Dopo il dietrofront di Trump sui dazi all'Ue chi, come il presidente francese Macron, aveva sollecitato l'utilizzo dello strumento anti-coercizione contro gli Usa, probabilmente dovrà temporeggiare. Il pacchetto da 93 miliardi di contromisure che scatterà il 6 febbraio senza una decisione contraria della maggioranza dei 27 resta lì, sul tavolo. Ma è improbabile che, visti gli ultimi risvolti, venga messo in atto. Intanto l'Ue ha deciso di stoppare gli accordi dello scorso luglio siglati in Scozia con gli Usa
"Sta usando i dazi per esercitare una pressione politica su di noi affinché vendiamo la Groenlandia. Per questo siamo stati molto chiari: la procedura resterà sospesa finché non ci sarà chiarezza sulla Groenlandia e su queste minacce". Queste, nelle giornata di ieri, 21 gennaio, le parole di Bernd Lange, presidente della commissione commercio internazionale dell'Eurocamera, attraverso cui il Parlamento europeo aveva comunicato di voler sospendere l'accordo commerciale con gli Stati Uniti, messo a punto lo scorso luglio in Scozia. Lange, viste le recenti minacce di dazi all'Ue avanzate da Donald Trump in merito alla questione Groenlandia, aveva sottolineato che con questa mossa il tycoon aveva "rotto" il patto siglato mesi fa. Si trattava di un accordo quadro che confermava la tariffa base del 15% sulla maggioranza dei beni importati dall'Europa, come "auto, semiconduttori e prodotti farmaceutici", aveva spiegato Ursula von der Leyen. Poi, sempre nella serata di ieri, il dietrofront di Trump, la spiegazione di un accordo siglato con la Nato proprio sull'isola artica e la retromarcia americana sui dazi contro l'Europa e quei Paesi che avevano inviato i soldati a Nuuk nell'ambito dell'esercitazione "Arctic Endurance". E adesso?
Le parole di Trump ed il dietrofront sulla Groenlandia
Trump, prima dell'accordo con la Nato i cui dettagli saranno presto rivelati, aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero imposto un dazio del 10% sulle merci provenienti dagli otto paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia a partire dal 1° febbraio, tariffa che salirebbe al 25% a giugno se non si fosse arrivati ad un accordo con gli Usa. Lo stesso Lange, prima del dietrfront americano, aveva riferito di ritenere fondamentali alcune mosse in risposta alle minacce degli Usa rispetto all'isola artica, che fa capo alla Danimarca, come l'applicazione dei dazi sulle liste di prodotti americani congelati proprio dopo l’accordo di luglio. Senza dimenticare l'applicazione di uno "strumento anti-coercizione", ovvero il "bazooka" economico dell'Ue messo a punto con l'obiettivo di contrastare un Paese terzo nei casi in cui voglia servirsi dei dazi come strumenti di pressione politica. Il Parlamento europeo avrebbe dovuto approvare la propria posizione negoziale entro fine mese, con un voto in commissione programmato per i prossimi giorni. Ma adesso la decisione dell’Eurocamera resta, di fatto, sospesa.
Lo stop all'opzione "bazooka"
Chi infatti, come il presidente francese Macron, aveva sollecitato l'utilizzo dello strumento anti-coercizione contro gli Usa, probabilmente dovrà temporeggiare. Il pacchetto da 93 miliardi di contromisure che scatterà il 6 febbraio senza una decisione contraria della maggioranza dei 27 resta lì, sul tavolo. Ma è improbabile che, visti gli ultimi risvolti, venga messo in atto. Più probabilmente si opterà per prolungare la sospensione, magari per un periodo non troppo lungo. Intanto, qualche schiarita potrebbe dall'imminente Consiglio europeo straordinario sulle relazioni transatlantiche. Il summit è previsto da programma per le ore 19 di oggi, 22 gennaio, a Bruxelles. E si svolgerà nonostante il cambio di programma di Donald Trump sui dazi per la questione groenlandese.
Approfondimento
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Cosa può accadere
La mossa di saltare i bilaterali previsti a Davos è stata, tra l'altro, una delle prime prove di vera compattezza dell'Ue nei confronti delle minacce americane. Prima lo stesso Macron, poi anche Pedro Sanchez e Mette Frederiksen, quindi von der Leyen e il cancelliere Friedrich Merz, oltre a Keir Starmer. Nessuno alla fine ha visto Trump sulle Alpi per l'intera giornata di ieri. Escluso Merz, arrivato in Svizzera in tarda serata. E proprio un incontro tra Trump ed il cancelliere tedesco resta possibile, nonostante il parziale superamento dell'impasse sulla Groenlandia dopo il vertice tra il presidente americano e il segretario generale della Nato Mark Rutte. Il vertice straordinario dei 27 sulle relazioni transatlantiche come detto, potrà far chiarezza su quello che accadrà. Anche se la questione Groenlandia resta ugualmente delicata. Nessuno, in Ue, vuole mettere i bastoni tra le ruote agli Usa sulla sicurezza del Passaggio a Nord-Ovest. Ma, allo stesso tempo, a Bruxelles stanno già preparando "un massiccio aumento degli investimenti" sull'isola artica, che sarà sul tavolo di un collegio dei commissari ad hoc previsto per venerdì. "L'Ue deve agire abbandonando la sua tradizionale cautela", ha scandito all'Eurocamera von der Leyen. "L'Europa uscirà da questa crisi più forte, più resiliente e più sovrana. Affinché ciò avvenga, la nostra risposta deve avere tre componenti: un'Europa dei principi; un'Europa di protezione; un'Europa di prosperità", ha sottolineato invece il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.