Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Guerra Iran Usa, Teheran: "Non stiamo negoziando con Usa su Hormuz, solo con l'Oman". LIVE

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Iran e Oman hanno raggiunto un accordo sulle nuove rotte di transito nello stretto di Hormuz, un passo che potrebbe aprire a una tregua ma che non garantisce ancora la riapertura della strategica via d'acqua. Teheran avverte che l'intesa reggerà solo se gli Stati Uniti non ostacoleranno il processo. Trump insiste con la linea delle minacce: "Lo stretto aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo"

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Un'intesa che potrebbe segnare l'inizio di una nuova tregua, ma che resta appesa a troppe incognite. Iran e Oman hanno raggiunto un accordo sulle nuove rotte di transito per le navi nello stretto di Hormuz, la strategica striscia d'acqua su cui entrambi i Paesi si affacciano. "Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze", il messaggio di Teheran a Washington accusata di sabotare l'intesa che potrebbe portare a una tregua. L'Iran nega infatti di stare negoziando al momento con gli Stati Uniti sullo Stretto di  Hormuz, ma solo con l'Oman in forma strettamente bilaterale. 

Non si tratta ancora di un'intesa definitiva e non significa che il passaggio sarà automaticamente riaperto e privo di rischi. Sullo sfondo restano le minacce di Donald Trump, che è tornato a minacciare "colpi durissimi" per l'Iran in caso di fallimento dei negoziati. Gli Stati Uniti sono "nel mezzo" di una partita "complessa" con l'Iran, ha dichiarato a Fox News il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, che si è mostrato ottimista su una soluzione positiva del conflitto ma, allo stesso tempo, non è sembrato prevedere una conclusione rapida della crisi. Due soldati israeliani morti in combattimento nel sud del Libano. 

Gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro una petroliera  saudita al largo della costa di Yanbu, città portuale del regno sul Mar  Rosso, e un altro attacco missilistico contro una petroliera saudita nel Golfo di Aden. Lo ha dichiarato il gruppo ribelle yemenita, mentre l'Arabia Saudita non ha confermato nessuno dei due attacchi.

Gli approfondimenti:

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Iran, ministero Pakistan: "Intesa su Hormuz porti ripresa colloqui"

Il Pakistan spera che un accordo sullo Stretto di Hormuz porti alla ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, in base a un memorandum d'intesa mediato da Islamabad. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri. "Ci auguriamo che l'accordo sullo Stretto apra la strada alla prosecuzione del dialogo, in particolare alla ripresa dei colloqui a livello tecnico tra Iran e Stati Uniti", ha dichiarato ai giornalisti il portavoce del ministero degli Esteri, Tahir Andrabi.

Iran, cittadinanza australiana a due ex calciatrici nazionale

Le calciatrici iraniane Fatemeh Pasandideh e Atefeh Ramezanisadeh, che avevano chiesto asilo in Australia dopo essersi rifiutate di cantare l'inno nazionale durante la Coppa d'Asia femminile di quest'anno, hanno ottenuto la cittadinanza australiana. Lo confermato il ministero degli Interni australiano all'agenzia Efe. Le due ex componenti della nazionale iraniana hanno prestato giuramento come cittadine australiane durante una cerimonia tenutasi oggi a Brisbane, presieduta dal ministro degli Interni Tony Burke e alla quale hanno partecipato amici e membri della comunita' iraniana residente nella citta'. "L'Australia mi ha dato l'opportunita' di costruire la mia vita e il mio futuro, e sento, piu' che mai, di appartenere a questo Paese", ha dichiarato Atefeh Ramezanisadeh, secondo un comunicato stampa diffuso dal ministero. Da parte sua, Fatemeh Pasandideh ha parlato di "uno dei giorni piu' felici" della sua vita e ha detto che la cittadinanza rappresenta "un nuovo inizio e un luogo che sono orgogliosa di chiamare casa". In una dichiarazione congiunta, entrambe le donne hanno ringraziato la comunita' australiana e il governo per il sostegno ricevuto. "La giornata di ieri e' stata molto importante per noi e restiamo profondamente grate", hanno affermato le giovani, spiegando che per il momento non rilasceranno ulteriori dichiarazioni ne' interviste. Il caso delle due calciatrici aveva attirato l'attenzione internazionale durante la Coppa d'Asia femminile, svoltasi in Australia, quando lo scorso 2 marzo, prima della partita d'esordio contro la Corea del Sud, sette calciatrici iraniane si rifiutarono di cantare l'inno nazionale. I media statali iraniani definirono le sportive "traditrici", dal momento che l'episodio segui' di pochi giorni l'attacco israelo-statunitense all'Iran del 28 febbraio. Le sportive cantarono poi l'inno nelle due partite successive, prima che la squadra venisse eliminata l'8 marzo. Cinque delle sette donne iraniane che inizialmente avevano chiesto asilo a Canberra ritirarono in seguito la loro domanda e tornarono nel Paese, mentre Pasandideh e Ramezanisadeh rimasero in Australia con visti umanitari e iniziarono ad allenarsi con la squadra del Brisbane Roar, che ha messo a loro disposizione le sue strutture per aiutarle ad ambientarsi in Australia.

