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Referendum Giustizia, ecco i precedenti dal 2001 al 2020

Politica

Un vero termometro per i governi che li hanno vissuti, i referendum confermativi hanno segnato il percorso degli ultimi anni della vita politica del nostro Paese. Dal 2001 fino al 2020, le consultazioni hanno messo in luce una dinamica elettorale per alcuni versi sorprendente. Di fronte al problema della scarsa partecipazione popolare, sono state infatti proprio le consultazioni dove non c'è soglia a vedere spesso la partecipazione maggiore

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Lo chiamano il paradosso del quorum. Perchè i numeri dimostrano che quando non c'è, la gente partecipa di più al voto. È quello che raccontano gli ultimi 4 referendum confermativi, che dal 2001 al 2020 hanno funzionato da vero e proprio termometro dei governi di turno. Una lunga storia che spesso ha decretato un cambio di fase politica.

2001 - La riforma del Titolo V

Si comincia nel 2001 col referendum sulla riforma del Titolo V. Fu l'ultima riforma del governo di Centrosinistra guidato da Giuliano Amato, prima del ritorno al governo di Silvio Berlusconi. L'affluenza fu del 34%, vinsero largamente i sì con oltre il 64% dei voti.

2006 - La Devolution

Nel 2006 c'è il governo di centrodestra, il Berlusconi III, e si arrivò al voto sulla Devolution. Sospinta dall'allora Lega Nord, avversata dalle opposizioni, vide l'affluenza arrivare ben oltre il 50%. E fu bocciata dalle urne con oltre il 61% dei no. 

2016  - La riforma Renzi 

Passano 10 anni, al governo adesso c'è Matteo Renzi. Che propone una riforma costituzionale radicale, trasformando il voto refendario in un voto politico. Scelta fatale, visto che la riforma, con una affluenza record di oltre il 65%, viene bocciata con il 59,1% dei voti.

2020 - Il taglio del numero dei parlamentari

L'ultimo referendum confermativo di una riforma costituzionale è del 2020. In pieno furore anti casta. Il Governo è il Conte II, che lega il Movimento 5 Stelle al centrosinistra. L'affluenza è al 51,1%. Schiacciante la vittoria dei sì, con una percentuale che sfiora il 70%. I no si fermano al 30. A mantenere alta l'affluenza contribuì anche la contemporaneità con il voto amministrativo in 7 regioni e 18 comuni capoluogo. 

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