Anno giudiziario, Nordio: "Il referendum non è punitivo e non deve avere effetti politici"
PoliticaIl Guardasigilli, nel suo discorso alla cerimonia della Corte d'Appello di Milano, ha ribadito che "la riforma non incide sui tempi della giustizia" e che, in caso di vittoria del No, il governo "accetterà il voto. Se vincerà il Sì, inizieremo il giorno dopo un dialogo con la magistratura" per elaborare le norme attuative", ha assicurato
In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nelle ventisei Corti d'Appello, il ministro della Giustizia Carlo Nordio è tornato a parlare del referendum. "Non è per punire la magistratura e non deve avere effetti politici", ha affermato durante il suo discorso alla Corte d'Appello di Milano, sottolineando - in risposta alle critiche - che "la riforma non incide sui tempi della giustizia". Nel caso vinca il No, "accetteremo il voto. Se prevarrà il Sì, inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura" per elaborare le norme attuative, ha assicurato Nordio. Infine, il ministro ha ribadito che "entro il 2026 colmeremo l'organico dei magistrati". Alla Corte d'appello di Napoli, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha invitato a un "confronto civile sulla giustizia", senza "demonizzazioni. Il verdetto delle urne andrà accolto da tutti con rispetto e serenità. Sì al confronto, ma è grave che chi fa giustizia usi slogan falsi".
Il ministro Nordio: "Blasfemia? Termine che ripeto e confermo"
"Questa riforma e questo referendum non sono fatti né contro nessuno, né a favore di nessuno, non sono fatti per punire la magistratura né per rafforzare il governo. Non abbiamo bisogno né di conferme né di punizioni. La riforma non avrà e non deve avere effetti politici", ha detto il ministro Nordio in apertura del discorso a Milano. "È irriverente verso il Parlamento attribuire una volontà che nessuno ha mai voluto. È una blasfemia", ha rimarcato il Guardasigilli, che ha voluto confermare e difendere la parola "blasfemia" usata nel suo discorso in Cassazione e al centro delle polemiche delle score ore. "Noi abbiamo enfatizzato l'indipendenza della magistratura, con cui noi cerchiamo un dialogo. Ma davvero voi credete che con questa riforma il governo intenda mettere la magistratura sotto il potere esecutivo? Ripeto e confermo" il termine "blasfemo, visto che considero il Parlamento una istituzione sacra".
Il ministro Nordio: "Se vince il Sì, nessun intento persecutorio"
Se dovesse "prevalere il Sì", non ci saranno "intenti persecutori come qualcuno dice. Inizieremo subito, il giorno dopo, un dialogo con la magistratura, con l'avvocatura e con il mondo accademico per la seconda parte che è quella delle norme attuative - ha assicurato Nordio -. Se dovessero prevalere i No, accetteremo con grandissimo rispetto lo Stato popolare",
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La Corte d'Appello di Milano: "I giudici non sono appiattiti sui pm"
Prima dell'intervento del ministro Nordio a Milano, ha preso parola il presidente della Corte d'Appello meneghina Giuseppe Ondei. "Non è accettabile" sostenere che "i giudici non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del 'collega' pubblico ministero", ha detto. Se tale affermazione "fosse vera, vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto. Ma essa significativamente non risulta rilevata da alcun organismo internazionale. La realtà è che la magistratura italiana è un ordine dello Stato sano". Durante questo passaggio del suo intervento, dalla platea si è alzato un lungo applauso da parte dei magistrati presenti. Ondei, nel sottolineare che è falsa l'affermazione con la quale si sostiene che i giudici sarebbero appiattiti sui pm, porta un esempio: "Nel settore civile, dove il pubblico ministero di fatto non opera, diventa arduo trovare una giustificazione a tale sospetto, mentre nel settore penale lo stesso numero di assoluzioni in primo grado - pari a circa il 25% delle sentenze - rappresenta plasticamente [...] la totale autonomia e terzietà del giudice". Riguardo al settore civile della Corte d'Appello i risultati sono "lusinghieri": i processi "ultrabiennali" da definire sono il 2% sul totale dei procedimenti, mentre i tempi di definizione sono diminuiti a 224 giorni rispetto ai 256 dell'anno scorso. In primo grado, sempre nel settore civile, le pendenze ultratriennali si attestano invece i "intorno al 7-8%", mentre i tempi impiegati per definire una causa sono pari a 351 giorni. Sul fronte penale, il "99% dei processi" in corso in Corte è stato iscritto nel biennio 2024-2025 e le "pendenze si sono ridotte del 4%", mentre il "disposition time, a sua volta, è di 207 giorni contro i 467 giorni a livello nazionale". In primo grado, nel settore penale, i procedimenti da definire sono aumentati del 6%, e uno su due per la "particolare difficoltà" in cui si trovano gli uffici del gip. I tempi di definizione sono "di gran lunga sotto i tre anni, indicati come la durata del giusto processo". In gran parte, è sotto i due anni.