Borse europee: aprono in cauto rialzo su speranze Hormuz

Avvio in cauto rialzo per le Borse europee grazie alle speranze di un accordo per la riapertura dello Stretto di Hormuz e al culmine di una stagione di utili positiva. Nei primi scambi a Londra l'indice Ftse 100 sale dello 0,16% a 10.905,25 punti, a Francoforte il Dax e' piatto a 26.124,50 punti e a Parigi il Cac40 avanza dello 0,58% a 8.720,74 punti. A Piazza Affari, l'indice Ftse Mib segna +0,46% a 53.692,90 punti.

Iran, Houthi: "Attaccate petroliere saudite nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden"

Gli Houthi hanno lanciato un attacco missilistico contro una petroliera  saudita al largo della costa di Yanbu, città portuale del regno sul Mar  Rosso, e un altro attacco missilistico contro una petroliera saudita nel  Golfo di Aden. Lo ha dichiarato il gruppo ribelle yemenita, mentre  l'Arabia Saudita non ha confermato nessuno dei due attacchi.

Iran, Sharif e Munir in Arabia Saudita da oggi all'8 agosto

Il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, e il capo dell'esercito di Islamabad, Asim Munir, giungeranno oggi in Arabia Saudita, dove si tratterranno in visita fino all'8 agosto. Lo ha annunciato giovedi' il ministero degli Esteri del Paese asiatico, mediatore chiave nel conflitto tra Iran e Stati Uniti. "Sebbene la visita si svolga nel contesto di crescenti tensioni nel Golfo, avra' un significato che va oltre la crisi immediata e le considerazioni a breve termine", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri pakistano, Tahir Andrabi.

Trump: "Abbiamo molte munizioni, puniremo i divulgatori traditori"

"Gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di 'munizioni', soprattutto  di certi tipi. Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite  negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa  stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella  storia del nostro Paese. I 'responsabili' di queste dichiarazioni  traditrici (sulla scarsità di missili a disposizione, ndr) vengono  braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!": lo scrive il  presidete americano, Donald Trump, sul suo account su Truth, sulle  rivelazioni di alcuni media sulla ridotta disponibilità di missili a  causa della guerra in Iran.

Iran, Teheran: "Accordo con Oman su Hormuz non significa che Stretto sarà automaticamente riaperto"

L'Iran  e l'Oman sono vicini alla finalizzazione di un accordo quadro per la  navigazione commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia,  l'accordo non riaprirà automaticamente la via navigabile, ha dichiarato  il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi in un'intervista  all'agenzia di stampa statale Irna.  Gharibabadi  ha accusato gli Stati Uniti di aver ripristinato il blocco navale,  ripreso le ostilità e reintrodotto le sanzioni. Da parte loro, gli Usa  hanno dichiarato di aver ripreso gli attacchi dopo che l'Iran aveva  aperto il fuoco contro le navi in transito nello Stretto.

