Il falsario, trama e cast del film Netflix con Pietro Castellitto e Claudio Santamaria
CinemaIntroduzione
Il film Il falsario di Stefano Lodovichi con Pietro Castellitto, Giulia Michelini, Andrea Arcangeli, Pierluigi Gigante, Aurora Giovinazzo, Edoardo Pesce e Claudio Santamaria è uscito il 23 gennaio su Netflix (visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite app su NOW Smart Stick).
Quello che devi sapere
LA TRAMA
Falsamente ispirato a una storia vera, il film Il falsario è ambientato a Roma negli anni Settanta. Quando Toni (Pietro Castellitto) arriva in città, nel suo bagaglio ha soltanto il talento per la pittura e il sogno di diventare un grande artista. Ma la sua fame di vita, il destino e la Storia lo porteranno a diventare il più grande di tutti i falsari, nonché una figura centrale nei misteri più fitti del nostro Paese.
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FALSAMENTE ISPIRATO A UNA STORIA VERA
"Il film Il falsario racconta la storia “falsamente ispirata” alla figura reale di Antonio Chichiarelli, detto anche Toni della Duchessa, artista e falsario vissuto a Roma tra gli anni Settanta e Ottanta. Tuttavia, il Toni protagonista (Pietro Castellitto), un avventuriero guascone, imperfetto, a tratti ragazzino e irrisolto, ha poco a che fare con le poche e misteriose informazioni sul suo alter ego reale", si legge nello note di regia di Stefano Lodovichi. "Toni arriva a Roma dalla provincia nel 1976 e grazie all’incontro con Donata (Giulia Michelini), gallerista che dalla borgata si è fatta strada nella Roma bene, inizia a realizzare falsi e a capire che, se vuole avere successo, quella è la direzione che dovrà seguire. Ma Il falsario è anche la storia di tre amici che, in una stagione incerta dell’Italia, raggiungono la Capitale. Fabione (Pierluigi Gigante), Vittorio (Andrea Arcangeli) e Toni sono tre fratelli ideali, tre modi diversi di stare al mondo: Fabione è il maggiore, carico di responsabilità e orientato verso un’etica che si fa estrema e violenta; Vittorio è quello “di mezzo”, cresciuto con meno attenzione e destinato a ritrovarsi con una personalità meno definita; Toni è il più piccolo e irresponsabile, sempre in cerca di una scorciatoia". Le note proseguono: "Perché Roma, in questa storia, è un porto e una tempesta. Ti attrae e ti irretisce con le sue sirene, con la Storia che segna i volti di chi la vive da generazioni, sulle pareti dagli intonaci polverosi, sfiorate dalla luce calda dei tramonti. È la Roma sporca dove suonano musicisti ubriachi fino all’alba, la Roma dove tutto scorre, lento e impietoso. È la Roma che attrae e trattiene per sempre, che ti ammalia e avvolge. È la Roma degli artisti e dei morti ammazzati per strada. Ed è anche la Roma della mala locale, in cui si muove Balbo (Edoardo Pesce), un criminale che, a modo suo, non può non farsi voler bene. Ed è tra le pieghe della Città Eterna che vive anche La Grande Storia. Indefinita, invisibile, articolata, prende forma nei panni distinti di chi muove i fili da dietro, quelli del Sarto (Claudio Santamaria). Ma è quando la nostra storia che diventa Storia, in Via Caetani, il 9 Maggio 1978, che Toni dovrà scegliere chi essere, se farsi adulto. Perché è lì che arte, potere e segreti si intrecciano, e ogni passo può avvicinarti alla verità o spingerti ancora più lontano".
