L'urgenza di "una de-escalation" in Medio Oriente è stata sottolineata in una conversazione fra il premier britannico e la premier italiana. Intanto oggi si è tenuta la riunione, in formato virtuale, che ha riunito i rappresentanti di oltre 40 Paesi, europei e non, aderenti a una sorta di 'Coalizione per Hormuz’. Tajani: "Pronti a sostenere iniziative per navigazione"
È ancora lo stretto di Hormuz uno dei punti chiave del conflitto in Iran. "Non importiamo petrolio tramite lo Stretto, non ne abbiamo bisogno. I Paesi che lo ricevono da lì, vadano allo Stretto e se lo prendano", ha detto il presidente americano Donald Trump ribadendo che, una volta che la guerra finirà, Hormuz "riaprirà naturalmente". Intanto oggi è stato il giorno della riunione, in formato virtuale, fra i rappresentanti di oltre 40 Paesi, europei e non, aderenti a una sorta di 'Coalizione per Hormuz’. Per l'Italia presente, collegato da Palazzo Chigi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani (TUTTE LE NOTIZIE LIVE). Intanto, l'urgenza di "una de-escalation" in Medio Oriente è stata sottolineata in una conversazione fra il premier britannico Keir Sarmer e Giorgia Meloni di cui dà conto Downing Street. "Nel sottolineare l'interesse della comunità internazionale alla piena tutela della libertà di navigazione, Meloni e Starmer hanno concordato di mantenere un costante coordinamento per iniziative volte alla de-escalation e a garanzia della sicurezza delle rotte commerciali nell'area", si legge in una nota di Palazzo Chigi.
La riunione della 'Coalizione per Hormuz'
La riunione della Coalizione, presieduta dalla ministra degli Esteri del governo britannico, Yvette Cooper, è stata organizzata per una valutazione condivisa fra alleati e partner di "misure politiche e diplomatiche sostenibili per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto e per la ripresa del transito di merci vitali". Cooper, in avvio del meeting, ha sottolineato la necessità "urgente di riaprire lo Stretto". E ha ribadito che le discussione odierna sarà seguita più avanti da colloqui tecnici di pianificazione logistica fra responsabili militari dei Paesi coinvolti, per programmare un futuro pattugliamento della "libera navigazione" di merci attraverso lo Stretto, dopo un cessate il fuoco. Per l'immediato ha inoltre evocato l'impegno a "mobilitare tutto lo spettro di strumenti e pressioni diplomatiche ed economiche" di cui i membri di questa sorta di coalizione dispongono, per spingere Teheran ad accettare "una de-escalation".
Londra: "Oltre 40 Paesi in coalizione"
È salito a "oltre 40" gli aderenti alla coalizione di Paesi rappresentati al vertice ministeriale convocato oggi dal Regno Unito su Hormuz. La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper, dopo la riunione virtuale da lei presieduta, ha evocato "ogni possibile misura diplomatica ed economica coordinata" per ottenere la riapertura dello Stretto, attribuendo la responsabilità della situazione attuale solo a Teheran.
Tajani: "Pronti a sostenere iniziative per navigazione"
L'Italia è pronta a sostenere "iniziative per un corridoio umanitario e la sicurezza della navigazione" nello stretto di Hormuz, ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante la sua partecipazione alla riunione in videoconferenza della coalizione per lo stretto di Hormuz convocata dal Regno Unito. La video-conferenza - spiega la Farnesina in una nota - è stata coordinata dal Regno Unito dopo la dichiarazione del 19 marzo sottoscritta da 35 Paesi, inclusa l'Italia. Nel suo intervento, il ministro ha ribadito la posizione italiana a favore di un'immediata de-escalation e del ritorno al dialogo diplomatico, sottolineando il pieno coordinamento con i partner europei e internazionali e il sostegno a ogni soluzione negoziale capace di garantire stabilità nella regione. Tajani ha evidenziato che il blocco nello Stretto di Hormuz ha impatti diretti sulla sicurezza delle rotte marittime, sugli approvvigionamenti energetici globali e sulla sicurezza alimentare. Richiamando la dichiarazione del G7 del 27 marzo, ha confermato l'impegno dell'Italia a contribuire agli sforzi internazionali per tutelare la libertà di navigazione, nel rispetto del diritto internazionale, e per salvaguardare la stabilità dei mercati energetici. Il ministro ha inoltre indicato la disponibilità dell'Italia a valutare la partecipazione a iniziative multilaterali per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto, sottolineando come un chiaro mandato delle Nazioni Unite rappresenti un elemento essenziale. Tajani, assieme a colleghi come il ministro olandese e la vice-ministra degli Emirati, ha sostenuto la necessità di un percorso con l'Onu per creare al più presto un "corridoio umanitario" innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quando servirà a evitare una nuova crisi alimentare innanzitutto nelle nazioni africane. Assicurare il trasporto di fertilizzanti e altri beni umanitari attraverso lo Stretto di Hormuz è vitale.
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Le trattative e il discorso di Trump
Intanto, starebbero continuando le trattative per porre fine al conflitto. Una tregua in cambio della riapertura dello stretto di Hormuz: questo quanto starebbero negoziando Usa e Iran, nonostante le smentite e le minacce incrociate, come riferisce Axios, citando tre funzionari statunitensi. Non è chiaro se i colloqui siano diretti o mediati, né se un accordo sia vicino. Ma anche Cina e Pakistan, Paese quest'ultimo promotore di una mediazione, hanno proposto un'iniziativa di pace simile. Intanto Trump, nel suo discorso alla nazione, il primo dall’inizio del conflitto, ha assicurato: "Siamo sul punto di mettere fine alla minaccia dell'Iran contro l'America". Per poi aggiungere: colpiremo duramente l'Iran nelle prossime due-tre settimane, lo faremo tornare "all'età della pietra".
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Allarme economisti Wef: "Rischi economici senza precedenti"
Ma quattro capi economisti di punta, interpellati dal Forum economico mondiale per valutare l'impatto della quasi chiusura dello stretto di Hormuz e dell'escalation in Medio Oriente, fanno sapere che le conseguenze rischiano di essere "senza precedenti". E anche se l'impatto è ancora da valutare appieno, i dati "suggeriscono la possibilità di uno shock economico ai livelli del Covid nell'eventualità di una guerra prolungata".