
Africa, Meloni: “Italia promotrice di un piano Mattei”. Cos’è e a quando risale
In occasione dei Med Dialogues, il presidente del Consiglio ha menzionato la strategia attuata dal fondatore dell’Ente Nazionale Idrocarburi per scardinare il controllo del mercato da parte delle “Sette Sorelle”. “Noi non entriamo più come degli estranei in questi Paesi ma in un ambito di cooperazione”, sosteneva l’ideatore di Eni, morto nel 1962

“Credo che l’Italia debba farsi promotrice di un ‘piano Mattei’ per l’Africa, un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione Europea e nazioni africane”. Sono state queste le parole del premier Meloni durante il suo discorso di insediamento di fine ottobre alla Camera dei deputati. Un discorso non molto diverso da quello formulato nella giornata del 3 dicembre, nel suo intervento ai Med Dialogues. “Serve un “Piano Mattei per l’Africa”, con una postura non predatoria ma collaborativa”
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LA SICUREZZA DEL MEDITERRANEO - La sicurezza nell'area del Mediterraneo "è quello che ci unisce, non quello che ci divide", perché "è la precondizione dello sviluppo economico e sociale delle nazioni". "La stabilità e la sicurezza nel Mediterraneo", ha aggiunto il premier, rappresentano "interessi nazionali" ma anche "europei", che "definiscono la profondità strategica della nostra politica estera"
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L’OCCASIONE – L’intervento del premier ha dato la possibilità all’esecutivo di esprimere la sua linea nella politica estera, a cui si aggiungono anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, sempre ai Med Dialogues. “Dalla stabilità del Mediterraneo dipendono tante cose: la pace, il contrasto alla migrazione illegale, la lotta al terrorismo. L'Italia vuole fare di più con questo nuovo governo”
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MA COS’È IL PIANO MATTEI? – Questo “piano” prende il nome dal fondatore dell’Eni, Enrico Mattei (1906-1962), che prevedeva un virtuoso schema di cooperazione nel mercato petrolifero, all’epoca di Mattei dominato dalle grandi compagnie petrolifere (le cosiddette “sette sorelle”). " L’Eni ha iniziato una nuova formula: dovrà esserci un rapporto diretto tra Paese produttore e Paese consumatore", dichiarava Mattei (in foto un incontro tra lo Mattei e il presidente egiziano Nasser, anno 1962)
Descalzi: "Nel 2025 il 100% del gas russo sarà rimpiazzato"LA DIFFERENZA – Se le altre compagnie lasciavano poco agli Stati, il presidente dell’azienda garantiva a queste nazioni, diventate da poco indipendenti, la maggior parte degli introiti, stimabile intorno al 75%, superando la regola in vigore da più di un secolo del 50 e 50 tra aziende petrolifere e Paesi produttori
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L’APPROCCIO – Una differenza di non poco conto rispetto alle altre compagnie, che avevano un approccio decisamente più colonialista. “Noi non entriamo più come degli estranei in questi Paesi ma in un ambito di cooperazione. Naturalmente Eni partecipa sia per quello che c'è di buono che per quello che c'è di cattivo: questo porterà per l'Italia collaborazione economica e politica e dei vantaggi", evidenziava Mattei
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LA MORTE DI MATTEI – In molti hanno sostenuto che il decesso di Mattei, avvenuto per ragioni ignote nel 1962 nei cieli italiani, sia riconducibile a coloro che ci venivano a perdere dal cosiddetto “Piano”. Diversi i possibili mandanti ipotizzati negli anni: da potenze straniere all’Oas, l’Organizzazione paramilitare francese, contraria all’alleanza di Mattei con l’Algeria; o addirittura aziende concorrenti

COME DEFINIRE L’APPROCCIO DI MATTEI – Come ha sottolineato Alessandro Aresu nel suo libro "Enrico Mattei e l’Algeria. Un amico indimenticabile (1962-2022)": "Mattei invita i Paesi mediterranei e del Medio Oriente a non farsi ingabbiare in una trappola della povertà, nella gabbia coloniale per cui i popoli hanno sempre bisogno di un attore esterno che indichi la strada, che amministri, che costruisca dall’alto adeguate strutture. Mattei, con le sue offerte, invita i suoi interlocutori a rifiutare quella logica di subordinazione"

IL DESTINO NELLE PROPRIE MANI - Come ha spiegato Aresu, "il messaggio di Mattei verso gli altri Paesi è: "il vostro destino sta nelle vostre mani, non deve essere scritto da altri". Così come gli italiani non sono un popolo 'inadatto' per chissà quale sortilegio a costruire una capacità industriale in grado di sfruttare le ricchezze, esplorandole e valutandole. Questo è il cuore dell’approccio 'rivoluzionario' di Mattei"
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