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I RIFERIMENTI CULTURALI, DA ORNELLA VANONI A DINO RISI
"La mia idea di film è stata quella di rendere questa avventura il più immersiva possibile, portando lo spettatore dentro un’epoca che non ho vissuto", ha spiegato il regista Stefano Lodovichi. "E per farlo, oltre a un lavoro approfondito di ricerca condiviso con tutta la troupe, mi sono affidato ai pensieri, ai ricordi, alle idee di collaboratori di enorme talento che quegli anni li hanno vissuti, seppur da bambini, come Mary Montalto ai costumi e Paolo Bonfini alle scenografie. Il falsario è senza dubbio un film di genere, ma difficile da ingabbiare in un’unica etichetta. Perché, sempre con le dovute distanze (ma le reference devono essere alt,e altrimenti che reference sono) ha un pizzico dell’architettura narrativa de I soliti sospetti, uno sguardo alla ricostruzione storica di Munich ma sempre filtrato da un’italianità amara che è nel mio e nostro DNA, quella di Monicelli, Risi, Scola e Germi. Un gioco di identità e di toni che mescola ironia e tensione, memoria e invenzione. Per questo motivo con Emanuele Pasquet, direttore della fotografia, ho cercato di riportare una resa estetica che ricordasse il cinema del periodo: zoom, trattamento effetto pellicola, alternati a macchina a spalla e momenti di dilatazione per creare un linguaggio che mescolasse il respiro attuale con la cura del realismo all’interno di un progredire, firmato dal montaggio di Roberto Di Tanna, che scandisce alternanze, pause, accelerazioni, ai fini di costruire una tensione viva e imprevedibile. E le musiche di Santi Pulvirenti sono un richiamo moderno alle sonorità dell’epoca, capace di muoversi tra slanci lirici, richiami elettronici sinth e costruzioni orchestrali potenti, ombre, attrazione e centrifuga, fino a scivolare verso il centro oscuro della grande Storia. Un rapido accenno va al tono del film, anch’esso ibrido. Con interpreti come Pietro Castellitto ed Edoardo Pesce non era possibile non giocare con sfumature ironiche. Infatti Il falsario è un film che vive di movimenti che vanno dall’amaro, al tragico. Ed è per questo che accanto alle musiche originali, il film utilizza brani di repertorio del periodo, vitali e divertenti, che restituiscono l’energia di quegli anni e accompagnano Toni nei momenti più leggeri e spensierati. Dai Boney M. a Renato Zero, da Cerrone a Ornella Vanoni, da Amanda Lear a Gino Paoli, fino a Iggy Pop e Bryan Ferry: un mosaico sonoro che fa da cornice alle sue avventure. Il falsario nasce più di tre anni fa e dalla sua genesi ha vissuto alti e bassi, rivoluzioni e colpi di scena impensabili. Ma è soltanto nel tempo, con il tempo, che si tempra il carattere, si stressano le storie, e se ne capisce l’importanza, perché come dice l’enigmatico Zu Pippo (Fabrizio Ferracane): “Per le cose importanti ci vuole pazienza”.
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I PERSONAGGI E IL CAST
- Toni (Pietro Castellitto)
Quando si trasferisce a Roma dal paesino sperduto dell’Abruzzo dove è nato, Toni porta con sé come unico bagaglio il talento con i pennelli e la voglia di diventare un grande artista. Grazie alla fame e al carisma, riesce a farsi notare dalla gente che conta e a farsi introdurre nei giri giusti. Perché Toni non è soltanto un tipo sopra le righe, divertente, generoso e capace di farsi amare da tutti per l'eccentricità, ma è anche fenomenale nell’adattarsi ai contesti e nel leggerne le potenzialità. Proprio per queste sue capacità, catapultato a Roma durante gli Anni di Piombo, non può che prendere parte agli avvenimenti sociali e politici dell’epoca. È lui, per esempio, l’autore del falso comunicato numero 7 delle BR, ed è sempre lui l’autore del colpo alla Brink’s Securmark, passato alla storia come la rapina del secolo. Toni è costantemente mosso da due forze opposte: da una parte il bisogno intimo di imprimere alla Storia il marchio della propria Arte, e dall’altra il desiderio di seguire il suo istinto vitalistico e di avere tutto e subito. Nel continuo interrogarsi su chi essere e su che strada seguire, Toni sceglie di essere qualunque cosa: pittore, falsario, ladro, mitomane, genio. Forse è questo, alla fine, il suo più grande talento: riuscire a racchiudere così tante vite in una sola. E farci dubitare di averlo mai compreso davvero.
