Groenlandia, sondaggio: il 39% degli italiani sarebbe favorevole a intervento Ue-Italia
Poco meno del 40% degli intervistati pensa che sarebbe necessario inviare truppe nelle basi dell’isola per scoraggiare le richieste di Trump e ribadire la tutela della sovranità danese. Solo il 5% appoggia un'eventuale cessione del territorio, almeno parziale, a Washington. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24, che ha sondato le opinioni degli italiani anche su Iran, Venezuela, referendum sulla Giustizia e intenzioni di voto
GROENLANDIA, COSA NE PENSANO GLI ITALIANI?
- Cosa pensano gli italiani della Groenlandia? Per il 39% sarebbe giusto un coinvolgimento attivo di UE e Italia, con l’invio di truppe per scoraggiare le richieste di Trump e tutelare la sovranità danese. Circa un terzo (36%) preferirebbe non intervenire direttamente. Una minoranza molto ridotta (5%) è favorevole a fare pressioni sulla Danimarca perché ceda almeno in parte la sovranità agli USA. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24.
COSA PENSANO GLI ELETTORI
- La proposta di inviare truppe nelle basi in Groenlandia per scoraggiare le richieste USA è largamente maggioritaria tra gli elettori del campo largo e dell’area Azione/IV/+Europa, mentre nel centrodestra resta minoritaria: qui molti preferiscono non intervenire direttamente nella disputa tra Danimarca e Stati Uniti.
L’INTERVENTO USA IN VENEZUELA
- Sull’intervento USA in Venezuela, il giudizio dell’opinione pubblica è più negativo che positivo: il 35% esprime una valutazione complessivamente favorevole (11% “molto positivo”, 24% “positivo ma con qualche riserva”), mentre il 50% è critico (30% “negativo, gli USA non possono violare il diritto internazionale” e 20% “molto negativo, ennesima aggressione imperialista”). Il 15% non prende posizione.
CRISI IRAN: MEGLIO LE SANZIONI
- Restando tra i grandi dossier della geopolitica mondiale, di fronte alle proteste in Iran e all’ipotesi di un intervento militare USA, il 42% degli italiani indica come approccio “più corretto” l’aumento delle sanzioni occidentali per fare pressione sul regime, soluzione di gran lunga più citata. L’intervento militare per rovesciare il regime raccoglie circa un quinto delle preferenze (19%), quota simile a chi preferirebbe il non intervento occidentale (21%), mentre il 18% non si esprime.
IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
- Per quanto riguarda invece gli affari interni, se gli italiani votassero oggi il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, il “Sì” avrebbe il 55% dei voti, contro il 45% del “No”, con un’affluenza potenziale massima al 62%. Il vantaggio del fronte favorevole resta quindi intorno ai 10 punti, ma in un quadro di partecipazione non scontata. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca YouTrend per Sky TG24.
LE POSIZIONI DEGLI ELETTORI
- Se gli elettori del centrodestra sono nettamente per il “Sì” (96%), quelli del campo largo lo sono per il “No” (88%). Il fronte del “Sì” è compatto nel centrodestra: voterebbero “Sì” il 94% degli elettori di FDI, l’80% di quelli di FI e il 66% di quelli della Lega (con una quota rilevante di “No” e una parte fisiologica di indecisi e astenuti). Nel campo largo sono maggioritariamente per il “No” gli elettori del PD (88%) e di AVS (77%), mentre c’è ancora una larga quota di indecisi fra quelli del M5S (62% “No”, 31% Astenuti).
LE MOTIVAZIONI
- Nella scelta di voto sul referendum, il 59% degli intervistati dichiara che peseranno di più le motivazioni tecniche, correlate al merito della riforma. Il 27% indica invece motivazioni politiche, legate al giudizio sul governo Meloni.
GIUDICI E POLITICA
- Sulla possibile riduzione dell’indipendenza della magistratura conseguente alla riforma, l’opinione pubblica è frammentata: solo il 5% ritiene che una magistratura più dipendente dalla politica sarebbe “un fatto positivo”, contro il 30% che lo giudica “un fatto negativo”. Un 33% pensa che la riforma non renderebbe comunque i giudici più dipendenti dalla politica, mentre il 32% non sa esprimersi.
LE INTENZIONI DI VOTO
- Tornando in Italia e guardando alle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia cresce ancora dopo il minimo autunnale e sale al 29,4% (+1,1 punti rispetto al 23 dicembre). Calo secco del PD, che cede oltre 1 punto e torna sotto al 22%, ai minimi dopo le Europee (21,4%, -1,4%). Il Movimento 5 Stelle torna invece a crescere, confermandosi ampiamente come terza forza (13,8%, +1,1%). Più o meno stabile la Lega all’8,2% (+0,1%), cala Forza Italia (7,7%, -0,6%).
LE INTENZIONI DI VOTO/2
- AVS torna sotto il 7% (6,7%, -0,7%), mentre restano perlopiù stabili le forze centriste: Azione al 3,3%, +Europa al 2% e Italia Viva all’1,9%.
LE INTENZIONI DI VOTO/3
- Infine, stabile anche Noi Moderati allo 0,9% e gli altri partiti al 4,7% (+0,2%). In calo del 2,8% gli astenuti e gli indecisi che si attestano complessivamente al 34,5%.
IL GIUDIZIO SULL’OPERATO DEL GOVERNO
- Il giudizio sul governo nel complesso migliora leggermente: i pareri positivi salgono al 33% (+3%), mentre quelli negativi scendono al 62% (-2%) e gli indecisi al 5% (-1%). Il saldo resta però nettamente negativo.
LA FIDUCIA NEI LEADER POLITICI
- Sergio Mattarella si conferma la figura più apprezzata dagli italiani, con la fiducia al 65% (+2%) e la sfiducia in calo al 31% (-3% rispetto al 23/12). La fiducia in Giorgia Meloni scende al 33% (-1%), mentre la sfiducia sale al 64% (+2%). Elly Schlein resta stabile al 27% di fiducia (67% di sfiducia, +2%), mentre Giuseppe Conte cala al 27% di fiducia (-1%) con il 65% di giudizi negativi (+1%). Antonio Tajani continua la tendenza positiva e sale al 29% di fiducia (+2%) con la sfiducia che scende al 58% (-2%).
LA FIDUCIA NEI LEADER POLITICI/2
- La fiducia in Matteo Salvini arretra al 21% (-1%), mentre cresce ulteriormente la sfiducia al 74% (+2%). Tra gli altri leader, Matteo Renzi cresce al 14% di fiducia (+2%), Carlo Calenda al 18% (+2%), mentre Angelo Bonelli (17%, -1%) e Nicola Fratoianni (20%, stabile) restano su livelli più bassi.
NOTA METODOLOGICA
- Sondaggio svolto con metodologia CAWI tra il 19 e il 20 gennaio 2026 su un campione di 804 intervistati rappresentativi della popolazione maggiorenne residente in Italia, indagati per quote di genere ed età incrociate, stratificate per titolo di studio e ripartizione ISTAT di residenza. Il margine d’errore è del +/- 3,5% con un intervallo di confidenza del 95%.