Referendum Giustizia, Mattarella firma Dpr su nuovo quesito: la data resta il 22-23 marzo
PoliticaIl Consiglio dei ministri ha deciso di confermare la consultazione nelle giornate previste in precedenza, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma che contiene la separazione delle carriere. La mossa è arrivata dopo che la Corte di Cassazione ha accolto un nuovo quesito referendario, proposto da 15 giuristi promotori della raccolta firme di 500mila cittadini. La riformulazione non cambia nella sostanza
Non cambia la data del referendum sulla Giustizia. Il Consiglio dei ministri che si è tenuto in tarda mattinata ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma che contiene la separazione delle carriere. Poi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il DPR recante "Precisazione del quesito del referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale concernente norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare" deliberato dal Cdm. Scongiurato quindi il rischio di slittamento dopo l’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito referendario nella versione formulata dal comitato di 15 giuristi promotori della raccolta firme di 500mila cittadini.
Il comitato dei promotori non esclude ricorso. Tajani: "Non vedo base giuridica"
I giuristi che hanno chiesto la nuova formulazione si erano detti “fiduciosi” che sarebbe stata fissata una nuova data, non escludendo poi un eventuale ricorso alla Consulta nel caso in cui il calendario non dovesse cambiare, come poi successo. Sul punto, il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, commenta: "Ognuno può fare quello che vuole, ma non vedo la base giuridica del ricorso".
Il nuovo quesito del referendum: il testo
Tutto dipendeva, in sintesi, dall'interpretazione dell'ordinanza depositata dai magistrati dell'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione. L'aggiunta al quesito originario riguarda solo l'esplicitazione degli articoli della Costituzione modificati: artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110. Ecco quindi il testo che si troverà davanti chi andrà a votare: "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?".
Nessuna nuova data
Il rischio era che la riformulazione del quesito potesse portare a un nuovo decreto di indizione del referendum, che avrebbe fatto ripartire il conteggio dei cinquanta giorni di campagna referendaria previsti per legge prima delle votazioni. In quel caso la data sarebbe slittata di almeno un paio di settimane, considerando il weekend pasquale in cui non è possibile andare alle urne. Secondo alcune parti della politica, l'obiettivo dei ricorrenti era proprio di spostare ulteriormente la data del voto, per dare più tempo al Comitato del No per spiegare le proprie ragioni.
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Nordio: "Quesito solo chiarito, non sconvolto"
Sulla questione era già intervenuto il ministro della Giustizia Carlo Nordio. "Bisognerà fare un'integrazione al quesito referendario. Non c'è alcuno sconvolgimento del quesito. Viene semplicemente integrato e chiarito", ha detto in un’intervista al Corriere della Sera.
Referendum: "Promotori, forzatura mantenere ferma la data"
"La decisione del Cdm di mantenere ferma la data del referendum già fissata, pur modificando il quesito secondo le indicazioni dell'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum che ha dichiarato pienamente legittima la nostra richiesta, non consente di usufruire pienamente del termine minimo di 50 giorni previsto dalla legge per la campagna referendaria, e non tiene conto della volontà dei 546.463 firmatari di essere correttamente informati", lamenta in una nota Carlo Guglielmi, portavoce del Comitato dei 15 promotori del nuovo quesito referendario. "Prendiamo atto di tale decisione - ha aggiunto - che rappresenta, a nostro avviso, una forzatura e ci riserviamo di spiegare, durante i prossimi incontri, per quali numerosissime ragioni sia opportuno votare No". "La battaglia - conclude - non deve essere sulla data, ma sull'esito referendario, e anche questa vicenda contribuisce a far capire chiaramente l'assoluta necessità di difendere la nostra democrazia costituzionale".
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Le polemiche per il fronte dei 'No' interno alla Cassazione
Francesco Petrelli, presidente dell'Unione Camere Penali e del Comitato Camere Penali per il Sì, ha intanto definito "un fatto grave e preoccupante che nell'elenco dei giudici" della Cassazione che hanno firmato l'ordinanza "compaiano magistrati che partecipano attivamente alle manifestazioni per il No o che hanno una storia pubblica chiaramente riconducibile a quelle posizioni". Più diretto il deputato di Forza Italia Enrico Costa, che tira in ballo uno dei componenti dell'Ufficio centrale della Cassazione, Alfredo Guardiano. "È lo stesso Alfredo Guardiano che il 18 febbraio modererà, con tanto di locandina già pubblicata, il convegno Le ragioni del no: difendere la costituzione è un impegno di tutte e tutti che si terrà a Napoli il 18 febbraio alle 17.30? Questo sarebbe il Giudice terzo ed imparziale?", scrive su X. Ha risposto il diretto interessato: "Non mi nascondo, sono per il No al referendum. Ma il tema dell'ordinanza affrontato dal mio ufficio non ha alcuna incidenza sul merito della riforma, né sul risultato del referendum e nemmeno sulla data del suo svolgimento. Non siamo minimamente entrati in questo ambito. Qualsiasi affermazione che sospetti di parzialità me o questa ordinanza è palesemente priva di fondamento e quindi molto grave. Costa mi ha additato al mondo come un giudice imparziale e terzo e per un giudice non c'è nulla di più grave. Proprio il Cdm ha ribadito che le date del voto sarebbero le stesse e si limiteranno a modificare il quesito riconoscendo la legittimità del nostro operato", ha detto.
Cassazione: "Intollerabili le illazioni sul piano personale"
"Il Primo Presidente della Corte di Cassazione, in merito alle polemiche sollevate dopo il recente provvedimento dell'Ufficio centrale per il referendum, sottolinea che le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici", afferma in una nota il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D'Ascola. "Per contro, non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale. Ciò è ancora più grave nei confronti del collegio dell'Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è predeterminata direttamente ed esclusivamente dalla legge".
Le opinioni degli esperti
Sulla questione dello slittamento della data anche gli esperti si erano divisi. Per Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all'università 'La Sapienza' di Roma ed ex parlamentare, non sarebbe cambiata: il referendum è già indetto per decreto e quindi verrebbe solo aggiornato il quesito, senza la necessità di nuovi decreti. Secondo Michele Ainis, professore emerito di Istituzioni di diritto pubblico all'università di Roma Tre, invece, "nel quesito proposto dal governo certamente non erano indicati gli articoli della Costituzione allo scopo di rendere più semplice la comprensione del quesito stesso, ma se a questo punto la Cassazione, tornando sui suoi passi dopo aver approvato il precedente quesito ha stabilito che occorre rimodularlo, non c'è dubbio che slitti la data delle votazioni, perché quella data è incorporata nel decreto". Insomma: “Penso che possa e che debba slittare. Se questo non avverrà sarà possibile sollevare, da parte del comitato per le 500mila firme, un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta", dice Ainis. Antonio Baldassare, presidente emerito della Consulta, ricorda che durante la sua esperienza di giudice costituzionale, "all'epoca i radicali sollevarono un conflitto di attribuzione ma la data non fu spostata in quanto il ricorso fu respinto". Per Baldassarre "a rigore di diritto la data dovrebbe restare la stessa: servirà solo una modifica con un decreto che integra il precedente, in quanto non è una modifica sostanziale che tocca il contenuto essenziale del precedente decreto ed è formale ed esteriore".