Fine Giubileo, Papa Leone XIV chiude la Porta Santa della basilica di San Pietro. FOTO
Il Pontefice alle 9.41 ha chiuso la Porta santa della basilica di San Pietro: è il rito che segna la conclusione del Giubileo 2025 dedicato alla speranza. "Si chiude questa Porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza", è stata la formula. Presente il presidente Mattarella e altre autorità. La Porta era stata aperta da Papa Francesco la sera del 24 dicembre 2024. Nell’Angelus Leone ha invitato tutti a diventare "artigiani della pace"
LA FINE DEL GIUBILEO
- Papa Leone ha chiuso la Porta santa della basilica di San Pietro: è il rito che segna la fine del Giubileo 2025 dedicato alla speranza.
LA CERIMONIA DI CHIUSURA DELLA PORTA
- Il rito della chiusura della Porta santa nella basilica di San Pietro, officiato da Papa Leone XIV, è iniziato alle 9.30.
PRESENTE MATTARELLA
- Presente in Vaticano anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
IL GIUBILEO DEI DUE PAPI
- Il Giubileo ha visto il passaggio tra due Pontefici: è stato aperto da Papa Francesco ed è stato chiuso oggi da Papa Leone XIV, una staffetta che non ha tanti precedenti nella storia.
LA CHIUSURA DELLA PORTA
- Papa Leone XIV ha chiuso la Porta santa della basilica di San Pietro, l'ultima che era ancora aperta, alle 9.41: è finito, così, il Giubileo 2025 dedicato alla speranza. La Porta della basilica era stata aperta da Papa Francesco la sera del 24 dicembre 2024.
IL RITO
- Prima di chiudere la Porta, Leone ha recitato la preghiera di ringraziamento per l'Anno Santo: "Si chiude questa Porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza", è stata la formula prevista dal rito. Poi si è avvicinato alla Porta santa, si è inginocchiato e, dopo un momento di preghiera silenziosa, ha chiuso i due grandi battenti di bronzo.
LA MURATURA
- Oggi viene chiusa la Porta santa ma "il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore", ha detto il Papa nella preghiera che precede la chiusura della Porta santa della basilica di San Pietro. "L'amore di Cristo ci ha spinti alla conversione, alla fraternità, alla ricerca della giustizia e della pace", ha aggiunto il Pontefice parlando del Giubileo. La muratura vera e propria della Porta avverrà successivamente, in forma privata, tra circa dieci giorni, con un rito diretto dall'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche.
I PELLEGRINI
- Oltre 33 milioni di pellegrini da tutto il mondo sono arrivati in questi mesi a Roma per il Giubileo 2025. E si guarda già all'appuntamento del 2033, quando la Chiesa celebrerà i duemila anni dalla Redenzione. Un pellegrino su tre era italiano ma oltre il 12% è arrivato dagli Stati Uniti, forse anche in scia all'entusiasmo del primo Papa nordamericano. Ma si contano gruppi da tutti i continenti, dalla Polonia al Perù (l'altra 'patria' di Leone), dalla Cina alle Filippine, dall'Indonesia all'Australia.
MATTARELLA E IL PAPA
- In Vaticano, come detto, presente anche il presidente Sergio Mattarella con la figlia Laura. Nella basilica anche diverse altre autorità civili, come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Tra i presenti anche Nicola Zingaretti e Gianni Letta.
L’EPIFANIA
- Dopo la chiusura della Porta Santa, il Papa ha presieduto la Celebrazione Eucaristica della solennità dell'Epifania. Al termine della messa, il tradizionale corteo di rievocazione storica "Viva la Befana" su via della Conciliazione. Alle 12 la preghiera dell'Angelus, con la benedizione dei fedeli presenti in piazza San Pietro.
L’OMELIA
- "Quante epifanie ci sono donate o stanno per esserci donate! Vanno però sottratte alle intenzioni di Erode, a paure sempre pronte a trasformarsi in aggressione", ha detto il Papa nell'omelia. Ha poi ricordato i "tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti. Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino".
“ECONOMIA DISTORTA”
- "Attorno a noi, un'economia distorta prova a trarre da tutto profitto. Lo vediamo: il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare. Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l'essere umano a consumatore? Dopo quest'anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?", ha chiesto il Papa nell'omelia della messa per l'Epifania.
LE PAROLE
- Leone confida in un’umanità “trasformata non da deliri di onnipotenza ma dal Dio che per amore si è fatto carne": "Il Bambino che i Magi adorano è un Bene senza prezzo e senza misura. È l'Epifania della gratuità. Non ci attende nelle location prestigiose ma nelle realtà umili. Le sue vie non sono le nostre vie e i violenti non riescono a dominarle né i poteri del mondo possono bloccarle. Se non ridurremo a monumenti le chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell'aurora".
I MAGI
- "La Porta santa di questa basilica ha conosciuto il flusso di innumerevoli uomini e donne, pellegrini di speranza, in cammino verso la Città dalle porte sempre aperte, la Gerusalemme nuova. Chi erano e che cosa li muoveva? Che cosa hanno trovato? Quali cuori, quale attenzione, quale corrispondenza? Sì, i Magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l'esigenza di andare, di cercare", ha detto Leone.
“VITE IN CAMMINO”
- "Siamo vite in cammino. Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita. È un Dio che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d'argento e d'oro: è invece vivo e vivificante, come quel Bambino che Maria si trovò fra le braccia e i Magi adorarono – ha detto Leone –. Luoghi santi come Cattedrali, Basiliche, Santuari, meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l'impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato".
RICOMINCIARE
- "C'è vita nella Chiesa? C'è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?". Citando il Vangelo che parla di Erode, Leone ha detto: "La paura acceca. La gioia del Vangelo, invece, libera: rende prudenti ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse. Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo agli inizi, che il Signore vuole crescere fra noi, vuole essere il Dio-con-noi. Dio mette in questione l'ordine esistente. Non fa rumore ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo".
L’ANGELUS
- Nell’Angelus, poi, Leone ha invitato tutti a diventare "artigiani della pace". "La speranza che annunciamo dev'essere coi piedi per terra: viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova". Poi ha rinnovato il suo appello per la pace:"Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell'industria della guerra si affermi l'artigianato della pace. Tessitori di speranza, incamminiamoci verso il futuro per un'altra strada".
GLI AUGURI
- "Il mio pensiero va alle comunità ecclesiali dell'Oriente che domani celebreranno il Santo Natale secondo il calendario giuliano. Il Signore Gesù doni a voi e alla vostre famiglie serenità e pace", ha detto il Papa all'Angelus, pronunciato dalla Loggia centrale.