L'allarme di Amnesty International: "A Mosul una catastrofe"

Un'immagine della battaglia a Mosul, Iraq (Getty Images)
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L'organizzazione ha denunciato la condotta di tutte le parti coinvolte nella battaglia, che avrebbero anteposto gli obiettivi militari ai diritti umani dei civili

Quarantacinque attacchi fra gennaio e metà maggio di quest'anno, per un totale di almeno 426 morti fra i civili e oltre 100 feriti. Un nuovo rapporto di Amnesty International, intitolato "Ad ogni costo: la catastrofe dei civili di Mosul Ovest", documenta il prezzo pagato dagli abitanti della città irachena perduta dall'Isis dopo mesi di dura battaglia contro l'esercito regolare, guidato dalla coalizione occidentale. Dall'analisi dettagliata di 9 di questi attacchi emerge che sia l'Isis, sia gli uomini delle forze irachene, hanno contribuito a creare quella che viene definita come una "catastrofe" attraverso la loro condotta di guerra.

Le vittime della battaglia

Amnesty, osservando le strategie messe in campo dall'Isis e dall'esercito iracheno, ha condannato entrambi per aver anteposto i fini militari ai diritti umani dei civili. Nel dettaglio, lo Stato Islamico avrebbe recuperato migliaia di civili dai villaggi vicini a Mosul per utilizzarli come scudi umani. Alle persone così reclutate era stata offerta la sola alternativa di una morte immediata qualora si fossero opposte alle decisioni del sedicente califfato. Dall'altra parte, però, "le forze irachene e della coalizione non sono riuscite a prendere misure adeguate per proteggere i civili, sottoponendoli, invece, a una raffica di fuoco terrificante proveniente da armi che non dovrebbero mai essere usate in aree civili densamente popolate", scrive l'organizzazione. In particolare, Amnesty sostiene che l'uso dei civili come scudi umani non costituisca una scusa valida per operare militarmente senza porsi il problema di salvare le loro vite.

"Serve responsabilità verso le vite umane"

"Il numero e la gravità delle perdite di vite civili durante le operazioni per riconquistare Mosul devono essere immediatamente riconosciute ai più alti livelli di governo dell'Iraq e degli stati che fanno parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti", ha detto il direttore delle Ricerche per il Medio Oriente di Amnesty, Lynn Maalouf. Un messaggio che Amnesty indirizza soprattutto alle forze della coalizione capitanata dagli Stati Uniti, dai quali è ragionevole aspettarsi una risposta e un senso di responsabilità verso la vita umana.

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