- Donata (Giulia Michelini)
Donata è una donna moderna, emancipata, in anticipo sui tempi nel non cercare una famiglia o l’amore, ma la realizzazione professionale. Proprietaria di una galleria d’arte, è lei che per prima vede il talento di Toni e gli commissiona dei falsi d’autore segnandone per sempre il destino, artistico e non. Donata è concreta e determinata, perché è una che nella vita ha visto di tutto e sa come muoversi in ogni ambiente, con qualsiasi personaggio. Per catturare la sua attenzione bisogna avere talento e potenziale commerciale, ma per restarle accanto occorre soprattutto essere leali, perché è il tradimento di un patto ciò che Donata, più di ogni altra cosa, non intende accettare.
- Don Vittorio (Andrea Arcangeli)
Spedito in seminario a 12 anni, più che per vocazione la sua è stata una scelta obbligata dalla fame. Eppure, sensibile e profondo, si è sempre sentito un uomo di Chiesa e si aggrappa alla fede per reggere tutte le storture del mondo, come quelle che agitano la sua anima, quel senso di vuoto che ogni tanto lo coglie nel guardare le vite degli altri viaggiare più veloci della sua e nel chiedersi se il suo spazio nel mondo è solo quello che Dio ha scelto per lui.
- Fabione (Pierluigi Gigante)
Dopo una vita passata in mezzo a furtarelli da quattro soldi, ha provato a mettere la testa a posto, andando a lavorare in fabbrica. Stare sotto padrone, però, non è roba sua, perché Fabione è un idealista e tutto quello che vuole è una causa più grande per cui sporcarsi le mani. E in Italia, in quegli anni di opposizione dura, è solo una la strada che sembra chiamarlo a gran voce: quella della Rivoluzione.
- Balbo (Edoardo Pesce)
Balbo è uno dei più temuti boss della banda della Magliana, un uomo pericoloso e senza scrupoli dal quale mantenere le distanze. Non però per Toni che, con fare spavaldo, conquista la sua fiducia diventandone il falsario di riferimento. Figura di collegamento tra gli ambienti dell’estrema destra e i servizi segreti, è lui che introduce Toni nei giri che contano, ma il loro legame d’affari si trasformerà presto in un’insospettabile amicizia.
- Il Sarto (Claudio Santamaria)
L’aria da intellettuale alla moda, sempre impeccabile nel portamento, misurato nel modo di esprimersi, il Sarto è figura di vertice dei Servizi Segreti, un uomo capace di infondere tranquillità e terrore senza cambiare di una virgola il suo registro. Conosce perfettamente i codici per ottenere quello che vuole: minacce e promesse sono, per lui, variazioni sul tema per stabilire il futuro di una relazione.
- Sansiro (Mattia Carrano)
Tifoso sfegatato dell’Inter, Sansiro è un giovane vicino agli ambienti dell’estrema destra eversiva. Apparentemente innocuo e composto, basta sentire la sua risata inquietante per rendersi conto che nasconde un animo violento e una vena di follia. È un tipo di poche parole, ma ha valori piuttosto solidi. Di certo, è uno che non dimentica i suoi debiti.
- Zù Pippo (Fabrizio Ferracane)
Zù Pippo è il referente di Cosa Nostra a Roma, un uomo affabile e pacato, ma l’ultima persona con cui avere un debito o un problema. Con Toni entra da subito in sintonia, grazie a uno scambio di favori. Da lì, il loro rapporto evolverà imprevedibilmente, fino a risultare decisivo nella parabola del protagonista.
- Virginia (Aurora Giovinazzo)
Virginia è una giovane donna, estroversa e passionale. Ha un legame – professionale e di sangue – con uno degli esponenti di spicco di Cosa Nostra. È proprio grazie a questo legame che entrerà in contatto con Toni, destabilizzandone pericolosamente la vita sentimentale.
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