Brian May, il chitarrista dei Queen in cerca delle origini degli asteroidi

Scienze

L’iconico musicista, membro storico di uno dei gruppi musicali più amati di sempre, ha anche una passione per il mondo dell’astrofisica ed è stato impegnato in una ricerca che vuole approfondire la natura degli asteroidi, con l’obiettivo di comprenderne la storia e l'evoluzione

Brian May, chitarrista e icona dell’iconico gruppo dei Queen, ha anche una passione per l’astrofisica oltre che per la musica. Di recente, tra l’altro, è stato co-autore di un particolare studio riguardante l’origine degli asteroidi, con l’obiettivo di comprenderne la storia e l'evoluzione, attraverso simulazioni al computer di collisioni, per mettere a punto strategie di difesa della Terra da un eventuale impatto cosmico. Questi elaborati calcoli sono stati eseguiti grazie al supercomputer Bluecrab, gestito dal Maryland Advanced Research Computing Center, attraverso la Johns Hopkins University e l'Università del Maryland.

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Lo studio, i cui primi dati sono pubblicati sulla rivista scientifica “Nature Communications” è stato condotto oltre che da May anche dal gruppo di esperti coordinato da Patrick Michel, dell'Osservatorio francese della Costa Azzurra e fa della missione Hera dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), nato per studiare nel dettaglio la possibilità di deviare la traiettoria di un asteroide in rotta di collisione con la Terra. Come spiega proprio l’Esa sul suo sito, il team di esperti ha studiato le caratteristiche dell'asteroide Bennu (525 metri di diametro) avvistato dalla sonda Osiris-Rex della Nasa e dell'asteroide Ryugu (1 km di diametro) raggiunto dalla sonda giapponese Hayabusa2. Ne è emerso che entrambi possiedono la stessa distinta forma a trottola e densità di materiali simili. Tuttavia, la coppia contiene quantità diverse di acqua, come rivelato nella mappatura spettrale dei materiali idratati. Ryugu appare debolmente idratato rispetto a Bennu, nonostante sia relativamente giovane, con un’età stimata di soli 100 milioni di anni. "Le forme degli asteroidi e il loro livello di idratazione possono servire da veri e propri traccianti della loro origine e storia", ha spiegato Brian May. Per portare avanti il loro studio, gli esperti hanno eseguito simulazioni su asteroidi la cui corsa è stata interrotta da collisioni cosmiche, rilasciando abbondanti frammenti che si sono gradualmente trasformati in corpi aggregati e ritenuti una potenziale origine della maggior parte degli asteroidi più grandi di 200 metri di diametro.

La missione Hera

Hera, tra l’altro, sarà la prima missione a visitare un sistema binario di asteroidi, Didymos, formato da due corpi. "Hera rivoluzionerà le nostre conoscenze sugli asteroidi, mostrandoci cose che non avevamo mai visto prima", ha raccontato ancora il celebre chitarrista. "Una delle possibilità che abbiamo è modificare la loro traiettoria: un'impresa molto complessa", ha chiarito. La prima tappa della missione sarà l'impatto, alla velocità di più di sei chilometri al secondo, della sonda Dart della Nasa sull'asteroide più piccolo del sistema di Didymos. La tappa ulteriore prevede poi la liberazione da parte di Hera di una coppia di mini-satelliti, i cosiddetti CubeSat, grandi all’incirca come scatole di scarpe, che si comporteranno come piccoli droni e voleranno su Didymos, con la possibilità di poggiarsi anche sulla sua superficie. "Hera fornirà preziose informazioni su come intervenire per deviare la traiettoria di un asteroide. In questo modo se dovessimo individuare un corpo celeste in rotta di collisione con la Terra, saremmo preparati", ha concluso May.

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