Iran, Vance: "Siamo nel mezzo di una partita complessa"

Il vicepresidente statunitense ha definito gli iraniani "persone straordinariamente difficili" e i colloqui un processo complesso e discontinuo. "Prima di tutto, se vogliono che mi assuma la responsabilita' dello sforzo per portare questa guerra a una conclusione positiva, sono felice di farlo", ha premesso Vance, ritenuto tra gli esponenti dell'amministrazione Usa meno favorevoli a un'escalation. "Sto assolutamente cercando di farlo, ma a volte questo richiede un passo avanti, due indietro, poi tre avanti e uno indietro", ha proseguito Vance, "posso certamente capire che il popolo americano possa guardare a questa situazione e dire: 'Sembra che stiamo facendo progressi', e poi sembra che non sia cosi''". "La realta' e' che, prima di tutto, gli iraniani sono persone straordinariamente difficili", ha sottolineato il numero due della Casa Bianca, "in secondo luogo, hanno un sistema frammentato, quindi ci sono persone al loro interno che vogliono che la guerra finisca. Ci sono anche persone, all'interno del loro sistema, che sono estremisti, che vogliono che la guerra continui". "Il nostro compito e' quello di muoverci in questo contesto e ottenere il miglior risultato possibile per il popolo americano, ma anche per il presidente degli Stati Uniti", ha detto ancora Vance.

Media: "Almeno 6 feriti mentre i coloni incendiavano le loro case in Cisgiordania"

I media palestinesi hanno riferito che i coloni hanno dato fuoco ad  alcune case nel villaggio di Tuba, sulle colline a sud di Hebron.  Secondo una delle fonti, almeno sei persone sono rimaste ferite, tra cui  una madre, tre bambine di età compresa tra i cinque e gli otto anni, un  bambino di dieci anni e un uomo di ventidue anni.

Prezzo petrolio in calo, Wti scambiato a 74,81 dollari

Prezzo del petrolio in calo questa mattina sui mercati delle materie  prime: il Wti con consegna a settembre passa di mano a 74,81 dollari al  barile con una flessione dello 0,55% mentre il Brent con consegna a  ottobre è scambiato a 79,15 dollari al barile con una riduzione dello  0,38%.

Iran, Vance: "Siamo nel mezzo di una partita complessa"

Gli Stati Uniti sono "nel mezzo" di una partita "complessa" con l'Iran. Lo ha dichiarato a Fox News il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, che si e' mostrato ottimista su una soluzione positiva del conflitto ma, allo stesso tempo, non e' sembrato prevedere una conclusione rapida della crisi. "Sara' un processo complesso e ci vorra' del tempo per arrivarci", ha affermato Vance, "il petrolio, credo, oggi era a 79 dollari. I prezzi del petrolio scenderanno e rimarranno bassi. L'Iran non avra' mai un'arma nucleare e gli Stati Uniti saranno in una posizione piu' forte, ma siamo un po' nel mezzo della partita e penso che la gente stia cercando di prevedere esattamente come andra' a finire". "Posso dirvi con certezza che la situazione si risolvera' in modo positivo per gli Stati Uniti d'America, ma useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione - militari, economici, diplomatici - per assicurarci di portare questa vicenda alla giusta conclusione", ha concluso il vicepresidente americano.

Iran, Trump smentisce carenza munizioni: "Parole da traditori"

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito che le forze americane soffrano di carenza di munizioni e ha accusato di "tradimento" chi ha messo in giro queste voci. "Gli Stati Uniti possiedono enormi quantita' di 'munizioni', soprattutto di certi tipi. Inoltre, grandi quantita' vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo necessita'", ha scritto Trump su Truth Social, "le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese". "Gli 'spifferatori' di queste dichiarazioni da traditori stanno venendo braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!", ha aggiunto il presidente americano. Il riferimento e' all'articolo dell'Nbc secondo cui, durante un recente incontro a Camp David, Trump avrebbe strigliato il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, accusandolo di avergli nascosto il reale stato delle scorte di munizioni statunitensi, che starebbe limitando le opzioni di Washington in Iran. Hegseth a sua volta, hanno riferito fonti ben informate a Nbc, avrebbe scaricato la responsabilita' sul suo vice, Stephen Feinberg. Una ricostruzione analoga e' stata fornita da un articolo del Washington Post che la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha smentito. "Ero a Camp David con il presidente Trump e il segretario Hegseth", ha affermato Leavitt, "questo non e' letteralmente mai successo, e lo abbiamo ripetutamente comunicato al Washington Post". "Questa str... e' stata rivenduta a molte testate da qualcuno chiaramente intenzionato a screditare il segretario, per chissa' quale ragione", ha aggiunto la portavoce, "purtroppo per loro, il presidente ama il segretario e creda che stia facendo un lavoro eccellente. BUFALE!". Il quotidiano riportava che Trump avrebbe chiesto spiegazioni sul perche' gli fossero state date informazioni sbagliate sulla quantita' di missili guidati a lungo raggio e intercettori antiaerei a disposizione. Secondo il Washington Post, l'insufficiente quantita' di munizioni avrebbe influenzato la decisione di Trump di non lanciare ulteriori attacchi su larga scala contro l'Iran.

