Visita pastorale sull'isola siciliana per il Pontefice: prima la tappa al cimitero per un omaggio floreale alle tombe dei migranti, poi l'attraversamento (da solo) della Porta d'Europa. Dopo aver benedetto la targa dedicata a Papa Francesco al Molo Favaloro, Prevost si è concesso un giro in papamobile. Nella messa, davanti a 4mila persone, ha detto che è tempo di "dare forma spirituale e giuridica alla civiltà dell'amore. Migranti vittime di decisioni mancate"
Visita pastorale di Papa Leone XIV a Lampedusa. Prevost, atterrato sull'isola alle ore 8:54, si è subito recato al cimitero locale, che ospita anche le tombe di alcuni migranti. Il Pontefice si è inginocchiato per deporre una corona di fiori e ha sostato, in silenzio, in preghiera. Poi è arrivato alla Porta d'Europa, che ha simbolicamente attraversato da solo. Qui un piccolo fuoriprogramma: dopo aver poggiato la sua mano sull'opera e aver sostato qualche istante guardando verso il mare, il Pontefice si è inerpicato a piedi su un tratto scoglioso fino a raggiungere la costa. Il vento gli ha fatto volare la papalina, poi recuperata. Dopo l'incontro con una famiglia di migranti, Prevost si è recato al Molo Favaloro, per la benedizione della targa a Papa Francesco. Poi un giro in papamobile, prima della messa davanti a 4mila persone (tra cui Claudio Baglioni, cittadino onorario dell'isola). "L'Europa è chiamata una responsabilità epocale, serve dare forma spirituale, giuridica e politica alla civiltà dell'amore", ha affermato Prevost nell'omelia. Al termine della messa, il Pontefice ha salutato autorità, bimbi ammalati e volontari. Infine, la ripartenza per il Vaticano.
L'accoglienza all'arrivo a Lampedusa
All'arrivo a Lampedusa, Papa Leone è stato accolto da mons. Alessandro Damiano, arcivescovo metropolita di Agrigento; da Renato Schifani, presidente della Regione Sicilia; da Salvatore Caccamo, prefetto di Agrigento; da Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa; da Giuseppe Pendolino, presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento.
La visita al cimitero dei migranti
Leone è il primo leader mondiale a essersi recato al cimitero di Lampedusa, dove si ospitano anche gli "invisibili". Come detto, uno spazio del camposanto è riservato ai migranti: una quindicina di croci, senza nomi o numeri. Spicca però quella del piccolo Youssef Ali Kanneh, originario della Guinea, inghiottito dalle acque ad appena sei mesi di vita. Di fronte a un disegno con l'arcobaleno, una fotografia senza cornice e una dedica in inglese: "Perché così presto figlio mio? Mamma e papà ti ameranno per sempre".
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L'incontro con i bambini simbolo delle migrazioni: la storia di Maria
Dopo aver pregato al cimitero sulle tombe, Prevost si è trasferito alla Porta d'Europa: si tratta di un monumento in località Cavallo Bianco, il punto più a sud di Lampedusa, dedicato alla memoria dei migranti deceduti durante la traversata verso la Sicilia. Qui Prevost ha incontrato Maria e Leonardo, accompagnati dai loro genitori. Maria, quasi 5 anni, è nata sull'isola: era ancora nel grembo della madre Rita quando è arrivata in Italia. "Sono partita dalla Tunisia perché c'era il coronavirus e la mia vita e quella di mia figlia erano in pericolo", dice la madre, perché le erano state rifiutate le cure di cui aveva bisogno dopo il viaggio dalla Costa d'Avorio. "Sul barcone non sentivo dolori, ma quando sono arrivata a Lampedusa ho sentito le contrazioni. Mi hanno portato in ambulanza all'elisoccorso", ma "non si riusciva a partire. Sono stata trasferita al Poliambulatorio e ho partorito, Maria voleva nascere a Lampedusa", ricorda. La bimba è stata chiamata Maria in onore di Maria Raimondo, infermiera di Corleone in servizio all'ambulatorio di Lampedusa durante il parto. Rita adesso vive, assieme alla figlia e al marito, a Cassaro, nel Siracusano.
