Patto stabilità, Ue frena l'Italia. Giorgetti: "Scostamento? Lo faremmo per gli italiani"

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Un portavoce della Commissione avvisa: "Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente". Dombrovkis: "Italia non ha chiesto deroga". Il ministro dell'Economia: "Valutiamo clausola nazionale"

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Messaggio netto e perentorio dell'Ue all'Italia: non si può uscire unilateralmente dal Patto di stabilità come da giorni auspica la Lega.: "Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita - ha spiegato un portavoce della Commissione europea - le regole fiscali sono vincolanti per tutti". Inoltre, ha affermato il commissario all'Economia Valdis Dombrovkis, "non siamo in uno scenario di grave recessione" per cui giustificare la sospensione del patto per le spese energetiche, e in ogni caso "l'Italia non ha presentato richieste di deroga".

La posizione del governo

Il governo italiano però continua a non escludere nulla: "Molto di quello che faremo noi dipende da come evolve il dibattito europeo", ha detto la premier Giorgia Meloni invocando per l'energia la stessa flessibilità già autorizzata dal parlamento per le spese di difesa (lo 0,15% del Pil, pari a 3,7 miliardi). E il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, che nei giorni scorsi ha ventilato la possibilità che l'Italia si muova da sola sullo scostamento, ha detto che bisogna valutare "se le nuove regole mostreranno un livello sufficiente di flessibilità anche nelle fasi 'non ordinarie', come quella attuale, e misurarne quindi l'adeguatezza alla prova dei fatti".

Giorgetti: "Scostamento solo nell'interesse degli italiani"

Giorgetti ha aggiunto: "Le nuove regole europee, che non sono affatto peggiori rispetto a quelle precedenti, forse qualcuno si confonde perché ha vissuto solo l'epoca della sospensione del Patto di stabilità, prevedono delle clausole di flessibilità. Quando ci sono delle situazioni eccezionali, ci sono due articoli fatti apposta - ha detto riferendosi al 25 con la deroga generale e al 26 con quella nazionale -. Quello che auspichiamo è l'attivazione dell'articolo 25, non escludiamo l'attivazione dell'articolo 26, perché funziona e 16 Paesi l'hanno adottato per le spese della difesa". E in merito a questa possibilità, ha aggiunto: "Tenderei a considerare abbastanza imbarazzante chiedere una deroga al patto per finanziare le spese della difesa e non per le spese per l'energia per famiglie e imprese. Non mi sento di proporlo". In ogni caso, ha spiegato il titolare dell'Economia, "è il Parlamento che approva una risoluzione che chiede al governo di fare lo scostamento. Il governo da solo non può fare niente". E se ciò dovesse avvenire sarà "nell'interesse degli italiani e dell'economia italiana" e non "per fare campagna elettorale".

"Stabilità finanziaria precondizione per crescita"

"Sul vincolo di finanza pubblica - ha proseguito Giorgetti - la risposta dell’Europa è stata chiara e l’Italia dovrebbe evocare altri elementi in sede europea, come una due diligence vera sui fondi non spesi del Pnrr, sulla possibilità di riconvertire ciò che ci rimane sulle politiche industriali. Infine, non possiamo arretrare sugli impegni legati alla difesa: diciamoci se, anche in sede europea, siamo in grado di attivare gli strumenti utili che possono impattare in maniera minore sulle casse del Paese".

In ogni caso, ha garantito il ministro: "La stabilità finanziaria e la precondizione per

la crescita in Italia e in Europa. L'Italia è su questa linea. E intende restarci". Per Giorgetti, "il conseguimento dell'obiettivo del 3 per cento avrebbe consentito di aprire un confronto europeo al fine di evidenziare l'asimmetria delle regole della nuova governance economica in merito all'uscita dalla procedura di disavanzo eccessivo, che in base a quanto previsto dal regolamento sul braccio correttivo richiede valori inferiori a tale soglia. Per inciso, il Governo non ha mai indicato obiettivi del deficit inferiore al 3 per cento tali da prefigurare 'autonomamente' e 'meccanicamente' l'uscita dalla procedura". 

Il contesto macroeconomico

Dombrovskis ha richiamato il contesto macroeconomico, sottolineando che dopo la pandemia e la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina "gli Stati membri presentano livelli elevati di deficit e debito". Il commissario per l'Economia ha quindi evidenziato il cambio di scenario rispetto agli anni del Covid: "Durante il Covid abbiamo adottato uno stimolo fiscale generalizzato, in un contesto di tassi sostanzialmente pari a zero. Ora i tassi sono molto più alti, il che limita anche lo spazio fiscale e la possibilità di finanziamento a debito". Bruxelles invita dunque a interventi mirati, anche alla luce del nuovo quadro di governance economica, che - ha segnalato Dombrovskis - prevede già alcuni margini di flessibilità. Tra questi, ha spiegato, le minori entrate legate al ciclo economico, la componente ciclica dei sussidi di disoccupazione e l'aumento dei costi per interessi "non devono essere compensati". "Ci sono quindi alcuni elementi che consentono, in un certo senso, una politica fiscale più espansiva ancora prima di ricorrere a misure discrezionali", ha concluso il commissario lettone.

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Semplificare e accelerare

"Quello che vogliamo - ha detto ancora Dombrovskis - è avere procedure di infrazione più rapide, più automaticità e anche sanzioni potenzialmente più elevate". L'obiettivo, ha spiegato, è "semplificare e accelerare le procedure" e "essere più rigorosi nel concedere proroghe", che potranno essere accordate solo se accompagnate da "un calendario chiaro e realistico delle misure da adottare". "Può esserci una sola richiesta di estensione del termine", ha precisato. Bruxelles punta anche a un maggiore ricorso ai dialoghi preliminari (l'Eu Pilot), ma "se il dialogo pre-infrazione non ha successo" o se il caso è "improbabile da risolvere" in questa fase, si passerà direttamente a procedure più rapide. "L'anno scorso la durata media di un caso di infrazione era di quasi tre anni", ha ricordato il commissario, aggiungendo che "quasi un quinto dei casi è durato oltre cinque anni". "Per questo vogliamo davvero accelerare queste procedure"

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