Board of Peace, Trump presiede prima riunione oggi a Washington con oltre 20 Paesi

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Secondo la Casa Bianca, Donald Trump annuncerà che alcuni Stati membri si sono impegnati a versare oltre 5 miliardi di dollari. Per l’Italia è presente il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. E si apre un fronte fra l’amministrazione Usa e il Vaticano: "È un’organizzazione legittima" ed è "profondamente spiacevole" la mancata presenza della Santa Sede, "perché la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa", ha sottolineato la portavoce Karoline Leavitt

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Secondo la Casa Bianca, oltre 20 Paesi parteciperanno oggi a Washington alla prima riunione del Board of Peace a trazione americana. E, ha detto la portavoce Karoline Leavitt, Donald Trump annuncerà che alcuni Stati membri si sono impegnati a versare oltre 5 miliardi di dollari. Per l’Italia è presente il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre l’amministrazione Usa definisce "spiacevole la decisione del Vaticano di non partecipare". L’incontro inizierà alle 9 ora locale a Washington (le 15 in Italia), ma durerà solo tre ore: infatti dal programma quotidiano di Trump fornito dalla Casa Bianca emerge che il presidente alle 13.50 ora locale dovrà essere nella città di Roma, in Georgia, lasciando quindi la riunione del Board almeno alle 12.

Tensioni in Europa sul Board

Intanto il Board of Peace continua a dividere i 27 dell’Ue e apre un fronte anche tra la Casa Bianca e il Vaticano, che non sarà alla riunione. "È un’organizzazione legittima" ed è "profondamente spiacevole" la mancata presenza della Santa Sede, "perché la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa", ha sottolineato la portavoce americana Karoline Leavitt. E mentre anche Berlino ha annunciato che parteciperà come osservatore, ma solo con la presenza di un alto funzionario del ministero degli Esteri, l'appuntamento a Washington fa ancora discutere in Europa. Parigi, nel corso della riunione dei rappresentanti permanenti presso l'Ue (Coreper), ha espresso "critiche molto esplicite" alla Commissione per la sua decisione di partecipare, inviando come osservatrice la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. In particolare, la Francia si è lamentata per la procedura, dato che l'esecutivo blustellato non ha chiesto il mandato formale del Consiglio (e i trattati non le assegnano alcuna competenza al riguardo). Palazzo Barlyamont, al mini processo intentato dalla Francia, sostenuta da "una manciata" di Stati membri, ha però ribattuto che questa "è l'unica strada credibile per influenzare il processo di pace in Medio Oriente".

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Chi partecipa alla riunione del Board

Una linea condivisa anche dall'Italia: il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato, in un'intervista a La Stampa, che "siamo lì perché è lì che si decide, non ci sono alternative. Ma l'Italia vuole incidere sulla situazione a Gaza e essere osservatori non è questione di prudenza". Il tema, ribadisce il ministro, "è come raggiungere una pace stabile e la ricostruzione di Gaza". Essere a Washington da osservatori, considerati i limiti posti dalla Costituzione, "è l'unica strada percorribile. Siamo già presenti in Israele nel comitato di controllo con militari e diplomatici. Ed è nostro interesse avere stabilità nell'area, quindi faremo tutto ciò che è possibile per raggiungere l'obiettivo". Roma non sarà sola: Romania e Ungheria partecipano al livello di capo di Stato e di governo con Orban che ha già aderito formalmente al Board (così come la Bulgaria che però per problemi interni invierà un rappresentante). Seguono, ma come osservatori, l'Italia e la Repubblica Ceca con i vice premier-ministri degli Esteri. Stesso ruolo per Cipro che invia il suo capo della diplomazia e la Grecia con il viceministro. La Polonia è rappresentata dal consigliere della presidenza della Repubblica. Ci sono poi anche Slovacchia e Croazia. Infine, l'Olanda, la Finlandia e l'Austria che potrebbero invece inviare i loro ambasciatori negli Stati Uniti. Tra gli extra europei spicca il Giappone, che potrebbe optare per l'assistente speciale del ministro degli Esteri. Tuttavia, sottolineano le fonti, sono dettagli suscettibili di cambiamenti sino all'ultimo minuto, poiché la situazione resta politicamente sensibile.

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