Michael J Fox, il libro di memorie e i libri preferiti: l'intervista al New York Times

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Da ragazzo, l'attore di Ritorno al futuro amava Agatha Christie. Poi è stato coinvolto dalle storie di Edgar Allan Poe e commosso dall'autobiografia di Matthew Perry. A una cena letteraria, infine, condividerebbe il tavolo con Mark Twain, Patti Smith e Shakespeare. Nel frattempo, lui stesso ha scritto un memoir, Future Boy

“Ho sempre preferito tenere un libro in mano, ma purtroppo il Parkinson lo rende difficile, a volte addirittura impossibile. Quindi, gran parte della mia lettura si è trasformata in ascolto”. In un’intervista pubblicata giovedì 11 dicembre sul New York Times, l’attore Michael J. Fox, 64 anni, celebre volto della saga cinematografica di Ritorno al futuro di Robert Zemeckis, ha raccontato il suo rapporto con la lettura e con i libri, compreso il memoir Future Boy, dove ha raccontato la propria vita privata e pubblica. “È nato da un momento specifico della mia vita, quando ho interpretato due ruoli contemporaneamente", ha spiegato. "Spesso mi chiedevano come fossi riuscito a raggiungere quell’impresa, e ho iniziato a interrogarmi anch’io. Così, sulla scia del documentario Still di Davis Guggenheim, mi è venuto in mente che quel periodo avrebbe potuto essere interessante per un libro. A rigor di termini, credo che sia un memoir, ma è molto più improvvisato rispetto agli altri miei libri”.

L'AMORE PER I LIBRI, DA AGATHA CHRISTIE A EDGAR ALLAN POE 

La passione per la lettura è nata quando Michael J. Fox era bambino: “Sono sempre stato un lettore accanito, anche se raramente leggevo libri in classe. Da preadolescente avevo una fissazione per Agatha Christie. Da adolescente, questa passione si è trasformata in una passione per il noir: Raymond Chandler, Dashiell Hemmett, James M. Cain, tra gli altri”. L’ultimo volume sul comodino, invece, è stato Un gentiluomo a Mosca di Amor Towles. “La prosa, il ritmo e lo sviluppo dei personaggi sono ineguagliabili. La sua opera evoca un raro e infallibile senso di nostalgia”. Negli anni, l’attore ha mantenuto invariate le abitudini di lettura, e di solito ascolta due audiolibri contemporaneamente, “uno di saggistica (dai commenti politici, alla storia, alla storia naturale); e l’altro di narrativa (letteratura storica, classici, gialli, gialli e satira). Tendo a “leggere” saggistica di notte, se non altro perché è più facile trovare il punto. Quando penso alla narrativa, penso alla spiaggia, alle giornate libere, ai viaggi e al tempo libero in qualsiasi momento della giornata”. Un'opera produce effetti sia sulla mente, sia sul cuore: “Se cerca di raggiungere la mia mente, confesso che può esagerare e lasciarmi frustrato per mancanza di comprensione. Un autore che cerca di raggiungere il mio cuore può spesso finire nel mirino. Il lavoro emotivo ti coglie di sorpresa e ti lascia con sensazioni che altrimenti non proveresti”. Tra gli ultimi libri che l’hanno fatto piangere ci sono proprio “due memoir particolarmente avvincenti per me, perché scritti da miei contemporanei nel mondo del cinema e della televisione”. Il primo, Friends, Lovers and the Big Terrible Thing della star di Friends Matthew Perry “è stato straziante e terrificante. Onestamente non ricordo se l’ho letto prima o dopo la sua tragica scomparsa”. Il secondo, The Book of Sheen di Charlie Sheen, “è un racconto ammonitore altrettanto avvincente e, sorprendentemente, uno dei memoir più divertenti che abbia mai letto. Charlie è semplicemente così bravo e deliziosamente contorto. Charlie è sopravvissuto a ciò che racconta in questo libro”. Michael J. Fox ama anche i libri sui viaggi nel tempo, come il romanzo Indietro nel tempo di Jack Finney, e conserva sugli scaffali anche una copia della Torah. Impossibile, invece, trovare in casa libri di auto-aiuto. Tra gli autori pessimisti preferiti, invece, compare senza dubbio Edgar Allan Poe. “Con un corpus di opere così cupo (Il corvo, Il cuore rivelatore, I delitti della Rue Morgue, La caduta della casa degli Usher), è incredibile che io trovi ancora i suoi capolavori coinvolgenti e difficili da mettere giù. Quanto al pessimismo, tutto quello che posso dire è che, indipendentemente dall'umore in cui mi trovo quando mi immergo in una delle storie di Poe, è garantito che mi strapperà il sorriso dalla faccia”. In una potenziale cena letteraria con tre scrittori, vivi o morti, l’attore inviterebbe invece commensali come “Mark Twain, per la sua eloquenza e il suo umorismo senza tempo. Per aggiungere un tocco di sublime al ridicolo, inviterei Patti Smith. In Just Kids, un documento della sua amicizia con Robert Mapplethorpe, ha dimostrato di essere una scrittrice di straordinario talento. E sul serio, non vi fa morire dal ridere il pensiero di lei e Samuel Clemens che spezzano il pane? Infine, terrei un piatto per Shakespeare – perché è Shakespeare – anche se dovrei invitare una quarta persona a tradurre”.

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