Titano si sta allontanando più velocemente di quanto si credesse da Saturno

Scienze

Lo ha scoperto un team internazionale di esperti, utilizzando i dati inviati dalla sonda Cassini. E' emerso che la più grande luna di Saturno sta "scappando" per circa 11 centimetri all'anno, con una velocità che è 100 volte superiore a quella ipotizzata finora 

Titano è il più grande satellite naturale del pianeta Saturno, la più grande delle 82 lune del pianeta ed uno dei corpi rocciosi più massicci dell'intero sistema solare, per dimensioni e massa il secondo satellite del dopo Ganimede. Oggi, grazie ad uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori, tra cui anche esperti dell'Università di Bologna, è stato possibile capire che Titano sta vivendo una sorta di fuga, allontanandosi da Saturno di circa 11 centimetri all'anno, con una velocità che è 100 volte superiore a quella ipotizzata finora dagli astronomi.

I dati della sonda Cassini

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Completata la mappa di Titano, la più grande delle lune di Saturno

Lo studio, effettuato grazie ai dati della della missione Cassini-Huygens, nata dalla collaborazione fra Nasa, Agenzia spaziale europea (Esa) e Agenzia spaziale italiana (Asi) è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature Astronomy” e sostanzialmente modifica le ipotesi fatte sin qui circa l'evoluzione del sistema di Saturno, confermando una nuova teoria che potrebbe essere applicata anche ad altre lune e pianeti. Infatti, come si legge sul sito dell’Inaf, se da un lato è una teoria piuttosto condivisa quella secondo cui Saturno sia nato circa 4.6 miliardi di anni fa, quando l’intero Sistema solare si stava formando, c’è più incertezza su quando si siano formati i suoi anelli e il suo sistema di oltre 80 lune. Titano attualmente si trova a 1.2 milioni di chilometri da Saturno stesso e la sua velocità di allontanamento suggerisce che la luna all’inizio fosse molto più vicina al suo pianeta di riferimento, il che significherebbe che l’intero sistema di lune si sia espanso più rapidamente di quanto si è sempre creduto.

Una tesi rivista

Negli ultimi 50 anni, spiegano gli esperti, la migrazione orbitale delle lune è stata stimata sulla base della teoria classica delle maree, perché proprio come la Luna produce maree sulla Terra, anche Titano crea lo stesso processo su Saturno. Il pianeta ruota attorno al proprio asse più velocemente di quanto Titano gli ruoti attorno, quindi il picco mareale su Saturno non è diretto precisamente verso il suo satellite, ma lo precede. A causa di questo disallineamento, Titano riceve una spinta gravitazionale che lo allontana da Saturno. Secondo la teoria delle maree, le lune più esterne come Titano dovrebbero allontanarsi più lentamente rispetto a quelle più vicine al pianeta. Ora l'ipotesi viene messa in discussione proprio da Cassini, che tra il 2006 e il 2016 ha realizzato dieci sorvoli di Titano.

La teoria alla base del fenomeno

Per ottenere i loro risultati, gli autori dello studio hanno mappato le stelle sullo sfondo delle immagini di Cassini e hanno seguito la posizione di Titano. In seguito, hanno confrontato i loro risultati con quelli ottenuti con un set di dati indipendente: i dati scientifici a radiofrequenza raccolti da Cassini. Proprio durante il corso dei dieci sorvoli ravvicinati effettuati tra il 2006 e il 2016, la sonda ha inviato onde radio sulla Terra. Gli scienziati hanno studiato come la frequenza del segnale sia stata modificata dalle interazioni con l’ambiente circostante, per stimare così l’evoluzione dell’orbita di Titano. Ciò che è emerso da queste osservazioni, suggeriscono gli scienziati, potrebbe essere spiegato dalla teoria del "resonance locking" ideata alcuni anni fa da Jim Fuller, ricercatore del California Institute of Technology e coautore proprio di questa ricerca. La teoria prevede una rapida migrazione orbitale delle lune dei pianeti gassosi causata da particolari risonanze tra le oscillazioni della struttura interna del pianeta e il moto orbitale delle lune. Queste risonanze possono catturare le lune durante l'evoluzione del pianeta e farle quindi muovere più velocemente rispetto a quanto avviene con il meccanismo classico delle maree.

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