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La storia di Leonardo
Leonardo, 11 anni, è invece arrivato a Lampedusa nel giugno 2016. La madre è morta mentre erano in viaggio sul barcone. "Lampedusa è stata la prima a vederlo, la prima a prendersene cura, il volto concreto della parola 'umanità'. I lampedusani non hanno fatto domande. Hanno fatto spazio. Hanno mostrato a un bambino che aveva perso tutto che non era invisibile", ha già raccontato Maria Poderati, vicedirettrice generale dell'istituto Gonzaga di Palermo e madre adottiva di Leonardo. "Ogni anno torniamo al molo Favaloro per portare dei fiori gialli e arancioni alla mamma di Leonardo. I colori sono quelli del sole di Lampedusa e dei giubbotti di salvataggio: memoria e luce insieme. Per ricordare, per dire grazie, per non dimenticare che dietro ogni numero c’è una storia".
La lettera consegnata al Papa: "Ero solo e avevo perso tutto"
Il piccolo Leonardo ha anche consegnato a Prevost una lettera, insieme a un pallone. Ecco il testo: "Caro Papa, sono super emozionato di incontrarti! Dieci anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo".
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La targa intitolata a Francesco e il giro in papamobile
Giunto al Molo Favaloro, Prevost ha scoperto e benedetto la targa intitolata a Papa Francesco. Il Molo, da oggi, si chiamerà Molo Francesco. Prevost si è poi diretto verso un gruppo di 15 migranti portati dal'hotspot gestito dalla Croce Rossa e posizionato nel centro dell'isola, a cui ha stretto la mano uno per uno. Successivamente, un giro in papamobile per le strade di Lampedusa prima di celebrare la messa: i lampedusani e la folla di fedeli hanno seguito le varie tappe della visita pastorale, dal cimitero alla Porta d'Europa, dai maxi-schermi. Il Pontefice ha percorso con la giardinetta tutto il perimetro del campo sportivo di Lampedusa dove si sono radunati migliaia di fedeli. Prevost, come di consueto, ha compiuto piccole soste per benedire i bambini.
L'omelia di Leone XIV
Leone ha presieduto la messa al campo sportivo Arena. In prima fila, anche Claudio Baglioni: il cantautore è cittadino onorario dell'isola. Prevost ha iniziato così l'omelia: "La bellezza del mare, di quest'isola e dei vostri volti è un riflesso dell'iniziativa gratuita di Dio: l'amore ci precede, ci circonda e ci raduna. Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di Papa Francesco, che l'8 luglio 2013 volle venire a Lampedusa nel suo primo viaggio da Successore di Pietro. Gli Apostoli, come sapete, hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l'ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà". Poi ha aggiunto: "Sono venuto a ringraziarvi per la prossimità che molti di voi hanno esercitato, si è compiuto di nuovo il miracolo della compassione".
Leone XIV: "Europa chiamata a una responsabilità epocale"
"Da questo estremo lembo d'Europa nel Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee - ha affermato Leone durante l'omelia -. L'Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l'Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo" per "accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti" e "nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare".
Leone XIV: "Dare forma spirituale e politica alla civiltà dell'amore"
"Ognuno dispone di un proprio ambito di azione, e lì non altrove, è chiamato a scegliere se alimentare la logica della forza anche solo con indifferenza, cinismo, menzogna, odio - ha aggiunto Leone XIV - oppure custodire la logica della pace con verità, sobrietà, prossimità, cura". E ancora: "Carissimi, chi si lascia portare in questa dinamica di compassione, di misericordia, inizia a vivere diversamente, a essere cittadino diversamente, a lavorare diversamente. Allora può sorgere davvero la civiltà dell'amore, quella prospettata dai miei santi predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Insieme a un gran numero di profeti e martiri del secolo scorso - ha continuato - essi hanno compreso che, agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi. Ora, sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell'amore. L'enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata".
Leone XIV: "Migranti vittime di decisioni mancate"
"L'amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C'è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate", ha detto Prevost. "Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l'idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all'elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di 'passare oltre'".
Leone XIV: "Non non lasciamoci vincere dalla paura, O'scia!'
"Non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. Torni la venerata immagine" della Madonna di Porto Salvo "a parlarvi con la forza di un tempo, quando chi ve ne ha trasmessa la devozione", "abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: 'O'scià!'. Così il Papa ha concluso la sua omelia usando la formula di saluto dei lampedusani, una parola che potrebbe essere tradotta come 'Mio respiro'.