Libano, media: "Diversi feriti in attacchi israeliani nel sud"

Diverse persone sono rimaste ferite nei raid aerei israeliani notturni  sulle città di Burj Shemali e al-Mansouri, nel sud del Libano. Lo  riferisce l'Agenzia Nazionale di Stampa libanese. I bombardamenti  dell'artiglieria israeliana sono proseguiti fino a questa mattina,  prendendo di mira Majdal Zoun, al-Mansouri e le valli circostanti. Anche  la periferia di Haddatha è stata bombardata, mentre il fuoco delle  mitragliatrici è stato diretto verso la zona costiera di al-Hamra, nella  provincia di Bayt al-Sayyad. Le  forze israeliane hanno intensificato gli attacchi anche nel distretto  di Tiro, nel Libano meridionale, ferendo almeno quattro persone e  costringendo molti residenti ad abbandonare le proprie case, secondo  quanto riportato dalla Nna.

Vance: "Negoziati con iraniani saranno complessi, sono popolo difficile"

Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha dichiarato in  un'intervista a Fox News in tarda serata che i negoziati di pace con  l'Iran sono "complessi" e richiedono tempo. "Gli iraniani sono un popolo  straordinariamente difficile" con "un sistema frammentato", ha  dichiarato, citato anche da Cnn, nell'intervista: "Il nostro compito è  quello di muoverci in questo contesto e ottenere il miglior risultato  possibile per il popolo americano, ma anche per il presidente degli  Stati Uniti". "E credo che alla fine arriveremo a una conclusione - sarà  un percorso complesso e richiederà del tempo - come potete vedere, il  petrolio oggi era a 79 dollari", ha detto Vance. "I prezzi del petrolio  scenderanno e rimarranno bassi. L'Iran non avrà mai un'arma nucleare e  gli Stati Uniti saranno in una posizione più forte". "Ma siamo ancora  nel vivo della questione e credo che molti stiano cercando di prevedere  con esattezza come andrà a finire", ha concluso Vance.

Iran, Trump: "Preferisco un accordo, non voglio uccidere gente"

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato di preferire un accordo con l'Iran alla prosecuzione delle ostilita' in quanto non vuole "uccidere gente". "Preferisco fare un accordo con l'Iran perche' non voglio uccidere gente", ha detto Trump durante un comizio in Nevada, "l'Iran ci rispetta. Ci rispettano. Stiamo parlando. Vediamo che succede".

Iran, Trump nega carenza munizioni: "Quantità enormi, chi divulga informazioni riservate verrà punito"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha smentito le notizie  sulla carenza di munizioni e ha scritto sulla sua piattaforma Truth  Social che gli Stati Uniti dispongono di "enormi quantità" di munizioni,  "specialmente di certi tipi". Secondo Trump, "vengono prodotte grandi  quantità  e fornite agli Stati Uniti a secondo delle necessità. Le  aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di  fabbriche nella storia del nostro Paese". Ha aggiunto: "Chi ha fatto  trapelare queste dichiarazioni traditrici sarà rintracciato. Saranno  necessarie lunghe pene detentive!".

Trump: "Teheran ci ha chiesto di negoziare, eravamo pronti al più grande attacco da II Guerra Mondiale"

L'Iran ha chiesto negoziati dopo che gli Stati Uniti si erano preparati a  sferrare un massiccio attacco militare. Lo ha dichiarato il presidente  degli Stati Uniti Donald Trump durante un evento a Las Vegas, sostenendo  che la pressione militare costante ha riportato Teheran al tavolo delle  trattative. Rivolgendosi ai suoi sostenitori, Trump ha affermato che  gli Stati Uniti erano "pronti per il più grande attacco dalla Seconda  Guerra Mondiale" prima che i funzionari iraniani li contattassero per  chiedere un colloquio. "Mi hanno chiamato e mi hanno detto: 'Per favore,  non farlo, parliamone'", ha dichiarato Trump. Trump  ha affermato di preferire una soluzione diplomatica a ulteriori azioni  militari, ma ha ribadito che la posizione dell'amministrazione non è  cambiata. "Preferisco raggiungere un accordo perché non voglio uccidere  nessuno", ha detto. "Ma l'Iran non può avere un'arma nucleare". Le  dichiarazioni di Trump giungono mentre l'amministrazione Trump prosegue i  negoziati con l'Iran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Martedì  Trump aveva affermato che sono stati compiuti "molti progressi" e aveva  suggerito che un accordo sarebbe potutto essere raggiunto già mercoledì o  giovedì.

