Chi è Giovanni Tria, il nuovo ministro dell’Economia

4' di lettura

Docente di economia politica all’Università di Tor Vergata, classe 1948. Favorevole alla flat tax, critico sul reddito di cittadinanza

È Giovanni Tria il prossimo ministro dell’Economia e delle Finanze (IL LIVE). Nato a Roma nel 1948, è un professore di economia politica all’Università romana di Tor Vergata e preside di facoltà. Il suo nome per via XX settembre ha  sbloccato le trattative per la nascita di un esecutivo giallo-verde. Tria occupa il posto al Mef inizialmente voluto dalla Lega per Paolo Savona (CHI È), poi rifiutato dal capo dello Stato Sergio Mattarella. 

Il suo impegno accademico

Tria si è laureato in legge nel 1971 all’Università La Sapienza di Roma e ha alle spalle più di 30 anni di esperienza nel mondo accademico. Oltre che docente a Tor Vergata, Tria è presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, direttore del del CEIS (Centre for Economic and International Studies), sempre a Tor Vergata, e direttore del Master di II livello in Economia dello sviluppo e Cooperazione Internazionale presso la Facoltà di economia nell’ateneo capitolino. Di recente, come esperto, si è occupato di economia della giustizia e del crimine e del ruolo delle istituzioni nell'economia, produttività nei servizi e crescita, migrazioni internazionali e sviluppo e federalismo fiscale. Nell'ambito dell’interesse per i problemi del sottosviluppo ha svolto attività di consulenza per la Banca Mondiale e la Cooperazione italiana ed è stato delegato italiano al Consiglio d’amministrazione dell’Ilo (International Labour Office).

Le critiche al contratto Lega-M5s

Commentatore delle vicende economiche sul sito formiche.it, il professore pochi giorni fa criticava nemmeno tanto velatamente il contratto Lega-M5s proprio per la sua vaghezza in termini di coperture. "In genere - scriveva – la realtà delle cifre ridimensiona spesso la visione e fino ad oggi non è emerso un accordo chiaro su quali siano i paletti di bilancio che si vorranno rispettare. Se le compatibilità di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo già avuto un governo che è partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate".

Favorevole alla Flat tax

Tria si è dichiarato favorevole a far scattare le clausole di salvaguardia per finanziare la flat tax. Quindi aumento dell'Iva per abbassare le tasse. Un mantra che il docente ripete da anni: "Come ho sostenuto da oltre un decennio e non da solo, ritengo che in Italia si debba riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e di quelle indirette spostando gettito dalle prime alle seconde", scriveva sempre su formiche.it. Per il professore si tratta di "una scelta di policy sostenuta da molto tempo anche dalle raccomandazioni europee e dell'Ocse perché favorevole alla crescita e non si capisce perchè non si possa approfittare dell'introduzione di un sistema di flat tax per attuare un'operazione vantaggiosa nel suo complesso".

Dubbi sul reddito di cittadinznza

Tria, però, nutre dubbi sul reddito di cittadinanza, da sempre cavallo di battaglia del M5s: "Non sappiamo ancora cosa sarà e, quindi, le risorse richieste e l'ampiezza del pubblico dei beneficiari. Esso sembra oscillare tra una indennità di disoccupazione un poco rafforzata, (e tale da avvicinarla a sistemi già presenti in altri paesi europei, come ad esempio in Francia, certamente più generosa dell'Italia con chi perde il lavoro) e magari estesa a chi è in cerca di primo impiego, e un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l'altra consuma", scriveva.

“Destra e sinistra hanno fatto il loro tempo in politica fiscale”

"Destra e sinistra hanno fatto un po’ il loro tempo anche in politica fiscale. La crescita sia la stella polare delle tasse", diceva Tria in un articolo pubblicato sul quotidiano Il Foglio nel novembre 2015, in cui il potenziale ministro dell'Economia e delle Finanze analizzava, da docente, le politiche italiane su spesa e imposte. "Se veniamo all’Italia, ha prevalso sempre, anche se in varia misura, lo schema progressista, al di là del segno politico dei governi", scriveva Tria. "Il risultato è stato l’espandersi di spesa e pressione fiscale". Su Il Sole 24 Ore, invece, in un contributo firmato con Renato Brunetta nel marzo del 2017, Tria individuava nel surplus dell'economia tedesca un fallimento nel processo di convergenza economica fra i vari Paesi dell'area euro.

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