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La Corte d'Appello di Milano critica la riforma della giustizia
Per quanto riguarda la riforma della giustizia, il presidente Ondei ha specificato che il provvedimento - oggetto del referendum - "non inciderà sul miglioramento dei tempi della giustizia". Il cittadino, ha spiegato Ondei, "dovrà attendere anni" prima di vedere i suoi diritti riconosciuti, e la riforma non renderà la "giustizia più efficiente colmando i gravissimi vuoti di organico". In aggiunta, "si continuerà a lavorare con carenze di mezzi informatici, in un contesto che ha l'ambizione di informatizzarsi e digitalizzare i processi in una logica, però, perdente del 'vorrei ma non posso'". La riforma, infine, non consentirà di "evitare i casi di malagiustizia" perché "non avrà alcuna incidenza diretta e immediata su tale patologico svolgimento dell'attività giudiziaria".
La procuratrice Nanni: "Sorge il dubbio che la riforma sia punitiva"
Francesca Nanni, la procuratrice generale di Milano, ha affermato che "la sostanziale inutilità della riforma [...] a correggere le attuali pesantissime carenze" fa sorgere il "dubbio che si tratti di un intervento con carattere prevalentemente punitivo". Per Nanni si sta "sprecando tempo e risorse, senza contare il clima di gravissima tensione [...] a scapito di altre riforme", come "un potenziamento degli strumenti necessari per garantire l'effettività della pena" ovvero la possibilità di "fornire risposte definitive in tempi certi e adeguati e di assicurarne l'esecuzione". Nanni - che ha ricevuto applausi nel corso del suo intervento, e che ha parlato dopo Nordio (anche lui applaudito) - ha poi precisato che "l'effettività della pena, spesso a torto contrapposta ad esigenze garantistiche o alla funzione rieducativa" garantita dalla Costituzione, "presenta un legame indissolubile con la verità processuale, il cui accertamento in tempi adeguati" consentirebbe di "restituire fiducia nella legge e rafforzare indirettamente la sicurezza dei cittadini". La procuratrice ha poi ribadito che "l'unica riforma proposta e approvata è quella sulla separazione delle carriere [...] indicata come la panacea di tutti i mali" e che, invece, "ritengo sia ininfluente rispetto alle disfunzioni attuali", tra cui "l'acritica, eccessiva adesione del pubblico ministero alle ipotesi formulate dalle forze dell'ordine, circostanza spesso segnalata dai difensori". Disfunzioni che "sono destinate probabilmente ad aumentare", ha evidenziato.