Iran: "Non stiamo negoziando con gli Usa su Hormuz, solo con l'Oman"

L'Iran nega di stare negoziando al momento con gli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz, ma solo con l'Oman in forma strettamente bilaterale. Lo ha dichiarato ai media iraniani, citato da Cnn, il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi. "L'affermazione degli Stati Uniti secondo cui sono in corso negoziati con l'Iran è falsa", ha dichiarato in un'intervista televisiva. "Non ci sono stati negoziati", ha aggiunto Gharibabadi, riconoscendo però che Teheran ha ricevuto messaggi dagli Usa sulla disponibilità a tornare agli impegni precedenti. Donald Trump ha parlato più volte nelle ultime ore di "ottimi colloqui" in corso con Teheran. 

Libano, due riservisti israeliani uccisi in combattimento nel sud

Due soldati riservisti dell'esercito israeliano sono rimasti uccisi in uno scontro nel sud del Libano, dove le forze di Tel Aviv sono impegnate contro Hezbollah, il movimento filo-iraniano. Lo ha reso noto oggi l'Idf, che ha identificato le vittime nel maggiore Harel Birenstock, 34 anni, comandante di compagnia del 2855esimo battaglione appartenente alla 55esima brigata, e nel sergente maggiore Tamir Vaknin, 33 anni, in forza allo stesso reparto.

Scontro Trump-Hegseth sulla carenza di missili Usa

La frustrazione di Donald Trump per la campagna militare contro l'Iran sarebbe esplosa la scorsa settimana a Camp David, quando il presidente ha chiesto conto a Pete Hegseth della grave penuria di missili americani. A riferirlo al Washington Post sono due fonti a conoscenza dei fatti. Secondo la Cnn, il conflitto con Teheran avrebbe portato gli Stati Uniti a impiegare quasi l'80% delle proprie scorte, un dato che il segretario alla Difesa ha respinto come una notizia falsa.

Nella ricostruzione del quotidiano, venerdì scorso, a margine del vertice di governo, Trump avrebbe manifestato il proprio malcontento. La carenza di missili a lungo raggio e di intercettori per la difesa aerea, spiegano le fonti, avrebbe pesato sulla scelta del presidente di rinunciare nei giorni scorsi a nuovi raid contro Teheran. Hegseth si sarebbe difeso scaricando la responsabilità sul suo vice, Stephen Feinberg.

Interpellata sullo scontro, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha bollato la vicenda come una "fake news al 100%". "Il presidente Trump ha la massima fiducia nel segretario Hegseth", ha aggiunto.

Iran, Pezeshkian: "Difficile parlare con Khamenei, ma la sua presenza è una grande forza"

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ammesso che risulta al momento "molto difficile" comunicare con la Guida suprema Mojtaba Khamenei, aggiungendo però che "la sua presenza è una grande forza per noi". Lo riferisce l'agenzia iraniana Fars. Khamenei, subentrato a marzo dopo l'uccisione del padre Ali Khamenei in un raid israelo-americano, non si è mai mostrato in pubblico dal momento del suo insediamento.

Trump: "Stiamo parlando con l'Iran, vediamo cosa succede"

Gli Stati Uniti hanno riaperto un canale di dialogo con Teheran, malgrado le smentite arrivate dalla Repubblica islamica. Lo ha affermato Donald Trump nel corso di un intervento a Las Vegas. "Vediamo cosa accadrà. Preferirei fare un accordo perché non mi piace uccidere le persone", ha dichiarato il presidente americano, ribadendo però la linea di sempre sul dossier nucleare: "L'Iran non deve avere l'arma nucleare".

Petroliera segnala esplosioni nello Stretto di Hormuz

Una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz, al largo delle coste dell'Oman, ha riferito di aver udito alcune esplosioni. Lo ha reso noto oggi l'agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo Ukmto, secondo cui "l'equipaggio e la nave sono al sicuro; non sono stati segnalati danni ambientali".

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