Anno giudiziario, Cassazione per indipendenza toghe. Nordio: Tesi blasfeme contro riforma
Politica"L'indipendenza delle toghe resti il caposaldo del sistema costituzionale". Lo ha dichiarato il presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola, aprendo la cerimonia di inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2026 presso l’Aula Magna del palazzo di giustizia. "Ritengo blasfemo sostenere che la riforma tenda a minare principio indipendenza e autonomia delle toghe”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Presente il Capo dello Stato Sergio Mattarella
Nell'Aula Magna della Cassazione si è tenuta l'inaugurazione dell'Anno Giudiziario 2026. La cerimonia è stata aperta dal primo presidente della Cassazione Pasquale D’Ascola, che ha tracciato un bilancio dell’amministrazione della giustizia nell’ultimo anno. "La preoccupazione della magistratura è volta a garantire che resti effettiva l'indipendenza e l'autonomia della giurisdizione come caposaldo del sistema costituzionale", ha dichiarato D'Ascola, nella sua relazione per l'anno giudiziario. "In una Costituzione che ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale la magistratura, che esercita la funzione giurisdizionale affinché la legge sia uguale per tutti, sente di aver adempiuto il proprio dovere se il diritto, ogni diritto, ha effettiva tutela e non se è soltanto declamato. La sua autonomia e la sua indipendenza non sono un privilegio, ma sono presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”, ha aggiunto. Alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, si sono svolte anche le relazioni del procuratore generale, Piero Gaeta. Sono intervenuti anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli. Erano presenti i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, il presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Cassazione: “Su giustizia serve reciproco rispetto tra istituzioni”
Il Primo presidente di Cassazione ha poi ribadito che “va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia".
“Coltivare rispetto e dialogo”
"Va coltivato con tenacia un clima di rispetto reciproco e fattiva collaborazione tra le istituzioni, che permetta lo sviluppo di un dialogo pacato e razionale sul futuro della Giustizia”, ha riferito D'Ascola. “È da evitare - ha aggiunto - che si diffonda nella società la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e che, quindi, sorga la tentazione di influire sul magistrato stesso, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile. I magistrati, anziani e giovani devono fare affidamento sulla loro professionalità, che non è arida tecnica, ma studio, riflessione, capacità di comprensione e ascolto, coraggio delle decisioni difficili e non comodamente ossequenti al più potente o spregiudicato dei litiganti, rispetto verso le parti e gli avvocati che le assistono. Sapranno così interpretare lo spirito della Costituzione, che non è una Costituzione che comanda, ma una Costituzione pluralistica, che unifica".
“Barbarie femminicidi e piaga suicidi in carcere"
"Ogni ufficio giudiziario guarda intorno a sè con occhio attento ai fenomeni con i quali e' in contatto”, ha poi rilevato il primo presidente della Cassazione Pasquale D'Ascola, mettendo in evidenza, nella sua relazione per l'anno giudiziario, "i reati di violenza in danno delle donne con la barbarie dei femminicidi, la trasformazione, fonte di insicurezza e instabilità, del mondo del lavoro, che reca con sè il tragico bilancio di morti e infortuni sul lavoro, la piaga dei suicidi in carcere". D'Ascola ha sottolineato dunque che "il carcere e le vecchie e nuove povertà crescenti nella popolazione conducono a cospetto del più irrinunciabile dei diritti fondamentali della persona, la dignità, che viene offesa insopportabilmente nel cittadino privato iniquamente del lavoro, nell'indigente abbandonato, nel detenuto maltrattato, talora nel sofferente giunto a fine vita".
Pinelli (Csm): “Delegittimazione reciproca indebolisce le istituzioni”
Nel corso della cerimonia è intervenuto anche il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli. "La delegittimazione reciproca indebolisce le Istituzioni, e rompe il patto di fiducia tra esse e i cittadini che, disorientati, possono chiedersi se debbano o possano ancora fidarsi di chi decide, a vario titolo, le loro sorti, sia con l'introduzione di nuove norme, anche di rango costituzionale, sia con l'applicazione e l'interpretazione del diritto, nell'esercizio della giurisdizione. È un rischio che va, responsabilmente e con il contributo di tutti, decisamente scongiurato”, ha riferito Pinelli nel corso del suo intervento.
