Voto alle donne, Meloni alla celebrazione degli 80 anni: "Momento fondativo dell'Italia"

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All’Accademia della Scherma di Roma si celebra l’ottantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia. L’iniziativa è promossa dalle ministre Roccella e Abodi. Ad aprire l’evento è stata la premier. Interventi da istituzioni, accademia, giornalismo e sport. Una ricorrenza che richiama il valore della partecipazione e della parità

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Ottant’anni dopo quel passaggio che ha cambiato per sempre la storia civile del Paese, Roma rende omaggio al riconoscimento del diritto di voto alle donne, tappa decisiva per la partecipazione politica e per la parità di genere. 

 

A promuovere l’evento '1946-2026 Voto alle donne. La democrazia compie ottant'anni', al Foro Italico, sono la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, e il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Un momento istituzionale che mette al centro il valore della partecipazione femminile alla vita pubblica, riconosciuta come elemento fondante del percorso democratico del Paese.

"Momento fondativo dell'Italia di oggi"

Ad aprire la giornata è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con un intervento introduttivo. "Noi siamo qui per celebrare uno dei momenti fondativi dell'Italia di oggi, e di quello che siamo. In fondo, come nazione, e cioè gli 80 anni del primo voto alle donne. Lo facciamo a pochi giorni dall'anniversario di una data che prima ancora del 2 giugno ha segnato la svolta, e cioè il 10 marzo 1946, il giorno in cui si sono svolte le prime elezioni amministrative in Italia con la partecipazione di uomini e donne, quindi con il suffragio universale", ha esordito la presidente del Consiglio. "Grazie a quella giornata - ha ricordato la premier - sei donne al tempo hanno potuto indossare per la prima volta quella stessa fascia tricolore e oggi si vedono qui rappresentate da tante altre. Il 10 marzo del '46 è stato solo il primo" passaggio di "un viaggio che in fondo non si è ancora concluso. Perché è stato scandito da molte altre tappe decisive, tra le quali ovviamente non possiamo non citare il referendum istituzionale che ha decretato la nascita della Repubblica e l'ingresso delle prime 21 donne nelle istituzioni parlamentari". 

Meloni: "Donne vincenti coi loro schemi, più veloci e meno disposte al compromesso"

"Penso che le donne siano vincenti quando usano i loro schemi, le loro specificità, il loro valore aggiunto in termini di velocità e di minore disponibilità al compromesso, vale in ogni ambito a maggior ragione in politica", ha proseguito la premier. "Quello che è successo nel 1946 ha avviato un percorso ancora in atto verso la piena parità - ha aggiunto -. La democrazia italiana era nata, ed era nata nel segno delle donne. 80 anni possono sembrare pochi, se li guardiamo in rapporto alla grande storia, però sono 80 anni che hanno forgiato il nostro popolo, che hanno permesso alle donne di questa nazione di affermarsi, e soprattutto di poter dimostrare ciò di cui sono capaci. Un cammino chiaramente lastricato dai sacrifici, dalla determinazione, dal coraggio, dal talento di molte donne, e che ha consentito anche a me, oggi, di arrivare a ricoprire questo incarico".  Meloni ha poi affermato: "Io non potrei essere dove sono, e molte delle donne che vedo in questa sala non potrebbero essere dove sono, se non fosse grazie a tutte le donne che, prima di noi, non hanno avuto paura di dimostrare il loro valore. Donne che hanno osato, donne che hanno combattuto i pregiudizi, donne che hanno rifiutato i compromessi. Donne che non hanno avuto paura di essere ciò che sono nella loro specificità di essere donne". 

"Grata alla tenacia delle donne iraniane, mai dare le conquiste per scontate"

"In questi giorni nei quali viviamo una nuova pericolosa crisi internazionale penso che il nostro pensiero non possa non andare alle donne e alle ragazze iraniane che rivendicano la loro libertà: provo nei loro confronti una infinita ammirazione e una profonda gratitudine, con la loro tenacia ci ricordano quanto preziose siano le conquiste che abbiamo ottenuto anche quando le diamo per scontate", ha spiegato la presidente del Consiglio. Poi ha proseguito: "Il fenomeno odioso della violenza contro le donne ancora oggi fa vivere troppe donne di tutte le età, di tutte le condizioni, nel clima di ansia e di angoscia, e produce un numero intollerabile di omicidi. Chiaramente non possiamo accontentarci del loro calo registrato nell'anno appena concluso. È un lavoro che dobbiamo continuare a fare. E' una battaglia che non abbiamo ancora vinto, ma è anche una battaglia che stiamo vincendo insieme. Su questo voglio dirlo sinceramente: voglio ringraziare anche le forze di opposizione, perché il contributo che è stato portato in questi anni su questa battaglia è un contributo fondamentale. Ci sono sfide di civiltà su cui non ha senso dividersi". 

Meloni: "Parità un diritto non una concessione, non si fa con le quote"

Garantire "le pari opportunità e una società autenticamente meritocratica è una battaglia che dobbiamo ancora vincere" e "non potremo farlo davvero fin quando saremo costretti a credere che le donne abbiano bisogno di quote o di meccanismi di favore", ha detto ancora Meloni. Poi ha spiegato: "Io penso che la vera libertà rimanga potersi guadagnare sul campo la propria posizione" e quello che lo Stato può fare è "garantire che la partita non sia truccata", garantire "l'uguaglianza nel punto di partenza, dare a tutti la possibilità di competere con le stesse condizioni, poi spetta a ciascuno dimostrare il suo valore o la sua capacità, la sua competenza". La parità "non è una concessione è un diritto ed è un diritto troppo a lungo negato ed è un diritto ancora oggi negato". 

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