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Referendum, Gratteri: "Riforma non serve alla gente". Nordio difende il sorteggio

Politica
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Continua lo scontro tra il fronte del Sì e quello del No in vista del referendum sulla giustizia. "Questa riforma non serve a rispondere ai bisogni di giustizia della gente", ha ribadito a Sky TG24 il procuratore di Napoli. Il Guardasigilli: "Siamo stati accusati di volere sottoporre la magistratura al potere esecutivo. Questo è stato un rimprovero che mi ha ferito"

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Il referendum sulla giustizia, in programma il 22 e 23 marzo, anima il dibattito politico italiano. "Questa riforma non serve a rispondere ai bisogni di giustizia della gente", ha ribadito il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, intervistato a Sky TG24. Mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio difende il sistema del sorteggio: "Quello della nostra riforma non sarà un sorteggio anomalo, sarà un sorteggio nell'ambito di un canestro, sia nell'Alta corte disciplinare sia nei due Consigli superiori di magistratura, formato da magistrati in misura maggiore di quanto non lo siano oggi rispetto ai rappresentanti eletti dal Parlamento. Saranno sorteggiati tra gli stessi magistrati e per l'Alta corte saranno sorteggiati non come i dadi, così come vengono, ma tra magistrati almeno con 20 anni di esperienza, quindi per definizione tutti bravissimi, preparatissimi e diligentissimi - aggiunge il Guardasigilli - Non c'è quindi il pericolo che questo sorteggio venga a determinare un'assoluta incompetenza di chi deve giudicare".

Gratteri a Sky TG24: "Riforma non risponde ai bisogni di giustizia della gente"

La riforma, secondo Gratteri, "non velocizza di un secondo le decisioni sulle sentenze né l'efficienza. Non risponde quindi a quello che la gente vuole". Richiamandosi ai padri costituenti che cercavano "il bilanciamento dei poteri", Gratteri ha aggiunto che si tratta di “una riforma imposta senza discussione parlamentare". Secondo il procuratore di Napoli, "modificare 7 articoli senza discussione vera in Parlamento è una forzatura".

Nordio: "Umiliare la magistratura? Rimprovero che mi ha ferito"

"Siamo stati accusati di volere sottoporre la magistratura al potere esecutivo. Dovessi tornare indietro" rifarei "il magistrato e tornerei a rischiare la vita come ho fatto per le Brigate Rosse. Ma vi pare che una persona con questa esperienza possa avere anche il solo sospetto di voler umiliare la magistratura.? Questo è stato un rimprovero che mi ha ferito", ha detto oggi Nordio all'inaugurazione dell'Anno giudiziario 2026 dell'Avvocatura italiana. "Ma soprattutto dovrebbe ferire gli avvocati perché una magistratura sottoposta al potere esecutivo eliminerebbe la funzione dell'avvocato. Senza un giudice libero, indipendente, autonomo, svincolato da qualsiasi potere - aggiunge - Torniamo al processo di Gesù, al processo di Galileo e al processo di Socrate".

Nordio: "Non voglio sottoporre le toghe al potere esecutivo"

"L'unico messaggio che voglio mandare, oltre al buon lavoro, è molto semplice. Io sono entrato in magistratura nel 1976, e la mia prima indagine è stata sulle Brigate Rosse nel Veneto - ha detto poi Nordio in un video messaggio di saluto inviato ai partecipanti del XXV congresso di Magistratura Democratica - Ho lavorato con grande stima e amicizia con uno dei vostri piů importanti rappresentati, Giancarlo Caselli che giudico uno dei migliori magistrati. Essendo stato con lui nelle liste che venivano trovate nei covi delle Br come magistrato da uccidere, vi pare possibile che un magistrato con il mio vissuto ed esperienza possa avere in mente di sottoporre la magistratura giudicante e requirente al potere esecutivo?". "Lasciamo perdere i processi alle intenzioni che fanno i politici però vi prego non sia la magistratura a pensare che un ex magistrato, che si sente ancora tale, voglia sottoporre al potere esecutivo sia i pm sia tantomeno i giudici o, cosa ancora peggiore, che li voglia umiliare - ha aggiunto - Dal profondo del cuore vi dico non crederlo e se in futuro una cosa del genere dovesse accadere, e mi auguro non accada, non sarà nel mio nome". 

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Lo Voi: "Chi definisce Csm paramafioso non capisce di magistratura"

Al congresso di Md, con un messaggio, è intervenuto anche il procuratore di Roma Francesco Lo Voi. "Io ho avuto l'onore di far parte del Consiglio Superiore della Magistratura tra il 2002 e il 2006. Di quel Consiglio facevano parte il vicepresidente Virginio Rognoni e il professore ed ex ministro Luigi Berlinguer. Ne faceva parte anche il professore Spanger, attuale portavoce dello schieramento del Sì al referendum. Ecco, io faccio fatica, anzi mi riesce impossibile, associare o anche solo accostare i nomi che ho fatto a un sistema paramafioso, non ce la faccio proprio", ha detto. "Vorrei che mi spiegassero cosa ci fosse di paramafioso in quel sistema. Delle due l'una: o si capisce poco di mafia o si capisce poco o nulla di magistratura e di Csm e le due cose insieme vanno decisamente poco bene e certamente non ci fanno bene", ha aggiunto.