“Non svilire ruolo magistrati”
"In una democrazia liberale spetta alla politica il compito di dettare le regole, perché espressione del potere di rappresentanza fondato sulle libere elezioni", ed “è altrettanto necessario evitare posizioni che possano svilire il nevralgico ed insostituibile ruolo che la Costituzione assegna alla magistratura, dimenticando che il potere giudiziario è uno dei pilastri sui quali poggia la democrazia, che ogni giudice altro non è se non lo Stato stesso in una delle manifestazioni della sua sovranità”, ha riferito il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, aggiungendo che “è, dunque, importante avere sempre a mente che cosa significhi l'essere magistrato: esercitare una funzione indispensabile per garantire, secondo i principi costituzionali, il riconoscimento dello stato di diritto e l'applicazione imparziale delle leggi".
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Nordio: “Blasfemo dire che riforma mini indipendenza toghe”
Sul tema della riforma si è concentrato anche l’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. "Ritengo blasfemo sostenere che riforma tenda a minare principio indipendenza e autonomia delle toghe”, ha dichiarato Nordio, per poi sottolineare: “Se vincerà il No al referendum sulla giustizia resteremo fermi al nostro posto, rispettandone la decisione. Se invece vincerà il Sì inizieremo il giorno successivo un dialogo con la magistratura, con il mondo accademico e con l'avvocatura per elaborare le necessarie norme attuative". “Troverei irriguardoso soffermarmi a smentire alcuni ripugnanti insinuazioni che in questi giorni sono state diffuse sull'ipotesi di interferenze illecite, da parte nostra, sull'attività esclusiva e sovrana della magistratura”, ha aggiunto il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in riferimento alle polemiche dei giorni scorsi sulla sicurezza dei pc dei magistrati.
Pg Cassazione: “Livelli inaccettabili scontro toghe-politica”
"Lo scontro, perchè come tale presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole tradizionalmente culla del liberalismo giuridico”. Lo ha riferito il procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta nel suo intervento. "In realtà, sulla giustizia occorrerebbe aborrire la logica del malcontento precostituito e della semplificazione dei problemi a tutti i costi, che è figlia (e madre) di assetti non dialogici: la democrazia, viceversa, è dialogo e concerto, produce ineluttabilmente soluzioni faticose, ontologicamente 'compromissorie' (nel senso nobile dell'etimologia, 'promettere insieme') e di più lunga elaborazione ed attuazione. Ma lo schema binario della contrapposizione poco funziona quando la questione da risolvere sia un affare complesso e delicato come la giustizia di un Paese".
“Giurisdizione 'sfregiata' non giova, cessi lacerazione istituzionale”
"Occorre lavorare per recuperare lucida razionalità istituzionale. Il volto di una giurisdizione sfregiata nell'immagine e privata del rispetto collettivo per il valore essenziale della sua funzione non giova a nessuno”, ha aggiunto Gaeta. "Non ai cittadini, che alla giurisdizione devono potersi integralmente affidare, con la fiducia costruita in anni di difesa, nel Paese, dei diritti fondamentali e della legalità; non all'Avvocatura, che ha contribuito a preservare, proprio nel dialogo con la Magistratura, i pilastri delle garanzie dello Stato di diritto; non alle Istituzioni rappresentative, che necessariamente devono fondare forza e legittimazione di tale rappresentatività sull'irrinunciabile rispetto del principio di separazione dei poteri, dunque anche dell'indipendenza ed autonomia della Magistratura" ha sottolineato. "L'obiettivo è che cessi ogni lacerazione istituzionale, solo demolitiva, solo deleteria - ha aggiunto- Obiettivo chiaro, che presuppone una altrettanto chiara distinzione dei ruoli che ciascun protagonista deve svolgere: ciascuno nel proprio alveo, senza alcuna pretesa di poter supplire le eventuali inerzie o manchevolezze altrui, ma anche senza tentennamenti nel rivendicare appieno, e nei confronti di chicchessia, l'integrità dei propri spazi funzionali". "Non bisogna fomentare l'illusione sociale che, in un senso o nell'altro, i problemi della giustizia siano, come per incantesimo, risolti: essi, viceversa, sono complessi e la loro tortuosità, per essere districata, richiede paziente collaborazione, non rottura. Soprattutto, non ci sarà consentita la facile distrazione da compiti autenticamente indefettibili che, da troppo tempo ormai, attendono tutti noi: primo fra tutti, quello di profondere ogni possibile energia per far cessare lo scandalo di vite diversamente vissute all'interno del carcere, di questo carcere. È un appuntamento con la Storia - questo sì, davvero - che non possiamo più mancare, se vogliamo essere, prima che uomini delle Istituzioni, almeno, soltanto, uomini responsabili”, ha concluso Gaeta.