Chi è Emmanuel Macron, l'enfant prodige paladino dell'Europa

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Sposato, 39 anni, è un ex banchiere. Hollande l'aveva scelto come ministro dell'Economia quand’era un consigliere sconosciuto. Poi ha fondato "En Marche!" e lasciato il governo per inseguire l'Eliseo. Ecco lo sfidante di Marine Le Pen al ballottaggio francese. SPECIALE

Emmanuel Macron vola al ballottaggio presidenziale del 7 maggio contro la leader del Front National Marine Le Pen. “Fra quindici giorni sarò presidente per farla finita con tutti i nazionalismi e per unire tutti i francesi nella speranza” di una Francia più forte in un’Europa migliore, ha detto Macron quando ormai la vittoria al primo turno era certa. Raggiante, con la bandiera dell’Ue alle spalle e la moglie per mano, ha parlato ai suoi sostenitori in tripudio al Palais des Expositions della Porte de Versailles di Parigi. Trentanove anni, ex ministro dell’Economia, ex consigliere di Hollande, sconosciuto fino a un paio di anni fa: ecco chi è l'enfant prodige della politica francese.


Chi è Macron

Macron è nato ad Amiens il 21 dicembre 1977. È sposato con Brigitte, sua ex insegnante di scuola superiore di 25 anni più grande di lui. È stato ispettore delle finanze e banchiere d'affari del gruppo Rothschild. È il più giovane tra i candidati alle presidenziali. Ha una storia politica breve nel centrosinistra, ma evita le definizioni e dice di non essere “né di destra né di sinistra”. La sua corsa all’Eliseo è iniziata il 6 aprile 2016, quando ha lanciato il movimento “En Marche!”. E Macron ci ha sempre creduto, al punto da uscire da sotto l’ala di Francois Hollande: era stato il presidente uscente a sceglierlo nel 2014, quando era un suo consigliere sconosciuto, per farlo diventare ministro dell’Economia nel governo Valls. Poi, nel 2016, dopo aver lanciato “En Marche!”, il “rottamatore” col pallino delle riforme si è dimesso a sorpresa dall'esecutivo socialista per candidarsi all'Eliseo.

I temi

Nella fulminea carriera che lo ha portato ai vertici, Macron non è mai passato per uno scrutinio. Durante la lunga campagna elettorale che lo ha condotto fino alla vittoria nel primo turno, pesi massimi del governo socialista (come Manuel Valls) sono passati con lui facendo infuriare il candidato ufficiale del partito eletto alle primarie, Benoit Hamon. Anche Hollande aveva lasciato intendere che avrebbe scelto lui. La Francia che torna “forte e solidale", la speranza e la fine del disfattismo, ma soprattutto l'Europa come unica grande stella polare sono stati i temi cavalcati da Macron. Promette una società più aperta e flessibile, lontana da corporativismi e privilegi del passato, in grado di rispondere alle sfide globali. La sua convinzione è che occorre superare gli steccati ideologici e la vecchia dicotomia destra/sinistra che frenano il rilancio e la creazione di posti di lavoro.

L’appoggio di Obama

Paladino dell'Europa, è stato l'unico ad aver ricevuto la telefonata di sostegno dell'ex presidente Usa Barack Obama. Nell'ultimo grande comizio nell'arena di Bercy aveva profetizzato: “Lo sentite il mormorio della primavera? Domenica vinceremo e sarà l'inizio di una nuova Francia". Dopo l'attentato sugli Champs-Elysées si è detto “pronto a proteggere i francesi”. Forse anche per rassicurare su quelli che per lungo tempo sono stati indicati come i suoi punti deboli, difesa e sicurezza, si è mostrato al fianco del ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, in uno dei suoi ultimi appuntamenti elettorali. Ai connazionali ha promesso "un'alternativa profonda". Ha già incassato il sostegno di alcuni suoi avversari. Ora è lui il favorito senza partito: per mesi gli è stato pronosticato un sicuro fallimento, ma ha scalzato tutti arrivando al ballottaggio da vincitore.

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