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No al voto per i fuorisede al referendum Giustizia: bocciato il disegno di legge

Politica
©Ansa

Bocciati gli emendamenti dell'opposizione che chiedevano l'approvazione del diritto di voto per chi vive, per motivi di studio o lavoro, lontano dal proprio comune di residenza. “Meloni smentisce se stessa quando rivendicava di essere la premier che aveva realizzato ciò che gli altri avevano solo promesso consentendo il voto fuorisede”, ha affermato Magi di Più Europa. "Decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni", ha ribadito la dem Marianna Madia

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No di Camera e Senato al voto per i fuorisede al referendum Giustizia del prossimo marzo. Sono state nuovamente respinte anche in sede a Montecitorio, dove lo scorso mercoledì è stato approvato il decreto elezioni, le richieste dell’opposizione di garantire la possibilità di esprimere una votazione agli studenti che, per ragioni di studio, vivono lontano dalla propria città di residenza. "La scelta di non utilizzare questo decreto per affrontare finalmente il problema del voto dei fuorisede è del tutto inaccettabile", ha commentato il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti che infatti, durante la discussione sul decreto in Aula, ha annunciato il proprio voto contrario. 

Passo indietro rispetto alle elezioni europee

In rivolta tutte le opposizioni che premevano per l’approvazione del voto ai fuorisede. “Al referendum sulla giustizia milioni di italiani saranno privati del diritto di voto, uno schiaffo della destra alla democrazia”, ha affermato il segretario di Più Europa Riccardo Magi. “La maggioranza - ha sottolineato - ha infatti detto no al voto fuorisede nel decreto elezioni smentendo ciò che ha predicato per anni, cioè allargare la partecipazione democratica a quei cittadini che vivono, lavorano e studiano lontano dal comune di residenza effettiva”. Un passo indietro rispetto a quanto accaduto al referendum di giugno e per le elezioni europee dove era invece stato approvato il voto per gli studenti fuori residenza. “Meloni smentisce se stessa quando rivendicava di essere la premier che aveva realizzato ciò che gli altri avevano solo promesso consentendo il voto fuorisede”, ha rimarcato ancora Magi.

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I motivi del no

Per il governo si tratta principalmente di una questione di tempi. Oltre ai costi, sono necessari dei tempi tecnici per garantire che il voto sia ben organizzato e funzionale per i fuorisede. Tempi che, in questo caso, non possono essere rispettati. I fuorisede, quindi, per poter votare al referendum sulla Giustizia saranno costretti a fare ritorno ai propri comuni di residenza. Situazione meno complessa per chi vive all’estero che invece può votare per corrispondenza.

Pd: "Governo colpisce astensionismo involontario"

Sono molti i Paesi, come la Danimarca, che permettono il voto ai fuorisede. "In tutte le democrazie avanzate chi si trova temporaneamente lontano da casa, per ragioni di studio, lavoro o salute, può esercitare il diritto di voto", ha ricordato Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria, insieme al senatore dem Marco Meloni, della proposta di legge Voto dove vivo. "La scelta del governo colpisce proprio quell'astensionismo involontario di cui tutti dicono di voler farsi carico: persone che vorrebbero votare ma che, per distanze e costi, non possono farlo - ha aggiunto la dem - Non esistono motivi tecnici: la scheda referendaria è identica in tutta Italia e non ci sono neppure ragioni economiche. È difficile trovare spiegazioni comprensibili a questo stop, se non una decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni". 

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