Stretto di Hormuz e petrolio, le soluzioni dei Paesi del Golfo per non dipendere dall'Iran
L'ipotesi di pagare un pedaggio per passare nello Stretto, come proposto dagli Usa, fa inorridire gli Stati del Medio Oriente. Si moltiplicano i progetti per realizzare soluzioni alternative che aprano nuove strade per il trasporto dei loro prodotti, affrancandosi dalla dipendenza dall'Iran. Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri" del 14 luglio
I PAESI DEL GOLFO PREOCCUPATI PER HORMUZ
- Le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz, con il crollo della fragile tregua tra Usa e Iran, spingono al rialzo il petrolio. La situazione sta portando i Paesi del Golfo a cercare soluzioni alternative per trasportare i loro prodotti, liberandosi dalla dipendenza da Teheran e da Hormuz, anche perché l'ipotesi di pagare un pedaggio per passare nello Stretto, come proposto dagli Usa, sta facendo storcere i nasi. Anche di questo si è parlato nella puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24, del 14 luglio.
L'EXPORT DI PETROLIO IN ARABIA SAUDITA
- Un dato utile arriva dall'Arabia Saudita, che in questi mesi è riuscita comunque a esportare il petrolio tramite un oleodotto che attraversa il suo territorio. A maggio i sauditi hanno perso 2 milioni per la chiusura di Hormuz, ma ne hanno guadagnati 5 tramite il tubo sotterraneo che hanno costruito.
GLI OLEODOTTI IN MEDIO ORIENTE
- Attualmente gli oleodotti in Medio Oriente che permettono di bypassare lo Stretto di Hormuz sono tre: quello in Arabia Saudita, quello degi Emirati Arabi Uniti e un terzo che va dall'Iraq alla Turchia ma che serve a poco perché l'Iraq fa la maggior parte del petrolio molto più a Sud.
I PROGETTI PER NUOVI OLEODOTTI NEI PAESI DEL GOLFO
- Nei prossimi anni, ai tre oleodotti esistenti se ne aggiungeranno altri 9 grazie a nuovi progetti già in corso, censiti da Goldman Sachs, con un tempo di realizzazione di due anni e mezzo.
OGGI IL 30% DEL PETROLIO BYPASSA HORMUZ
- Attualmente il 30% del petrolio prodotto nei Paesi del Golfo riesce a non passare per lo Stretto di Hormuz, venendo trasportato tramite gli oleodotti già costruiti. A fine 2027, con la realizzazione delle nuove strutture, sarà il 45% della produzione a poter bypassare il territorio controllato dall'Iran. A fine 2028 la percentuale salirà al 60%.