Delitto di Garlasco, Stasi vede la revisione del processo: "Acceleriamo il più possibile"

Cronaca

Il 42enne, detenuto a Bollate dal 2015 per l’omicidio di Chiara Poggi, ha potuto esaminare insieme alla sua legale gli elementi raccolti della Procura di Pavia, che classifica la sua condanna come un errore giudiziario. Intanto è stato diffuso il contenuto di altre intercettazioni dalle quali, secondo gli inquirenti, emergerebbero le certezze di Sempio di uscire indenne dalla prima inchiesta e i suoi timori sul caso dei video intimi della vittima

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Con l'indagine che colloca Andrea Sempio sul luogo del delitto di Chiara Poggi, per Alberto Stasi - detenuto a Bollate dal 2015 e da poco più di un anno in semilibertà - si è aperto lo scenario di una possibile revisione del processo. Sabato il 42enne ha potuto vedere tutti gli elementi raccolti della Procura di Pavia, che classifica la sua condanna a 16 anni come un errore giudiziario, frutto di una "suggestione" processuale e mediatica. Informative, testimonianze, consulenze e intercettazioni gli sono state illustrate dalla sua storica legale, Giada Bocellari. Intanto gli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno iniziato a studiare gli atti e ci vorranno diversi giorni prima di decidere se chiedere o meno l'interrogatorio ai pm. Tuttavia appare più probabile che nel giro di poche settimane la difesa, con apporti dei propri consulenti anche sui temi scientifici, depositi un'ampia memoria scritta per cercare di "togliere" Sempio dalla scena del crimine.

L'istanza di revisione del processo

"La nostra intenzione è quella di accelerare il più possibile per presentare l'istanza di revisione del processo", ha spiegato l'avvocata Bocellari, che assiste Stasi insieme al collega Antonio De Rensis. Al momento, ha chiarito la legale, "non è possibile prevedere una tempistica" ma non sarà comunque brevissima, l’istanza non sarà depositata sicuramente entro fine mese perché è necessario "leggere e studiare tutti gli atti e poi scrivere la richiesta". Nei prossimi giorni, ha proseguito Bocellari, "imposteremo il lavoro difensivo sull'istanza nell'ottica, ovviamente, di una revisione e non del procedimento a Sempio, che non c'entra, perché sono due binari paralleli".

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Bocellari: "Dobbiamo studiare le consulenze e le intercettazioni"

Da quello che ha avuto modo di vedere finora, ha proseguito Bocellari, "c'è un quadro pesante" sul nuovo indagato, ma "noi dovremo studiare e valutare, ci sono nove consulenze, ad esempio, da guardare". Oltre alla Bpa sulle macchie di sangue, a quella medico legale di Cristina Cattaneo, alla relazione sull'impronta palmare 33, con tanto di integrazione, e al lavoro del Racis dei carabinieri sulla personalità di Sempio, ce n'è anche un'altra del genetista Carlo Previderè, consulente dei pm, e sempre sul Dna sulle unghie di Chiara (depositata dopo la perizia Albani) per confermare ancora la compatibilità con il commesso 38enne. Il dato da cui ripartì l'inchiesta poco più di un anno fa. "Dobbiamo anche ascoltare gli audio delle intercettazioni - ha detto ancora la legale - perché da quello che abbiamo letto sembrano confessorie, ma vanno sentite per pesarne il valore". La difesa, dunque, oltre a valorizzare errori e omissioni certificate nelle indagini dell'epoca, dovrà arrivare alla Corte d'Appello di Brescia con nuove prove per rivedere il verdetto, affiancando anche un'istanza di sospensione della pena, ossia di scarcerazione, in attesa della conclusione dell'iter.

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L’intercettazione del padre di Sempio: "Finirà presto"

Intanto altre due intercettazioni spuntano dagli atti dell'inchiesta. Secondo gli inquirenti potrebbero indicare, da un lato, le certezze che aveva Andrea Sempio di uscire indenne dalla prima inchiesta del 2016-17 e, dall'altro, i timori che la seconda indagine arrivasse davvero a scoprire il caso delle immagini di intimità tra Alberto Stasi e Chiara Poggi, che lui avrebbe visto e che avrebbero fatto sì che la ragazza diventasse per lui un’"ossessione". "C'è uno solo guardi (...) Venditti... che dopo che ci ha ascoltato, io ero là, mi ha detto (...) ha fatto tutte le domande, ho risposto, e poi mi dice 'questa cosà finirà presto'", diceva intercettato da una microspia in auto, il 17 marzo 2025, Giuseppe Sempio, padre di Andrea, mentre parlava con una cronista un paio di mesi prima delle perquisizioni nell'inchiesta bresciana in via di chiusura e che si è intrecciata con quella della Procura di Pavia. Un'indagine per ipotesi di corruzione in atti giudiziari a carico dell'ex procuratore pavese Mario Venditti e del padre del 38enne e con al centro proprio la gestione "anomala" e i "contatti opachi" del primo fascicolo su Sempio, che fu aperto nel dicembre 2016. "È stata l'unica persona, rispetto agli altri (...) che ha detto 'guardi questa cosa finirà presto, perché non c'è niente'". Parole, scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, dette prima che venisse trovato quell'ormai noto appunto in cui Giuseppe Sempio aveva scritto "Venditti gip archivia x 20.30 Euro". Per i pm bresciani, la famiglia avrebbe versato circa 50-60mila euro per ottenere l'archiviazione (comunque decisa da un gip su richiesta della Procura), dopo accertamenti durati pochi mesi.

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Le parole di Sempio: "Mi devo aspettare la storia del video"

Le paure più recenti di Sempio, invece, verrebbero fuori da un altro audio del 7 giugno dello scorso anno, quando la Procura diretta da Fabio Napoleone indagava da non molto. "La storia del video - diceva - è stata ... è stata... il video... lo devo aspettare da un momento all'altro... ok... cioè Chiara... lei nel video sembrava proprio...". La "vicenda video", come la chiamano gli investigatori, viene a galla per la prima volta proprio dalla voce di Sempio, nella trascrizione di un soliloquio dell'aprile 2025, ed "è di centrale importanza", tanto che è lui stesso "a temere che prima o poi se lo dovrà 'aspettare'". Dalle carte risulta la convinzione degli inquirenti, anche dopo nuove analisi informatiche, che l'allora 19enne avesse avuto modo di guardare almeno uno dei filmati sul pc di Chiara, quello che usava con l'amico e coetaneo Marco Poggi, o usando la pendrive trovata in casa e in cui la ragazza li aveva trasferiti, dopo averli protetti con password. Se non addirittura - è un'altra ipotesi - che possa averli anche copiati. Sia il fratello della 26enne che Sempio, si legge nell'annotazione, avevano "una capacità informatica ampiamente idonea ed è assolutamente improbabile che i due utilizzassero il pc di Chiara esclusivamente per giocare".

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