Introduzione
Il Consiglio dei ministri ha indicato domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 come date del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la consultazione popolare e su quali temi gli italiani sono chiamati a esprimere il loro voto.
Quello che devi sapere
Che tipo di referendum è?
Quando si parla di referendum sulla riforma della Giustizia, a che tipo di consultazione si fa riferimento? Si tratta di un referendum confermativo (o costituzionale), ossia uno strumento di democrazia diretta che permette ai cittadini di esprimersi sull'approvazione di una leggi costituzionale o di revisione costituzionale, come previsto dall'articolo 138 della Costituzione. Tale legge entra in vigore solo se confermata dal voto popolare.
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Quando si può chiedere?
Il referendum confermativo (o costituzionale) viene indetto se, dopo l'approvazione parlamentare, ne fanno richiesta 1/5 dei membri di una Camera, 500mila elettori o cinque Consigli Regionali, ed è applicabile solo a leggi che modificano la Costituzione se approvate con maggioranza assoluta (non superiore ai due terzi) dal Parlamento. Proprio come accaduto per il referendum sulla riforma della Giustizia.
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Qual è stato l'iter parlamentare?
Trattandosi di una legge costituzionale, per evitare il referendum ed essere direttamente approvata in Parlamento, la riforma sulla giustizia avrebbe dovuto ottenere la maggioranza dei due terzi dei componenti delle Camere, nelle seconde deliberazioni. Il 18 settembre 2025, l'Aula di Montecitorio ha dato il via libera al provvedimento, in seconda lettura, con 243 sì su 400, al di sotto della soglia dei due terzi. Al Senato i voti favorevoli sono stati 112, sempre al di sotto della soglia dei due terzi. Da qui la richiesta del referendum confermativo (o costituzionale).
Serve il quorum?
Ricordiamo che il referendum confermativo (o costituzionale) non richiede un quorum di partecipazione per essere valido: è sufficiente la maggioranza dei voti espressi. Esattamente il contrario di quanto accade per un referendum abrogativo, un altro strumento di democrazia diretta, previsto dall'articolo 75 della Costituzione, che permette ai cittadini di chiedere l'abrogazione (cancellazione) totale o parziale di una legge o di un atto avente forza di legge. Nel caso del referendum abrogativo, affinché sia valido, serve la partecipazione della maggioranza degli aventi diritto (50% + 1). Va da sé, dunque, che il referendum confermativo è più facile da approvare.
Come funziona il quesito?
La formulazione del quesito è stata stabilita dalla Corte costituzionale. I magistrati costituzionalisti hanno avuto il compito di valutare un'ipotesi di quesito secondo i parametri di chiarezza, omogeneità e comprensibilità per i votanti. Con la domanda viene sostanzialmente chiesto all'elettore se intende confermare o respingere la legge costituzionale sottoposta a referendum, attraverso le uniche due opzioni possibili: "Sì" o "No".
Qual è il quesito?
È stato ritenuto legittimo il quesito seguente: "Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?". Come si può evincere dalla natura della domanda, il referedum è appunto confermativo e non abrogativo.
Cosa succede se vince il Sì o il No?
Dovessero vincere i "Sì", la riforma della giustizia verrebbe confermata e il presidente della Repubblica promulgherà la legge costituzionale, che verrà infine pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Qualora l'esito dovesse essere negativo, la riforma votata dal Parlamento non sarà approvata. Ma su quali temi gli italiani sono chiamati a esprimere il loro voto?
Su cosa siamo chiamati a votare?
Le norme oggetti di voto riguardano la recente riforma costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025 che modifica l'ordinamento giurisdizionale italiano per separare le carriere di giudici e pubblici ministeri, istituendo due Consigli superiori della magistratura distinti (uno per giudicanti e uno per requirenti) e una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari (composta da 15 giudici, tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati), che accentra la competenza disciplinare oggi in capo al Csm, come previsto dalla legge costituzionale approvata a fine 2025.
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La data potrebbe cambiare?
La data indicata dal Consiglio dei ministri però potrebbe cambiare qualora la raccolta di firme in corso per un nuovo referendum raggiunga quota 500mila entro fine gennaio, dando luogo a un intervento della Corte costituzionale.
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Quali sono le posizioni dei partiti?
La maggioranza di Centrodestra è schierata compatta per il Sì al referendum. Nell'opposizione, invece, ci sono posizioni diverse. Se Carlo Calenda ha annunciato che Azione voterà Sì ("La separazione delle carriere è nel nostro programma elettorale") e Matteo Renzi di Italia Viva prende tempo ("La mia scelta sul voto la dirò 7 giorni prima), Pd, M5s e Avs sono compatti per il No. Così come l'Associazione nazionale magistrati (Anm): "Mi oppongo alla riforma costituzionale nell'interesse della cittadinanza", ha affermato il presidente Cesare Parodi.
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