Roberto Bolle, il grande ritorno in scena dell’étoile che si racconta a Sky Tg24. VIDEO

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Chiara Ribichini

Dopo mesi trascorsi lontano dal palcoscenico a causa della pandemia, ha finalmente riabbracciato il suo pubblico. Al Circo Massimo la prima tappa del tour con i suoi friends che ha poi toccato Firenze, San Francisco e sta per arrivare all’Arena di Verona. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato le difficoltà di questo periodo ma anche la gioia dell’onorificenza ricevuta da Mattarella o dello show con Vasco Rossi. L’INTERVISTA

Un debutto, al Circo Massimo. Un ritorno in scena mai così tanto desiderato. Una ripartenza in cui il corpo ritrova finalmente il suo ossigeno senza mai dimenticare tutto quello che è stato. Quel lungo periodo trascorso lontano dal palcoscenico a causa della pandemia. Roberto Bolle riabbraccia il suo pubblico dopo quasi un anno. L’ultimo spettacolo davanti a una platea era stato infatti lo scorso settembre alla Scala di Milano. Lo incontriamo proprio qui, nel Teatro che considera la sua casa, in una delle sale dove tutte le mattine afferra la sbarra per dare inizio a un nuovo giorno.

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Dal tuo “Bolero”, nel gala che segnò il ritorno della danza al Piermarini dopo il primo lockdown, sono trascorsi quasi 10 mesi. Poi il covid ha costretto nuovamente a chiudere i teatri. Quanto hai atteso questo momento?
Finalmente è arrivato! E’ stato un periodo molto buio e lungo senza la danza. Quest’anno, nel 2021, è la prima volta che torno in scena davanti a un pubblico con uno spettacolo. E’ veramente un ritorno molto desiderato e voluto.

 

Un ritorno in una location completamente nuova?
Sì, al Circo Massimo (prima tappa del tour che ha poi toccato Firenze e San Francisco e sarà all'Arena di Verona il 2 e 3 agosto, ndr). Portare lo spettacolo in un luogo così straordinario e iconico è sempre un’emozione diversa. C’è la sensazione e l’emozione di tornare in scena e quella di essere in un luogo iconico come il Circo Massimo. Sono due sensazioni molto forti, vere, vive e genuine.

 

Cosa hai scelto?
Il programma è molto vario, dal repertorio classico al contemporaneo. C’è un passo a due di Wayne McGregor, un pezzo con interazione video di Massimiliano Volpini, "L’Altro Casanova" che avete visto anche in occasione della Festa della Repubblica e "Canon in D", il passo a tre maschile con la coreografia di Jiří Bubeníček. E poi tanti altri pezzi classici dal passo a due del Cigno Nero a "Don Chisciotte" fino al "Corsaro" proprio per avere un’alternanza tra il repertorio dell’Ottocento e invece brani molto contemporanei…

 

… che poi è quello che hai cercato sempre di fare negli spettacoli con i tuoi friends. C’è un momento pop o qualcosa di particolare?
“C’è un momento di riflessione prima dello spettacolo, un momento emotivo con cui ho scelto di aprire perché mi sembra giusto farlo con qualcosa di diverso, non iniziare come se nulla fosse accaduto. Perché qualcosa è accaduto, abbiamo una consapevolezza e una sensibilità diverse e mutate. E inevitabilmente abbiamo un nuovo modo di stare in scena, di vivere il momento del palcoscenico, del pubblico. Tutto questo viene celebrato con un momento che vuol dire un nuovo inizio.

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Cito una frase di Martha Graham che hai riportato anche in un tuo libro: “Non esiste l’assenza di movimento. A volte quando stiamo molto fermi diventiamo più consapevoli del movimento di quando ci muoviamo davvero”. Quanto queste parole possono rispecchiare questi mesi trascorsi, non so se poi tu sia stato mai senza lezione ma senza palco sicuramente sì…

Senza palco sì ed è stato un periodo molto difficile perché il fisico cambia, sente, si trova in una nuova condizione molto diversa rispetto a quella a cui era abituato. I nostri giorni sono stati sempre scanditi da allenamenti, prove, lavoro dedicato al nostro fisico che è il nostro strumento di lavoro. E’ stato un momento in cui abbiamo capito l’importanza della danza ancora di più. Per noi è l’ossigeno che respiriamo, ne abbiamo bisogno per vivere. Per questo la voglia di tornare sul palcoscenico è ancora più sentita. Ora più che mai.

