Stretto di Hormuz chiuso, quali Paesi lo usano di più per acquistare gas e petrolio? DATI
Nonostante la maggiore autosufficienza energetica acquisita negli ultimi anni, gli Stati Uniti continuano a importare 23 miliardi di dollari in gas e petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz chiuso dall'Iran. A pagare il conto più salato è tuttavia l'Asia, a partire da Cina e India che "usano" il tratto di mare per quasi 200 miliardi. Di questo si è parlato a Numeri, l’approfondimento di Sky TG24, nella puntata del 2 aprile 2026
COALIZIONE HORMUZ: "RIAPERTURA IMMEDIATA"
- La chiusura dello Stretto di Hormuz come conseguenza della guerra tra Israele-Usa e Iran continua a destabilizzare i mercati globali, dalle Borse al petrolio che ieri è volato sopra i 110 dollari al barile. Quaranta Paesi "volenterosi" riuniti in una videoconferenza organizzata dal Regno Unito (in foto la segretaria agli Esteri Cooper) chiedono la "riapertura immediata". Ma perché questo tratto di mare è così strategico? Anche di questo si è parlato a Numeri, l’approfondimento di Sky TG24, nella puntata del 2 aprile 2026.
CHI USA LO STRETTO DI HORMUZ?
- Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno ridotto la propria dipendenza energetica diventando un Paese esportatore di gas, petrolio e derivati. Ciononostante, come rileva Il New York Times, Washington continua ad acquistare greggio e gas dal Golfo per un valore pari a 23 miliardi di dollari. Le importazioni Usa via Hormuz superano, in valore assoluto, quelle dei singoli Paesi europei, dalla Francia che compra prodotti energetici per 13 miliardi, all'Italia con 11 miliardi.
HORMUZ VITALE PER L'ASIA
- A pagare il conto più salato della chiusura quasi totale ai traffici commerciali è però l'Asia e sopratutto la Cina. Secondo il NYT, nel 2024 Pechino ha fatto passare da Hormuz acquisti in gas e petrolio per 110 miliardi di dollari. Danni ingenti si abbattono poi sull'India che si rifornisce dal Golfo per un fabbisogno energetico di 90 miliardi, davanti a Giappone e Corea del Sud, in entrambi i casi con importazioni pari a 80 miliardi.
QUANDO ARRIVANO LE ULTIME PETROLIERE DAL GOLFO PERSICO?
- Nelle prossime settimane le ultime petroliere che hanno lasciato il Golfo Persico prima dello scoppio del conflitto, il 28 febbraio scorso, arriveranno a destinazione. In Europa la data da segnare in rosso è il 10 aprile, mentre Stati Uniti e Australia attendono le navi mercantili tra il 15 e il 20 di questo mese. Gli approvvigionamenti da Hormuz sono di fatto già sospesi in Africa orientale e in Asia sud-orientale dove le ultime consegne sono giunte il 1° aprile scorso.
QUANTO SONO AUMENTATI I CARBURANTI IN USA?
- La chiusura di Hormuz presenta il conto alla pompa di benzina anche negli Stati Uniti dove il prezzo medio della benzina è passato da 2,98 a 4,08 dollari al gallone. Come evidenziano i dati dell'American Automobile Association (AAA), dall'inizio del conflitto la benzina ha registrato aumenti del 37% mentre il diesel è balzato addirittura del 45% in un mese.
USA, PREZZI IN DISCESA SUL GAS
- Negli Usa la situazione prezzi è ben diversa per quanto concerne il gas. Come fanno notare i dati di Title Transfer Facility (Ttf) e Henry Hub, nel mese di marzo le tariffe sono scese di quasi due punti e mezzo percentuali a differenza dell'Europa che registra aumenti veriginosi, fino a oltre il 60%. Come per il petrolio, dal 2017 Washington ha invertito il trend arrivando lo scorso anno ad esportare gas per un valore netto di 150 miliardi di dollari.
QUANTO COSTA LA GUERRA AI CONSUMATORI USA?
- I dati sui rincari sono destinati a aumentare se il blocco dei passaggi da e verso il Golfo Persico dovesse proseguire nelle prossime settimane. Nel frattempo, diversi centri studi americani come Yale Lab e Tax Foundation hanno elaborato le prime stime sull'impatto che il conflitto con l'Iran avrà sulle famiglie americane. Nel 2026 la guerra potrebbe costare in media 1.300 dollari a cui vanno sommati 700 dollari per l'altra "guerra" legata ai dazi commerciali.
QUANTO COSTA LA BENZINA IN EUROPA?
- L'Europa è tra le aree che più risente della crisi intorno ad Hormuz. Lo stop fa impennare il prezzo dei carburanti e già molti governi sono intervenuti con misure di emergenza. La Spagna ha operato un ulteriore taglio di 30 centesimi che ha raffreddato la verde fino a 1,55 euro al litro. L'Italia potrebbe prorogare il taglio di 20 centesimi che nella rilevazione effettuata dalla Commissione UE il 30 marzo scorso ha portato il prezzo medio a 1,73 euro al litro. Fanno eccezione Francia e Germania, entrambe sopra quota 2 euro.
DIESEL, QUASI OVUNQUE SOPRA 2 EURO AL LITRO
- Nonostante gli aiuti pubblici, il diesel risente degli aumenti maggiori. Bruxelles rileva che a fine marzo in Spagna il prezzo medio viaggiava intorno a 1,78 euro al litro. Il prodotto che in molti casi arriva dal Golfo già raffinato corre soprattutto in Italia, oltre la soglia dei 2 euro secondo la rilevazione della Commissione. Il diesel è salato anche in Francia e Germania dove, in assenza di interventi governativi, il prezzo è volato rispettivamente a 2,19 e 2,29 euro al litro.
M.O, QUALI SONO I TRE COLLI DI BOTTIGLIA?
- Non solo Hormuz. La crisi degli approvvigionamenti globali di gas e petrolio potrebbe ulteriormente peggiorare se la guerra in corso in Medio Oriente lambisse gli altri due "colli di bottiglia" naturali intorno alla penisola arabica: lo Stretto di Suez, in Egitto, e, soprattutto, lo Stretto di Bab El-Mandeb, in Yemen.
ALLARME SULLE MOSSE HOUTHI
- Nel Mar Rosso le navi mercantili continuano a transitare favorite dall'assenza di raid. Secondo il quotidiano The Times of Israel, la situazione potrebbe però mutare dopo che gli Houthi, il gruppo filo-iraniano attivo in Yemen, ha minacciato la chiusura del passaggio marino, che separa la penisola dalle coste africane, se gli Stati del Golfo dovessero unirsi alla guerra contro Teheran.