegno economico, il 28% chiede di interrompere sia armi sia finanziamenti, in netto calo da dicembre (-10), e il 25% (+13) non ha un’opinione.
FUTURO NAZIONALE
- Tra gli argomenti del sondaggio anche Futuro Nazionale. Sulla collocazione del partito di Vannacci all’interno della coalizione di centrodestra l’opinione pubblica è divisa: il 25% pensa che la compagine di governo dovrebbe includerlo, mentre il 30% ritiene che vada escluso, con un notevole 45% che non si esprime. Nell’elettorato di centrodestra la maggioranza relativa (circa la metà) è favorevole all’inclusione, mentre poco più di un quarto è contrario: la situazione non è omogenea, con gli elettori di Fdi nettamente più favorevoli di altri.
INTENZIONI DI VOTO
- Passiamo alle intenzioni di voto, che mostrano un quadro complessivamente stabile ma con piccoli movimenti interni. Fratelli d’Italia resta primo partito al 28,6% (-0,3%), con il Partito Democratico al 21,5% (+0,3%): il distacco fra i due principali partiti è intorno ai sette punti, sostanzialmente invariato. Il Movimento 5 Stelle scende leggermente all’11,7% (-0,1%), mentre Forza Italia cala al 9,1% (-0,4%). Alleanza Verdi-Sinistra sale al 7,2% (+0,2%) e consolida il proprio peso nel Campo Largo.
GLI ALTRI PARTITI
- La Lega cala al 6,1% (-0,1%): il blocco di governo tradizionale (FdI, FI, Lega, Noi Moderati) si colloca poco sotto il 45%. Futuro Nazionale e Azione sono appaiati al 4,3% (entrambi in crescita di qualche decimale rispetto alla rilevazione dell’11 febbraio, +0,4% Azione, +0,3% Futuro Nazionale). Arretra Italia Viva (1,9%).
ASTENUTI E INDECISI
- Arretra anche PiùEuropa (1,6%), stabile Noi Moderati (1%). Astenuti e indecisi salgono al 35,7% (+0,4%).
IL GIUDIZIO SUL GOVERNO
- Il giudizio sul governo Meloni resta sbilanciato in senso critico: il 32% esprime una valutazione positiva (dato stabile), il 56% negativa (-3%) e il 12% non si pronuncia (+3%). Tra gli elettori di centrodestra l’apprezzamento è ampiamente maggioritario (oltre l’80% di giudizi positivi), mentre tra gli elettori del Campo Largo i giudizi negativi sfiorano il 95%.
FIDUCIA
- Per quanto riguarda la fiducia, Sergio Mattarella è al 63% (-2%). Giorgia Meloni ha un livello di fiducia del 35% (invariato) a fronte del 60% di sfiducia (-2%). Elly Schlein è al 25% di fiducia (stabile) e 66% di sfiducia (-2%): il vantaggio della premier sulla leader Pd resta di 10 punti sul piano della fiducia personale. Giuseppe Conte è al 29% di fiducia (-1%) e 62% di sfiducia, con un profilo molto polarizzato: oltre il 90% di giudizi positivi tra gli elettori M5s e ampiamente negativi nel centrodestra. Antonio Tajani è al 29% di fiducia (-1%).
GLI ALTRI LEADER
- Nel centrodestra, Matteo Salvini resta stabile al 22% di fiducia. I leader degli altri partiti – Matteo Renzi (14%), Carlo Calenda (19%), Angelo Bonelli (15%), Nicola Fratoianni (16%) e Roberto Vannacci (15%) – restano tutti su livelli di fiducia più bassi.
NOTA METODOLOGICA
- Sondaggio svolto con metodologia CAWI tra il 17 e il 18 febbraio 2026 su un campione di 813 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagati per quote di genere ed età incrociate, stratificate per titolo di studio e ripartizione Istat di residenza. Il margine d’errore è del +/- 3,5% con un intervallo di confidenza del 95%.