 

Qual era il pensiero che ti tirava su?
Sicuramente quello di ritornare a ballare, sapevo che c’erano gli spettacoli programmati per questo tour. Subito, l’anno scorso, gli spettacoli del 2020 sono stati posticipati a quest’anno. Quindi c’era questo obiettivo a cui non volevo mancare. Ho voluto assolutamente esserci nonostante le difficoltà dell’organizzazione, le platee limitate nonostante gli spazi grandi, i budget ridotti. Non è affatto facile riuscire a mettere in piedi uno spettacolo in questo contesto anche perché io lavoro con tanti artisti che arrivano dall’estero ma ho fatto di tutto per esserci. Ecco, sapere che tutto questo sarebbe tornato è stato il mio modo di vedere la luce in fondo al tunnel.

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Sei stato lontano dal palco ma hai avuto la possibilità di ballare in grandissimi momenti: al Palazzo di Vetro per i 75 anni dell’Onu, nella prima al Teatro alla Scala “A riveder le stelle”, seppur senza il pubblico, e poi come citavi prima davanti al presidente della Repubblica dopo aver ricevuto l’onorificenza di Grande Ufficiale. Ti aspettavi quel riconoscimento e cosa significa per te che comunque porti alto il nome dell’Italia nel mondo da tantissimi anni (se non sbaglio sono 25 anni che sei primo ballerino)?
E’ vero! Sono 25 anni che sono primo ballerino (sorride, ndr), è un percorso molto lungo. E’ stata una sorpresa, non me l’aspettavo. Ero andato a salutare il presidente Mattarella perché il giorno dopo avrei ballato per la Festa della Repubblica… è stato un riconoscimento incredibile. Vuol dire veramente che le Istituzioni e un Paese intero ti sostengono e credono in te, ti riconoscono il ruolo di ambasciatore della danza e dell’arte nel mondo. Tutto questo ha un’importanza straordinaria per me che ogni giorno lavoro per regalare delle emozioni e un sogno. Sono rimasto profondamente toccato.

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In questi mesi hai danzato anche con Vasco Rossi, quanto vi siete divertiti?
Tantissimo, è stato un momento pop puro. Vasco è un mito, un’icona. Non pensavo sarebbe stato possibile averlo, difficilissimo sì ma possibile non l’avrei mai detto perché erano tantissimi anni che non andava in tv e invece per presentare il suo nuovo brano ha scelto il mio programma tv “Danza con me”. E’ stato un momento molto sentito e molto bello anche perché forse come tutti i grandi ha un’umanità che viene fuori con semplicità e gentilezza. E’ stato un incontro umano oltre che artistico.

A proposito di incontri umani oltre che artistici… che ricordo hai di Raffaella Carrà che hai conosciuto in occasione della trasmissione “Sogni” a cui hai partecipato?
Mi aveva colpito profondamente l’ammirazione che lei aveva per me (sorride, ndr). Io continuavo a dirle che ero io ad essere onorato di incontrare un mito come lei e lei a farmi i complimenti per la carriera che stavo facendo. Aveva una grandissima ammirazione per il mondo della danza e per tutti coloro che lavoravano con grande rigore e professionalità.

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Neanche due mesi fa la scomparsa di un altro mito: Carla Fracci
Carla per me, da quando sono bambino, è stato un punto di riferimento. Lei rappresenta la danza. E’ stata fonte di ispirazione per milioni di bambini, ragazzi, persone in Italia e nel mondo. La sua scomparsa è stato un grande dolore. Quando è entrata alla Scala per l’ultimo saluto è stato un momento molto commovente.

 

Lei ha avvicinato alla danza tante persone…
E’ stata per me un grande esempio, voleva andare al di là del ruolo della ballerina classica. E’ riuscita a fare delle contaminazioni che fino a quel momento erano impensabili e che però arrivavano alla gente e facevano amare il personaggio e la danza in generale. Ha avuto questa forza e questa visione, il coraggio di avere un ruolo che non rispecchiava quello classico. Era un’étoile che poi andava in televisione a duettare con Heather Parisi o con le Gemelle Kessler.

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Hai detto che “anche dopo il più grande trionfo la mattina si ricomincia sempre da capo, dalla sbarra”…
E’ un punto imprescindibile da cui noi ballerini ripartiamo ogni giorno perché è qui che abbiamo la percezione di come sta il nostro fisico, di quali sono i punti di forza e di debolezza. E’ incredibile pensare che ogni mattina rifacciamo gli stessi esercizi ma c’è sempre da lavorare perché il corpo cambia e ogni giorno è diverso. Ed è proprio dal confronto con la sbarra che capiamo di cosa abbiamo bisogno. E’ un momento molto importante di confronto con se stessi.

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