Con l’approvazione del Patto sulla migrazione e l’asilo, in Unione europea si torna a parlare dei centri per i migranti nei Paesi terzi, con diversi Stati comunitari, tra cui Danimarca e Austria, che già esplorano concretamente la possibilità. Di questo si è parlato a “Numeri”, il programma di Sky TG24 andato in onda il 10 luglio 2026
IL PATTO UE
- L’entrata in vigore del Patto sulla migrazione e l’asilo nei Paesi comunitari si accompagna all’interesse di molti Stati ad aprire dei centri fuori dal territorio europeo, come già fatto dall’Italia con l’Albania. Di questo si è parlato a Numeri, il programma di Sky TG24 andato in onda il 10 luglio 2026.
APRIRE CENTRI FUORI DALL’UE
- Molti Paesi europei stanno pensando di seguire la linea italiana con l’Albania e si dichiarano favorevoli ad aprire dei centri per i migranti da respingere e rimpatriare, stanziati fuori dai Paesi europei.
I PROBLEMI
- Restano però diversi ostacoli alla realizzazione di centri di rimpatrio. Il primo è l'attesa della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, a cui si aggiungono la necessità di garantire il rispetto dei diritti umani e i costi molto elevati. Di conseguenza, il numero di migranti trasferiti resta molto limitato, così come quello dei rimpatri effettivamente eseguiti. Anche per questo, nessuno dei progetti avviati finora ha prodotto risultati concreti.
LE DOMANDE DI ASILO
- A ciò vanno aggiunti anche i numeri: come certifica l’Eurostat, nel 2025 su un milione di domande d’asilo in tutta l’Ue ben 640 mila sono state quelle respinte, ma il numero effettivo di rimpatri è più basso.
LE PAROLE DI MACRON
- Sul tema il presidente francese Emmanuel Macron si è definito molto scettico: “Non ho mai visto un centro migranti in un Paese terzo funzionare davvero”.
CHI STA CERCANDO ACCORDI
- Alcuni dei Paesi favorevoli sono da tempo alla ricerca di accordi per costruire questi centri: si tratta di Stati come la Danimarca, i Paesi Bassi, la Germania, l’Austria e la Grecia.
IL CASO AUSTRIACO
- Alcuni Paesi sono già più avanti, come ad esempio l’Austria: Vienna sta infatti cercando di stringere un accordo con l’Uzbekistan per mandare lì i suoi migranti.
COME SI MUOVE LONDRA
- Anche il Regno Unito era interessato al tema tant’è che durante il premierato di Boris Johnson strinse un accordo con il Ruanda. La partnership, durata due anni e che ha obbligato Londra a versare 700 milioni di sterline, ha portato al trasferimento di appena 4 migranti.
LA CAUSA DEL RUANDA
- La fine della partnership ha diviso i due Paesi, che infatti sono in causa proprio per la cancellazione dell’accordo decisa nel 2024.
COSA FANNO GLI STATI UNITI
- E gli USA? Anche Washington ha cercato di stringere accordi con alcuni piccoli Paesi in giro per il mondo: il Paese dove ne sono arrivati di più è El Salvador, con 250 migranti, seguito dalla Guinea Equatoriale, Eswatini e Ruanda.