Gli Stati Uniti sono costretti a spostare la portaerei Ford a Creta per riparazioni, mentre nessuna delle navi cacciamine della marina Usa è nella zona dello stretto. Intanto, mentre Trump chiede agli alleati una missione per liberare il tratto di mare, si assiste a una escalation di attacchi sui siti energetici dell’area del Golfo. Anche di questo si è parlato nell'ultima puntata di Numeri, approfondimento di Sky TG24
LA FORD LASCIA IL CAMPO
- Mentre la guerra in Iran è a metà della sua terza settimana, la flotta Usa inizia a dover gestire alcuni problemi. Per esempio la portaerei Gerald Ford, fiore all’occhiello della marina statunitense, è costretta a far rotta su Creta per necessarie riparazioni a seguito di un incendio scoppiato a bordo. Uno scenario non ideale, in un contesto in cui aumenta la pressione sullo stretto di Hormuz. Anche di questo si è parlato nell’ultima puntata di Numeri, programma di approfondimento di Sky TG24.
LE NAVI CACCIAMINE
- La situazione della Ford non è però l’unica aperta per la marina statunitense: per esempio c’è tema delle cacciamine, le imbarcazioni che servono a liberare le acque dalle mine. Sono navi importanti, visto che l’Iran ha minacciato di minare lo stretto di Hormuz, ma le uniche tre a disposizione degli Stati Uniti non sono nell’area.
LE CACCIAMINE RITIRATE
- Inoltre è emerso come a gennaio di quest’anno gli Stati Uniti avessero ritirato ben quattro navi cacciamine che si trovavano in Bahrein, a poche settimane dall’inizio della guerra contro l’Iran.
LA RICHIESTA DI TRUMP
- Intanto Trump chiede aiuto per liberare le acque di Hormuz, in una potenziale operazione che potrebbe ricordare quanto avvenuto nel vicino stretto di Bab El-Mandeb tra Yemen e Gibuti dove operano gli Houti alleati di Teheran.
LA MISSIONE ASPIDES
- Si tratta di un’operazione in effetti partita, con la missione navale “Aspides”. Nella fotografia si può vedere una fregata militare italiana che scorta una nave portacontainer.
I RISULTATI OTTENUTI
- Gli sforzi sono stati notevoli, e le navi sono state dislocate, ma da quando Hamas ha attaccato Israele e gli Houti hanno iniziato ad attaccare le imbarcazioni in transito il calo nel traffico marittimo è stato notevole e finora non c’è stato un effetto di ritorno su quella rotta.
LA ‘GUERRA ENERGETICA’
- Intanto nella zona del Golfo è in corso una escalation energetica: sono diversi i siti tra terminal petroliferi e giacimenti di gas che sono stati colpiti nell’area sia dall’Iran sia da Stati Uniti e Israele. Uno scenario che si sta riflettendo sui prezzi dell’energia, in deciso aumento.
LA DIPENDENZA USA DA HORMUZ
- In ogni caso è da notare che, per quanto riguarda gli Stati Uniti, il traffico attraverso lo stretto di Hormuz è importate ma non centrale: solamente il 7% del petrolio consumato da Washington transita infatti da quel tratto di mare.