I laghi di Titano si sono formati in seguito a delle esplosioni

Scienze

Sulla superficie della più grande delle lune di Saturno si sono verificate delle detonazioni correlate a variazioni di temperatura dovute a cambiamenti climatici. Lo ha dimostrato il team di ricercatori coordinato da Giuseppe Mitri

I crateri che ospitano i laghi di idrocarburi di Titano, la più grande delle 62 lune di Saturno, si sono formati in seguito a esplosioni avvenute nel sottosuolo e non a causa dell’impatto di alcuni meteoriti, come ipotizzato in passato. Lo ha dimostrato uno studio coordinato da Giuseppe Mitri, ricercatore del dipartimento di Ingegneria e Geologia dell’Università ‘Gabriele d’Annunzio’ di Pescara, i cui risultati sono stati recentemente pubblicati sulle pagine della rivista di settore Nature Geoscience. Nel team di esperti guidato dallo studioso erano presenti anche Jonathan Lunine e Valerio Poggiali della Cornell University, e Marco Mastrogiuseppe del California Institute of Technology (Caltech).

L’origine dei laghi di idrocarburi

"La sonda Cassini ha scoperto su Titano mari e laghi di idrocarburi e ha osservato che i laghi si estendono soprattutto nel polo Nord. Non si capiva però quale fosse la loro l'origine", spiega Mitri. Alcuni esperti ritenevano che sul satellite naturale di Saturno potessero essersi verificati dei fenomeni simili al carsismo, ma questa ipotesi è stata smentita dalle osservazioni fatte dalla sonda Cassini alla fine dei suoi 13 anni di carriera. I dati relativi all’altimetria hanno permesso ai ricercatori di notare che in molti laghi le rive erano più alte. Mitri spiega che ulteriori analisi dei crateri hanno reso evidente la loro natura di strutture esplosive, simili ai ‘maar’, le caldere di origine idromagmatica presenti nei Colli Albani. Tuttavia l’origine dei laghi di idrocarburi non è riconducibile a fenomeni vulcanici. “L’unico processo possibile potrebbe essere stata un’esplosione avvenuta vicino alla superficie”, osserva Mitri. Il metano e l’etano presenti su Titano sono stabili alle temperature rilevate da Cassini, ma lo stesso non vale per l’azoto. "Così abbiamo studiato l'evoluzione di Titano e abbiamo capito che sul satellite naturale sono avvenute esplosioni correlate a variazioni di temperatura dovute a cambiamenti climatici", conclude l’esperto. In queste condizioni l’azoto è diventato instabile ed è esploso all’interno della crosta ghiacciata, a una profondità intorno ai 100 metri. 

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