Dl elezioni e referendum, da durata voto a compenso scrutatori: le novità e cosa cambia
PoliticaIntroduzione
Mercoledì 4 febbraio l'Aula della Camera ha dato il via libera in prima lettura al decreto con 151 sì e 106 no. Il provvedimento ora passa al Senato. Si prevede il voto per il referendum sulla Giustizia in due giornate: domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo, dalle ore 7 alle ore 15. Viene incrementato del 15% l'importo degli onorari fissi forfettari spettanti ai componenti di seggio, ferme restando le maggiorazioni dovute nel caso di contestuale svolgimento di più consultazioni.
Quello che devi sapere
Gli appuntamenti dell’anno
Nel 2026 sono previsti questi appuntamenti elettorali: il referendum; un turno di amministrative che interesserà 800 Comuni in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno; due elezioni suppletive per assegnare i seggi di Stefani e Bitonci; un turno straordinario autunnale di elezioni amministrative in 6 comuni nelle regioni a statuto ordinario e 2 in quelle a statuto speciale.
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A cosa si applica il decreto
Il provvedimento contiene disposizioni applicabili nell'eventualità che nel 2026 si svolgano le elezioni suppletive contestualmente con referendum o con elezioni amministrative. Previsto anche il caso di abbinamento nel 2026 delle consultazioni referendarie con elezioni politiche suppletive. Il comma 3 stabilisce che, per gli adempimenti comuni, trovino applicazione le norme previste per le elezioni suppletive, comprese quelle relative alla composizione e al funzionamento degli uffici elettorali di sezione. Quanto allo scrutinio, viene fissata una sequenza precisa: prima il referendum, poi – senza interruzioni – le elezioni suppletive. Una disciplina analoga è prevista dal comma 4 nel caso di svolgimento contemporaneo di elezioni suppletive ed elezioni amministrative, con priorità allo scrutinio delle suppletive; per le elezioni circoscrizionali, lo spoglio è rinviato alle ore 9 del martedì.
Per approfondire: Cdm Governo Meloni, il 22 e 23 marzo referendum Giustizia e voto per le suppletive
L’aumento degli onorari
Il comma 2 dell’articolo 1 dispone, a fronte del prolungamento delle operazioni di voto, un incremento del 15% degli onorari fissi forfettari spettanti ai componenti dei seggi elettorali, restando ferme le maggiorazioni già previste in caso di svolgimento contemporaneo di più consultazioni. Come spiega Il Sole 24 Ore, sul piano finanziario il comma 5 quantifica i maggiori oneri derivanti dall’attuazione del decreto in 6,1 milioni di euro per il 2026, principalmente legati agli onorari dei componenti dei seggi. La copertura è assicurata mediante riduzione del fondo speciale di parte corrente iscritto nel bilancio triennale 2025-2027 del ministero dell’Economia e delle Finanze. Restano escluse dal computo le spese di vigilanza affidate alle Forze di polizia.
Il dibattito sul voto dei fuori sede
Nel corso della discussione le opposizioni hanno aspramente contestato la norma battendo in particolare sul voto dei fuori sede "non garantito" in quanto per votare dovranno rientrare nel Comune di residenza. Dalla maggioranza hanno evidenziato che la sperimentazione del voto ai fuori sede nel Comune in cui studiano o lavorano è stata introdotta da questo governo e che non è applicabile al referendum per motivi tecnici.
Sperimentazione del voto fuorisede non sarà messa da parte
La sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro in Aula alla Camera al termine della discussione generale sul decreto, dopo la bocciatura in Commissione Affari Costituzionali degli emendamenti delle opposizioni sul voto dei fuorisede alle prossime consultazioni referendarie, ha spiegato: "Il tema dei fuorisede non vede la volontà di essere messo da parte, ma di garantire la partecipazione. Il modello sperimentale non ha evidenziato criticità tali da porci nella situazione di doverlo mettere da parte. Gli esiti delle sperimentazioni possono per noi costituire utili elementi di valutazione su iniziative legislative, il confronto parlamentare è aperto. Gli emendamenti delle opposizioni sono stati respinti per ragioni esclusivamente tecniche. Dobbiamo mettere i fuorisede nella condizione di votare, ma con uno strumento certo e sicuro”.
Per approfondire: Voto per i fuorisede, esame proposta di legge contro l’astensionismo. Cosa prevede
Avanti su sperimentazione voto elettronico
L'Aula della Camera ha invece accolto un ordine del giorno al decreto per il prosieguo della sperimentazione del voto elettronico. Il testo è firmato da Paolo Emilio Russo (FI) ed è stato sottoscritto in corso d'esame da Alessandro Urzì (FdI). Impegna il governo a continuare a lavorare per arrivare a raggiungere "i livelli di sicurezza indispensabili per poter esercitare il voto da remoto".
Per approfondire: Referendum Giustizia 2026, quando e per cosa si vota