Guerra e spese Nato per la Difesa, cos’è il “defence-washing” e cosa succede in Ue
Il governo italiano vorrebbe inserire i fondi contro il caro-energia nelle spese militari, per cui è possibile scostarsi dal tetto del 3% del deficit fissato dall'Ue, ma Bruxelles ha negato questa possibilità. Diversi altri Stati europei hanno però già fatto rientrare finanziamenti di vario tipo nell'alveo delle risorse per la Difesa, anche per raggiungere una spesa di almeno del 2% del Pil in spese militari, come chiede la Nato. Anche di questo si è parlato nella puntata di "Numeri" andata in onda il 5 maggio
LE SPESE PER LA DIFESA
- Le difficili congiunture internazionali rendono sempre più difficile per il governo trovare risorse per fronteggiare sia le spese contro il caro-energia che quelle militari. Il tema è che le prime sono escluse dai finanziamenti che l’Ue ammette con la sospensione della clausola di salvaguardia, cioè non conteggiandole per il deficit. Per le secondo invece si può fare. Il punto è: chi stabilisce cosa si intende con “spese per la Difesa”? Anche di questo si è parlato nella puntata di Numeri, di Sky TG24, andata in onda il 5 maggio.
CHI HA CHIESTO DI SCOSTARSI DAL PATTO DI STABILITÀ PER LA DIFESA
- Ci sono già 17 Paesi europei che hanno deciso di scostarsi dai parametri del Patto di Stabilità europeo (che fissa il tetto al deficit al 3%) per la Difesa. Tra questi ci sono anche molti Stati che hanno già attiva una procedura d’infrazione, come Austria, Belgio, Finlandia, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Non lo ha ancora fatto l’Italia, che ha chiesto all'Ue di poter inserire le spese contro i rincari energetici nell'alveo di quelli militari. Bruxelles ha però negato questa possibilità.
IL CASO DELLA SLOVENIA: OSPEDALI NEGLI OBIETTIVI MILITARI NATO
- Va ricordato che per le spese della Difesa gli Stati membri della Nato devono comunque raggiungere almeno il 2% del proprio Pil. È in questo contesto che il Financial Times riferisce come la Slovacchia abbia classificato gli ospedali – costruendo due nuove grandi strutture - come "obiettivo della Nato per la spesa per la Difesa", così da raggiungere il minimo di spesa richiesto dall’Alleanza.
IL "DEFENCE-WASHING"
- Far ricadere dentro le spese per la Difesa risorse che di base hanno a che fare con altri temi è una mossa che è stata fatta da molti Stati. Anche per questo, un anno fa, il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis aveva chiesto proprio di "evitare il defence washing".
COME È STATO RAGGIUNTO IL 2%?
- A ben vedere, anche l'Italia ha raggiunto il 2% inserendo altri elementi, come le spese pensionistiche per i carabinieri e poi tutta una serie di soldi che già venivano spesi, ma si è cambiata la denominazione con un focus “più militare”.
QUANDO LA SPESA PER LA GUARDIA COSTIERA RIENTRA TRA QUELLE PER LA NATO
- Ad esempio, i fondi per la Guardia Costiera si possono considerare una spesa per la Difesa? Sì, se la si considera come "impiegabile in missioni militari".
QUANDO LA SPESA PER LA GUARDIA COSTIERA NON RIENTRA TRA QUELLE PER LA NATO
- Se invece si considera soltanto l'ordinaria attività di polizia marittima della Guardia Costiera non lo si può fare.