Lotta a Isis, per riconquistare Mosul morti tra 9mila e 11mila civili

Le macerie di Mosul dopo i bombardamenti aerei della Coalizione (archivio Getty Images)
4' di lettura

Lo svela un'inchiesta dell'Associated Press basata sui numeri forniti dagli obitori e dalle associazioni indipendenti operative in zona di guerra. Le parti in lotta continuano a parlare di numeri dieci volte inferiori

L'ultime fasi in ordine di tempo della guerra in Iraq hanno provocato tra le 9mila e le 11mila vittime civili. Questo il bilancio della conquista di Mosul, ex roccaforte dell'Isis nel nord dell'Iraq, da parte delle forze governative irachene sostenute dalla Coalizione internazionale a guida americana.

L'inchiesta di Associated Press

A fornire i numeri della tragedia, dieci volte superiori rispetto a quelli finora resi noti, è stata un'inchiesta dell'Associated Press che ha suddiviso per le diverse fazioni in lotta il numero di morti provocati in nove mesi di combattimenti. Secondo l'agenzia di stampa internazionale, le forze della Coalizione sono responsabili della morte di almeno 3200 civili caduti in seguito ai raid aerei e ai bombardamenti di artiglieria avvenuti dall'ottobre 2016 al luglio 2017, mese della caduta del Isis. Gli uomini del Califfato sarebbero, invece, stati responsabili di un altro terzo delle vittime, uccise prima della definitiva sconfitta. Restano senza risposta le uccisioni di altre 4mila persone, della cui morte non è stato ancora possibile stabilire le responsabilità.

Bilancio non confermato dalle parti

Secondo quanto riferito da AP, i numeri resi noti dall'inchiesta non sono ancora stati confermati da nessuna delle parti in lotta: i capi della Coalizione, il governo iracheno e gli stessi membri dello Stato islamico. Tuttavia, precisa l'AP, il registro dei decessi è stato tenuto aggiornato dai becchini, dagli addetti all'obitorio cittadino e dai volontari che si sono impegnati a recuperare i cadaveri nelle strade e sotto le macerie dei bombardamenti. Il numero ufficiale dei morti durante la battaglia di Mosul, ammesso all'AP dal premier iracheno Haidar al Abadi è di 1260 civili. Ancora inferiore è la cifra ufficiale resa nota dalla Coalizione, che si è assunta la responsabilità solo per 326 vittime, dichiarando di non avere risorse per inviare degli investigatori a Mosul. "È stato il più grande attacco su una città compiuto nelle ultime due generazioni. In migliaia sono morti", ha detto Chris Woods, a capo di Airwars, un'organizzazione indipendente che documenta attacchi aerei e di artiglieria in Iraq e in Siria e che ha condiviso il suo database con AP. Per la sua inchiesta, oltre questa fonte, Associated Press ha ottenuto dall'obitorio centrale della città una lista di 9.606 nomi di persone uccise durante gli scontri. I giornalisti hanno anche avuto accesso a bollettini delle agenzie dell'Onu e a bilanci e dati da diverse fonti indipendenti, tra cui Amnesty International e Iraqi Body Count.

La tattica della Coalizione

Prima dell'ultima battaglia per la conquista della città, a Mosul vivevano oltre un milione di civili. L'Ap ricorda che mentre l'offensiva della coalizione attraversava il fiume Tigri verso ovest, lo scorso inverno, i combattenti dello Stato Islamico in ritirata portarono con sé migliaia di civili. Innocenti che avrebbero dovuto servire da scudi umani per evitare i bombardamenti su scuole ed edifici governativi, dove intere famiglie furono rinchiuse. La tattica non servì: il Pentagono, ricorda Ap, cambiò le regole riguardanti l'uso della potenza aerea consentendo anche ai comandanti iracheni di chiamare gli attacchi aerei da terra. Una tattica che portò ad un aumento di bombardamenti e di morti. Il 17 marzo scorso un singolo attacco della Coalizione provocò la morte di più di 100 persone, la maggior parte delle quali civili, nel quartiere di al-Jadidah: l'azione fu così potente da potare a una sospensione delle ostilità per tre settimane. L'inchiesta ricorda che le indagini sull'accaduto, avviate in seguito a un'intensa pressione internazionale, portò una squadra della coalizione in città. Il team d'indagine concluse che lo sgancio della bomba da 500 libre (227 chili) su una casa piena di famiglie che si riparavano dai combattimenti, era una mossa giustificata dalla necessità di uccidere un paio di cecchini dell'Isis.

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