Referendum Giustizia, su Sky TG24 confronto tra Antonio Di Pietro e Cesare Parodi. VIDEO

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 Molti i temi toccati durante l'appuntamento, dal rapporto tra magistratura e potere esecutivo alle polemiche politiche sulle correnti all’interno della magistratura fino alla creazione di due Csm e dell'Alta Corte Disciplinare

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Antonio Di Pietro e Cesare Parodi sono stati i protagonisti del nuovo appuntamento con “Il Confronto” di Sky TG24 dedicato in questa occasione al referendum costituzionale sulla giustizia. Molti i temi toccati durante l’evento, dal rapporto tra magistratura e potere esecutivo alle polemiche politiche sulle correnti all’interno della magistratura. Ampio spazio è stato dedicato alla struttura della riforma, dalla divisone del Csm in due Consigli al sorteggio dei suoi membri fino alla creazione dell’Alta Corte.

Il rapporto tra magistratura e potere esecutivo

Il Confronto è iniziato chiedendo ai due ospiti se secondo loro nella riforma ci sono o meno norme che porterebbero a un assoggettamento della magistratura al potere esecutivo. Secondo Cesare Parodi “certamente sì, non nel senso specifico di una sottoposizione del pm al potere esecutivo, perché la legge non parla di questo. Il problema riguarda tutti i magistrati, in un’ottica di modifica dei rapporti di forza fra i poteri”. Per Parodi si intravede un “indebolimento strutturale del Consiglio superiore della magistratura che viene radicalmente modificato e i cui poteri vengono svuotati non formalmente ma sostanzialmente”. Mentre secondo Antonio Di Pietro “questa riforma fa rimanere identica l’indipendenza e l’autonomia del magistrato inquirente e del magistrato giudicante. Rimane l’obbligatorietà dell’azione penale, rimane la disponibilità completa della polizia giudiziaria, rimane il pm sottoposto solo alla legge, rimane la necessità di cercare anche le prove a favore. Questa riforma semplicemente completa un quadro costituzionale che prevede che se c’è un giudice terzo e ci sono due figure davanti a lui in condizione di parità, è bene che il giudice terzo non sia parente di sangue di uno dei due”.

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Le correnti all’interno della magistratura

Tra i temi affrontati c’è stato anche quello del ruolo giocato dalle correnti all’interno della magistratura, di cui ha parlato anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Antonio Di Pietro ha detto: “Io voglio che ci sia la separazione delle carriere perché voglio che l’accusatore abbia un suo Consiglio superiore che al suo interno individui chi deve fare il procuratore e così via, e allo stesso modo il giudice. Se stanno insieme a me lascia perplesso che possano trovare un accordo di sistema sui posti, ma questo non è un ‘mercato delle vacche’, sono scelte dovute alla logica correntizia per cui si va per elezioni. Io ritengo il sorteggio necessario come soluzione a un problema che c’è ed è reale, però voglio esprimere solidarietà ai magistrati che sono stati accusati di essere paramafiosi”. Cesare Parodi ha invece detto che “in Italia ci sono 9.200 magistrati iscritti all’Anm. Di questi, solo 2mila sono iscritti alle correnti. Io contesto che, siccome ci sono stati degli scandali, allora tutti i magistrati sono riconducibili a quella categoria. Io sono qui per tutelare quei 7mila magistrati che non hanno nulla a che vedere con queste logiche. A quelli che dicono che senza tessera non si fa carriera, rispondo con l’esempio di Nicola Gratteri: lui non è iscritto a nessuna corrente. Lui è la dimostrazione vivente che si può fare carriera anche senza”.

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Gli appelli per il sì e per il no

A chiudere Il Confronto sono stati gli appelli dei due ospiti. Antonio Di Pietro ha detto che “voterò Sì perché questa legge non cambia nulla di quello che il magistrato può fare, ma mette il cittadino in condizione di sentirsi più sereno quando entra in un Aula di Tribunale. Invito a votare sì perché voglio lavorare per dare serenità ai cittadini, e la vita dei cittadini è serena quando sanno che non ci si trova con 5-6mila persone che finiscono in carcere e non ci dovevano andare: c’è stato un abbassamento della differenziazione tra chi deve giudicare e chi deve accusare, troppo spesso abbiamo assistito a un magistrato che si è appiattito sulle ragioni dell’accusa. Se siamo in due a cercare le colpe, e nessuno a controllare che non si commettano errori, mi pare ci siano meno garanzie per i cittadini”. Cesare Parodi ha invece detto: “Vi chiedo di votare No perché non è un voto politico. Molti anni fa persone con diverse idee politiche per due anni si sono confrontate tutti i giorni per trovare la soluzione migliore possibile per tutti i cittadini, e l’hanno trovata con un miracolo equilibrio tra poteri e scelte di carattere generale. Oggi questa Costituzione se sarà modificata sarà un dato legittimo ma espressivo solo di una parte del Paese, non importa quale, che non rappresenta tutti gli italiani. Io credo che gli italiani meritino una Costituzione dove tutti possano riconoscere per essere tutti uguali”.

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Il Confronto tra le ragioni del SÌ e del NO

Il faccia a faccia fra l’ex pm e leader politico, schierato per il “SÌ”, con il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, a favore del “NO”, è stato moderato da Giovanna Pancheri. Come da tradizione “Il Confronto” ha mantenuto un impianto rigoroso: ordine di posizionamento determinato dal sorteggio, tempi di risposta scanditi da un countdown, pari possibilità di replica per ciascun ospite, domande incrociate e un appello finale. Un approccio che conferma l’impegno del canale nel promuovere dibattiti chiari, ordinati e accessibili su temi di interesse pubblico. 

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