Nella riunione pomeridiana c'erano in agenda diversi punti: è stato deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati. Negli stessi giorni si voterà anche per le elezioni suppletive. Approvato anche un disegno di legge "in materia di riconoscimento e tutela del caregiver familiare", presentato dalla ministra Locatelli. Via libera al ddl per la riforma del Servizio sanitario
Il Consiglio dei ministri è tornato a riunirsi oggi pomeriggio, 12 gennaio. È stato deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati. Negli stessi giorni si voterà anche per le elezioni suppletive, che serviranno a coprire i due seggi della Camera lasciati vacanti dal governatore del Veneto Alberto Stefani e dall'assessore della sua giunta, Massimo Bitonci. Entrambi erano entrati a Montecitorio dopo aver vinto in collegi uninominali. Oggi in agenda del Cdm c'erano diversi punti: approvato il disegno di legge che regolamenta il ruolo del caregiver familiare. Via libera anche al ddl per la riforma del Servizio sanitario con misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e revisione del modello organizzativo del Ssn.
Le date del referendum sulla Giustizia
Il Consiglio dei ministri ha quindi deciso quando si voterà il referendum sulla riforma della Giustizia. Confermato quanto annunciato dalla premier Giorgia Meloni in conferenza stampa, ovvero il 22 e 23 marzo. Date che per l’esecutivo segnano un compromesso tra il primo marzo, caldeggiato dalla maggioranza, e il mese di aprile, auspicato invece dall’opposizione. La data comunque non piace ai comitati per il No e, soprattutto, a chi sta raccogliendo le firme per depositare una nuova richiesta di referendum.
Comitato firme: "Informeremo Mattarella sui ricorsi"
Il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla Giustizia, Carlo Guglielmi, ha dichiarato: "Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione che concede tre mesi per la proposizione del referendum e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni, giungendo a sfottere con un suo ministro gli oltre 350 mila cittadini che in pochi giorni hanno firmato dicendo che il loro diritto ha la stessa consistenza e merita lo stesso riguardo rispetto all'ipotesi che suo nonno fosse un treno. Dato che purtroppo nel governo non c'è cultura istituzionale ce ne dovremo fare carico noi. Informeremo domani il presidente della Repubblica e i comitati promotori parlamentari delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede".
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I caregiver familiari
La figura del caregiver familiare, cioè di chi assiste un parente non più autosufficiente, sarà riconosciuta in modo organico dalla legge italiana, con un contributo economico, seppur con vari paletti e requisiti da rispettare, e con altre varie forme di tutele differenziate, come prevede il testo del ddl approvato oggi in Consiglio dei ministri. Il disegno di legge ruota intorno al “convivente prevalente” che garantisce il maggior carico di assistenza al familiare in stato di bisogno e introduce un sistema di tutele che cambia sulla base del monte ore svolto da caregiver. La tutela economica sarà garantita esclusivamente ai familiari conviventi che svolgono almeno 91 ore settimanali, ma solo se hanno un reddito non superiore a 3mila euro annui e un Isee non superiore ai 15mila euro. A loro viene riconosciuto un contributo economico esentasse fino a 400 euro mensili, erogato trimestralmente o semestralmente.
Governo commissaria 4 Regioni su dimensionamento scolastico
Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Il ministero dell'Istruzione ricorda che il dimensionamento rientra tra le riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente governo, con l'obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate. La misura riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici.
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La riforma del Servizio sanitario nazionale
Dare una nuova struttura organizzativa al Servizio sanitario nazionale puntando ad una maggiore integrazione tra ospedale e territorio e istituendo, tra l'altro, nuove tipologie di ospedali, come gli ospedali di terzo livello con elevati standard di qualità e gli ospedali 'elettivi' privi di pronto soccorso ed in rete con i dipartimenti di emergenza-urgenza. È questo l'obiettivo del disegno di legge delega approvato oggi in Consiglio dei ministri. Il ddl delega affida al Governo il compito di adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare il decreto legislativo 502 del 1992, sul riordino della disciplina in materia sanitaria. L'obiettivo generale, si afferma all'articolo 1, è rafforzare la tutela della salute sulla base dell'articolo 32 della Costituzione. 'Cuore' del provvedimento è il rafforzamento dell'integrazione tra ospedale e territorio, con l'obiettivo di delineare percorsi più rapidi e meno frammentati e migliorare la gestione dell'emergenza-urgenza. Spazio anche al ruolo dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta: previsto un riordino della disciplina per rafforzare il loro ruolo nell'ambito dell'assistenza territoriale. Si punta inoltre alla creazione di nuove reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche per offrire servizi di prossimità riducendo il fenomeno della mobilità sanitaria, al rafforzamento dell'assistenza delle persone non autosufficienti, al riordino dei servizi di salute mentale e all'incentivazione della digitalizzazione. Quanto alle risorse economiche, l'articolo 3 del provvedimento prevede che i decreti attuativi siano a "neutralità finanziaria", salvo che il Parlamento stanzi risorse aggiuntive con provvedimenti appositi.