Nordio: "Duole che Lo Voi equivochi le mie parole"

"Alle parole del Procuratore Francesco Lo Voi rispondo ancora, e spero per l'ultima volta, che l'aggettivo paramafioso è stato da me citato come riferito da un ex appartenente dello stesso Consiglio Superiore della Magistratura, di cui non voglio nemmeno fare il nome, ma che è facilmente reperibile nelle agenzie - ha replicato Nordio - Mi duole che un magistrato investito di così alte funzioni continui a equivocare sulle parole che non sono frutto del mio convincimento, ma sono state da me riferite come pronunciate da un altro magistrato".

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Grosso: "Riforma mette in pericolo la vita dei cittadini"

Sempre parlando al XXV congresso di Magistratura Democratica, Enrico Grosso ha sottolineato: "È in atto un attacco senza precedenti nel nostro Paese al principio di autonomia e indipendenza della magistratura su cui si regge l'effettività della separazione dei poteri". E ancora: "La riforma Nordio non danneggia i magistrati ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini. Per loro possono vedere drasticamente ridursi gli spazi di tutela dei diritti". Il presidente del Comitato per il NO al Referendum, poi, ha aggiunto: "Non voglio che i giudici siano ricondotti a quel modello di magistratura gerarchizzata prona alla politica che la Costituzione ha voluto cancellare. Io voglio un giudice che renda davvero giustizia, che sappia tutelare i diritti dei più deboli contro le prepotenze dei più forti, quelli che di un giudice non hanno alcun bisogno perché hanno la forza di farsi giustizia da sé. La Costituzione è un bene comune, è patrimonio immateriale della Repubblica, ricordiamoci chi l'ha scritta, chi erano i Costituenti, quale era la loro storia, e cosa hanno voluto lasciare al futuro. Nel dubbio la Costituzione non cambiamola, soprattutto se ci dicono di non preoccuparci. Se ci dicono di non preoccuparci, preoccupiamoci di più".

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Renzi: "Non dico per chi voto"

A Sky TG24 è intervenuto anche Matteo Renzi. "Non dico per chi voto" al referendum, ha detto il leader di Italia Viva. E ha spiegato: "Non voglio personalizzare. Ho l'impressione che il referendum sia un po' sovrastimato, da entrambi gli schieramenti. Il mio suggerimento è informatevi e andate a votare. Io lascio libertà di voto". Renzi ha parlato anche del caso di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del ministro Nordio finita al centro delle polemiche per la frase sui magistrati "plotoni di esecuzione". "La vicenda di Bartolozzi è senza fine. È vergognoso, uno scandalo. Ha gestito in modo scandaloso la più grande violazione del diritto internazionale, sulla vicenda Almasri. Ha definito la magistratura un plotone. Ha detto che se vince il sì i cervelli all'estero torneranno. Il cervello che deve tornare è il suo. Ma perché è intoccabile? Cos'ha nei cassetti? Quello che ha fatto Bartolozzi, già politica di Azione e dirigente del ministero, è uno scandalo", ha detto il leader di Iv.

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La lettera di Tajani

Per quanto riguarda il fronte del Sì, è emerso che Forza Italia in vista del referendum ha inviato una lettera a tutti gli iscritti al partito. "Non siamo contro la magistratura, siamo per una magistratura migliore", in cui "i ruoli siano ben divisi, il giudice sia davvero terzo fra chi accusa e chi difende, le correnti ideologiche non gestiscano il potere", ha sottolineato il segretario nazionale di Fi, e vicepremier, Antonio Tajani nella lettera.

Zangrillo: “Battaglia per restituire ai cittadini una giustizia giusta”

Intanto oggi è partita anche la “Freccia del Sì”, il treno organizzato da Forza Italia per la campagna referendaria. Durante un punto stampa alla stazione di Torino Porta Nuova è intervenuto il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. "Noi non vogliamo fare la guerra alla magistratura, anzi, questa riforma è una riforma che parte proprio dalla necessità di rispettare il dettato della Costituzione che dice che la magistratura deve essere indipendente, che dice che il giudice deve essere terzo. Noi non vogliamo fare la guerra all'opposizione e quindi la nostra battaglia non è per dimostrare che abbiamo più voti dell'opposizione, ma la nostra battaglia è per restituire ai cittadini una giustizia giusta", ha detto. “È una riforma che vogliamo per il popolo, che vogliamo per i cittadini. È una riforma che Forza Italia insegue da trent'anni. Negli anni passati probabilmente non c'erano le condizioni politiche per arrivare a chiudere questa riforma. Oggi queste condizioni ci sono. Io credo che il nostro presidente Silvio Berlusconi sarà orgoglioso del risultato di questo referendum e sarà felice di vedere che la sua idea di una giustizia giusta per un Paese sempre più moderno è qualcosa che si realizza", ha aggiunto.

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Presidente Consiglio nazionale forense: "Riforma di libertà"

A favore del Sì si è schierato anche il Consiglio nazionale forense. "Non è un referendum contro la magistratura. Se fosse contro, noi avvocati saremmo contrari: non limita l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati perché per noi sono valori di democrazia. Questa riforma, invece, libera il giudice dalla pressione che viene fatta dall'ufficio del pubblico ministero che sottomette l'avvocatura rispetto alle altre due parti del processo", ha detto il presidente Francesco Greco, a margine dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2026 a Roma. "È una riforma di libertà, è una riforma che serve a mettere alla pari l'Italia agli altri Paesi europei a democrazia avanzata, dove le carriere sono separate da sempre. L'Italia non ha come fiore all'occhiello la giustizia, quindi dobbiamo fare questo passaggio per far sì che l'Italia sia come tutti altri Stati europei", ha aggiunto.

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