Introduzione
Ha preso il via oggi la Carta del docente per l'anno scolastico 2025/2026: la principale novità è stata l’estensione dello strumento anche ai docenti con contratto di supplenza annuale su posto vacante e disponibile fino al 31 agosto, ai docenti con incarichi di supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche al 30 giugno e al personale educativo dei convitti e degli educandati.
La platea complessiva dei beneficiari risulta così essere di oltre 1 milione di docenti, cioè circa 200mila in più rispetto allo scorso anno. A cambiare però è stato anche l’importo: è pari infatti a 383 euro, contro i 500 degli anni scorsi. E proprio su questo punto si è accesa in questi giorni la polemica politica.
Quello che devi sapere
L’attacco di Matteo Renzi
Nel weekend ad attaccare sulle novità è stato l’ex premier Matteo Renzi: “Dieci anni fa il mio Governo ha istituto la carta del docente con 500 euro per ciascun docente. Tutti i governi successivi hanno confermato la mia misura. Da lunedì prossimo (oggi per chi legge, ndr) grazie al Governo Meloni la carta del docente non vale più 500 euro ma 383 euro. Giorgia Meloni aumenta le consulenze di Chigi, gli stipendi dei dirigenti romani, le assunzioni di amici e amichetti. Ma taglia sulla carta del docente, taglia ai professori. Tutti zitti anche stavolta? O qualcuno dirà finalmente che è una vergogna?”, ha scritto su X l’attuale senatore e leader di Italia Viva.
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La difesa del ministro Valditara
A intervenire è stato anche il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara: in una nota del dicastero si legge che “quando il governo Renzi ha adottato la carta docente erano stati immotivatamente esclusi tutti i docenti precari. Non venivano nemmeno considerate le esigenze di formazione del personale Ata. A partire dal 2021 alcune sentenze hanno giustamente riconosciuto anche ai docenti precari il diritto a beneficiare della carta. Nessun governo ha tuttavia mai esteso questa provvidenza ai titolari di contratti di supplenza. Questo governo ha ora esteso la card docente a 253.000 insegnanti precari finora esclusi".
“Polemica strumentale”
Il ministro ha spiegato che "da quest'anno, per la prima volta, alla solita cifra di 400 milioni da destinare a ciascun docente nella misura di 383 euro a testa per le consuete finalità" sono aggiunti "281 milioni di euro di fondi europei che attribuiamo direttamente alle scuole per potenziare le finalità formative proprie della carta" e che "con queste ulteriori risorse stanziate, per la prima volta e sempre e solo per esigenze di servizio, anche il personale Ata potrà avere in comodato hardware e software". Il testo conclude dicendo che “qualsiasi polemica su una diminuzione delle risorse destinate alle finalità della carta appare strumentale e riflette una concezione impropria della misura da parte di chi a suo tempo la decise".
La risposta di Renzi
La nota del ministro dell’Istruzione è stata seguita dalla replica di Matteo Renzi: “Apprezzo che il ministro Valditara abbia deciso di allargare la nostra Carta del docente anche ai precari: è il segno che anche lui riconosce che la misura funziona. Sfugge però il motivo per cui Meloni tagli oltre cento euro ai docenti di ruolo. Se proprio il Governo vuole aiutare i precari perché non taglia le consulenze o le super assunzioni o gli immotivati aumenti ad esempio al CNEL? Per dare i soldi a Brunetta e ai suoi Meloni taglia agli insegnanti. Perché Valditara difende il CNEL e non i suoi docenti?".
La critica del Partito democratico
Lo scontro non si è limitato però all’ex premier e all’attuale ministro dell’Istruzione: ieri infatti sul caso è intervenuta anche Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera e responsabile nazionale scuola, che ha parlato di una “scelta sbagliata e penalizzante”. Per i Dem “l'estensione del bonus ai docenti precari era doverosa, anche perché recepisce sentenze europee e nazionali che hanno riconosciuto questo diritto. Ma questo avviene attraverso un gioco a somma zero: allargare la platea senza rapportare all'aumento dei beneficiari le risorse significa semplicemente dividere i lavoratori invece di investire davvero nella scuola. Ancora più grave è il fatto che questa decisione arrivi a marzo, ad anno scolastico già ampiamente avviato. Un ritardo che rende più difficile programmare la formazione e l'aggiornamento professionale dei docenti, che dovrebbero invece essere una priorità per il Paese".
L’attacco di Avs
Nei giorni precedenti a criticare l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni era stata anche Elisabetta Piccolotti di Avs: “Il Governo odia gli insegnanti. Non c'è altra spiegazione. Non solo tiene i loro stipendi vergognosamente bassi, tra i più bassi d'Europa; non solo non li ha adeguati all'inflazione, facendo perdere loro una mensilità all'anno; ora si tagliano anche i bonus e la Carta docente scende a 383 euro. Non è solo l'ennesimo segnale di disattenzione verso chi ogni giorno tiene in piedi la scuola pubblica ma un messaggio chiarissimo: per il Governo Meloni gli insegnanti sono l'ultima delle priorità. Il taglio al bonus è l'ennesimo errore applicato a uno strumento che negli anni è riuscito anche a creare un'insopportabile distinzione tra docenti di ruolo e non di ruolo, alimentando una guerra tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro e che meriterebbero gli stessi diritti”.
“Governo ha reso la misura più equa”
A difesa delle novità apportare è intervenuta anche la sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti: “Le polemiche sulla Carta del docente sono del tutto strumentali. Questo Governo non ha tagliato le risorse, ma ha reso la misura più equa ed efficace, estendendola per la prima volta a oltre 250mila docenti precari che per anni erano stati esclusi e il ritardo nell'attivazione della Carta è legato proprio al lavoro necessario a questo ampliamento e quindi alla rimodulazione del bonus. Accanto ai 400 milioni destinati alla carta, sono inoltre stati previsti ulteriori 281 milioni di euro di fondi europei per rafforzare le opportunità di formazione, consentendo alle scuole di sostenere direttamente l'aggiornamento professionale dei docenti e di mettere a disposizione strumenti e materiali didattici. Si tratta quindi di un intervento che amplia la platea dei beneficiari, potenzia le risorse per la formazione e rafforza il sostegno al personale scolastico. Il Governo Meloni dimostra ancora una volta di voler valorizzare concretamente il lavoro di chi ogni giorno contribuisce alla crescita educativa nazionale".
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