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Mantovano a Sky Tg24: "Sui militari italiani da 1 a 10 siamo preoccupati 10"

Politica

Ospite a Start, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è intervenuto parlando anche del referendum sulla giustizia. Per Mantovano, in Italia "c'è uno spazio troppo aperto al condizionamento delle correnti" e "manca un meccanismo che liberi ciascun magistrato da questo condizionamento, facendo percepire la magistratura come un ordine affidabile"

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"La preoccupazione è elevata proprio perché i nostri militari sono esposti nelle zone più a rischio, nella ripresa del conflitto tra Hezbollah e Israele, oltre che nell'esplosione del conflitto nell'area del Golfo: loro sanno bene come compostarsi, hanno delle regole di ingaggio rigorose che seguono alla lettera". Lo ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano a Sky Tg24, riguardo alla preoccupazione per i contingenti italiani in Medioriente. "Vi è grande preoccupazione anche per le ricadute che tutto questo può avere a medio e lungo termine per le famiglie italiane, per le aziende italiane, quindi da 1 a 10 la preoccupazione è certamente 10", ha aggiunto.

 

Mantovano: "I magistrati a favore del sì sono vittime di marginalizzazione"

Sul tema del referendum sulla giustizia, l'obiettivo è quello di "liberare i magistrati dal condizionamento delle correnti". Mantovano ha ribadito che in Italia "c'è uno spazio troppo aperto al condizionamento delle correnti" e "manca un meccanismo che liberi ciascun magistrato da questo condizionamento, facendo percepire la magistratura come un ordine affidabile". Per il sottosegretario, "la magistratura ha bisogno della fiducia dei cittadini". E sul conflitto in Iran e in Medio Oriente, c'è una "elevata preoccupazione", ha detto. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha poi sottolineato che "nei confronti di centinaia di magistrati che si stanno muovendo per il sì al referendum è nato ostracismo e marginalizzazione". Secondo Mantovano, "queste sono ferite che andranno ricucite il prima possibile". Parlando ancora del referendum, ha poi rimarcato che "se gli italiani confermeranno la riforma, il giorno dopo chiederemo ai rappresentanti di magistratura e avvocatura di riunirsi attorno a un tavolo perché la legge attuativa ordinaria sarà importante quanto o più della riforma". Successivamente, "noi vorremmo raccogliere i loro suggerimento e proposte", ha aggiunto.

Mantovano: "Temo dopo il referendum una resa dei conti nella sinistra"

Il sottosegretario ha poi dichiarato che "sull'espressione resa dei conti" c'è "una fascia significativa e autorevole della sinistra italiana che è favorevole a questa riforma" della Giustizia. Mantovano ha poi aggiunto: "Temo molto che, tra le varie rese dei conti annunciate che si realizzeranno dopo il voto referendario, una riguarderà proprio l'area della sinistra. Perché quando si violenta la propria storia, quando si rinnega una parte importante del proprio passato, poi qualcosa succede sempre". E ancora: "Sto parlando ovviamente in termini ideali, non cruenti, siamo in un ordinamento democratico. Però ho l'impressione che qualcosa accadrà e che il quadro da quelle parti non rimarrà così stabile". 

Manovano: "Bartolozzi? Guardiamo al merito della riforma"

Mantovano ha poi affrontato anche il caso della capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, che aveva invitato a votare sì al referendum "per toglierci di mezzo la magistratura", definendo i giudici "plotoni di esecuzione". "Passo indietro di Bartolozzi? Guardiamo al merito della riforma, le sue espressioni sono infelici, su questo sono d'accordo con la Schlein", ha detto il sottosegretario. "Quelle parole distolgono dal merito della riforma", ha ammesso Mantovano.

Mantovano: "Da Gratteri non semplici opinioni ma minacce"

Il sottosegretario ha poi parlato del caso del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha annunciato di valutare "querele" dopo le reazioni politiche a un post su X pubblicato dal direttore del Foglio Claudio Cerasa. Quelle di Gratteri, secondo Mantovano, sono "espressioni che certamente quando vengono adoperate da un procuratore della Repubblica non sono semplici opinioni, soprattutto quando hanno un velo neanche tanto sottile di minaccia nei confronti di un giornalista". 

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