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La Corte d'Appello di Roma: "Oggi le toghe sono vulnerabili"
Forti critiche sono state rivolte anche dalla Corte d'Appello di Roma. "Il ruolo delle Corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante, e tuttavia mai come oggi le Corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l'esercizio dei pubblici poteri, invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale", è quanto si legge nelle conclusioni della relazione del presidente della Corte d'Appello di Roma Giuseppe Meliadò, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario. "Il Paese si sta dividendo in questi giorni sui temi della giustizia, ma i problemi veri della giustizia hanno altre coordinate, non riguardano il modello di magistrato, che la Costituzione ha voluto indipendente, senza timori e senza speranze e che tale dovrebbe restare, ma interpellano - si legge ancora - chi governa il Paese su come assicurare un servizio giustizia efficiente, perché solo attraverso un servizio efficiente si può garantire la credibilità delle istituzioni e la fiducia verso la magistratura".
La Corte d'Appello di Palermo: "Falcone usato strumentalmente"
Nel dibattito sul referendum della Giustizia "si utilizza strumentalmente il nome di Giovanni Falcone, che che aveva posto il tema della separazione tra quelli di rilievo nel quadro della diversa professionalità richiesta alla magistratura requirente dal nuovo codice di procedura penale, ancorché, contrariamente a quanto attribuitogli con disinvoltura dai sostenitori della riforma egli non ne fosse stato apodittico sostenitore, ma l'avesse posta all'attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente a quello altrettanto spinoso dell'obbligatorietà dell'azione penale", ha detto il presidente della Corte d'Appello di Palermo Matteo Frasca in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2026. Domenica Motta, presidente della Corte d'Appello di Caltanissetta, ha affermato che "oggi Niscemi è la priorità dell'Italia e ha espresso "vicinanza e solidarietà ai cittadini" del paese colpito dalla frana. Il distretto del Nisseno include anche la Procura di Gela, che è la titolare dell'inchiesta sul cedimento.
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Il sottosegretario Mantovano a Napoli: "Basta demonizzare"
Se il ministro Nordio ha partecipato alla cerimonia a Milano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano era invece presente alla Corte d'Appello di Napoli. "Mi auguro che la demonizzazione lasci il posto a un confronto costruttivo e civile. Se il 24 marzo si scatenasse l'apocalisse annunciata dalle Sacre Scritture non sarà certo per effetto del voto referendario. Il verdetto delle urne andrà accolto da tutti con rispetto e serenità, perché verrà in nome del popolo italiano per il quale tutti voi amministrate la giustizia", ha affermato. "Qualunque sarà l'esito del voto parlamento governo e magistratura dovranno riprendere o proseguire il rapporto di leale collaborazione. Se prevalesse il Sì annuncia una complessa messa a terra delle nuove norme. Il governo non ha la pretesa di proporre norme attuative al Parlamento senza un confronto tecnico e di merito con magistratura e avvocatura", ha aggiunto. "La disponibilità al confronto sulle norme attuative è nota, la abbiamo anticipata da un anno all'Anm. Non ho difficoltà a confermarla così come ad allontanare ogni idea di deriva antidemocratica. Ad esempio nella lista per il sorteggio dei membri dei Csm si dovrà tenere conto delle opposizioni, basterà immaginare una maggioranza qualificata così come è stato finora", ha sottolineato il sottosegretario Mantovano. "Va benissimo il confronto tra argomenti contrari ma non gli slogan falsi secondo cui i giudici dipenderanno dal governo o il governo pretende l'impunità. Lanciare gli slogan è grave se a farlo è chi nella vita quotidiana rende giustizia", ha rimarcato. "Mi chiedo se l'asprezza della contesa debba far scadere il dibattito al punto di paventare che anche in Italia ci saranno innocenti uccisi in strada come a Minneapolis. Di questa deriva è consapevole una parte crescente della magistratura che se ne sta dissociando nonostante gli ostracismi".
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Lo scontro in Cassazione
Ieri, 30 gennaio, nell'Aula Magna della Cassazione è andato in scena lo scontro tra Nordio e le toghe sulla riforma della giustizia. "Blasfemo sostenere che riforma tenda a minare principio indipendenza e autonomia delle toghe", ha detto il Guardasigilli, che ha poi sottolineato: "Se vincerà il No al referendum, resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione. Se vincerà il Sì, inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, col mondo accademico e con l'avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative".