Covid, perdita di gusto e olfatto: tutto quello che c’è da sapere

Salute e Benessere

Secondo gli esperti molti pazienti colpiti da Covid-19 in forma lieve, circa il 60% dei positivi, dichiarano un deficit di olfatto e di gusto. Una ricerca italiana ha scoperto che l'89% di coloro che manifestano questi sintomi, entro un mese, recupera sia gusto sia olfatto, ma una piccola parte, però, non migliora

“Ho perso prima il gusto poi l'olfatto, non sento più gusti e odori ed ero tutta rotta come se avessi un peso sullo sterno incredibile". Con queste parole la nuotatrice Federica Pellegrini aveva raccontato, su Instagram, gli sviluppi legati alla sua esperienza con il coronavirus, a cui era risultata positiva di recente. Si tratta solo di una delle numerose esperienze che i pazienti che hanno contratto la malattia di Covid-19 hanno segnalato. Infatti, come ricorda anche un articolo apparso sul portale di Fondazione Veronesi, molti pazienti colpiti da Covid-19 in forma lieve dichiarano un deficit di olfatto e di gusto. Gli esperti dicono che entro un mese la maggior parte recupera del tutto, dieci su cento però non migliorano. Lo aveva rilevato una ricerca italiana che aveva valutato questo deficit sensoriale in circa 200 pazienti. L’indagine, nello specifico, era stata condotta da un team di ricercatori delle Università di Padova e Trieste, dell’Aulss2 di Treviso, del Centro di riferimento oncologico di Aviano e del King’s College di Londra. Nel corso dello studio erano stati esaminati 202 adulti, tutti testati con tampone presso l’ospedale di Treviso nel mese di marzo 2020 e tutti positivi all’infezione da coronavirus, seppur “moderatamente sintomatici”. Alterazioni del gusto (in gergo scientifico definita come “ageusia” o “disgeusia”), dell’olfatto (o anche “anosmia”) o di entrambi erano state dichiarate dalla maggioranza delle persone, ovvero 113. A distanza di un mese circa dalle prime manifestazioni, l’89% dei partecipanti però aveva dichiarato di aver ricominciato a sentire odori e sapori.

durante la presentazione di Photoansa 2019 il libro fotografico  realizzato con le immagini dei fotografi Ansa per raccontare i fatti e i protagonisti dell’anno appena trascorso. Fondazione Feltrinelli, Milano 05 Dicembre 2019.
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Un recente studio ha trattato il tema, spiegando che in 4 persone su 5 la perdita temporanea di olfatto è legata al Covid e che il deficit olfattivo si può presentare in assenza di febbre e tosse, annoverandolo così tra i principali sintomi dell'infezione a livello globale oltre a dimostrarsi un ottimo indicatore per distinguere l'infezione da Sars-CoV-2 da altre malattie respiratorie come l'influenza. A sostenerlo era stata Rachel Batterham della University College London, autrice di un lavoro di ricerca pubblicato sulla rivista scientifica “Plos Medicine”. Come segnala poi anche un articolo del “Corriere della Sera”, la perdita dell’olfatto che può accompagnare il coronavirus è diversa da quella associata al raffreddore. A dimostrarlo era stato uno studio compiuto su 30 volontari da un team di esperti dell’Università dell’East Anglia, in Gran Bretagna. Dei partecipanti, 10 erano positivi al coronavirus e con raffreddore e 10 sane, senza sintomi di raffreddore o influenza. La perdita dell’olfatto è stata riscontrata più marcatamente nelle persone con Covid-19, che erano meno in grado di identificare gli odori. Solitamente, hanno spiegato gli esperti, la perdita improvvisa e grave e non si accompagna a naso chiuso o naso che cola, ma la maggior parte delle persone colpite da coronavirus può ancora respirare senza difficoltà. Come per la perdita dell’olfatto, anche per quella del gusto sono state segnalate differenze tra una fisiologica perdita di gusto legata alla congestione nasale e il sintomo del coronavirus, differenze che sembrano essere evidenti. Ad esempio, i pazienti affetti da coronavirus con perdita del gusto non sono realmente in grado di distinguere tra amaro o dolce, spiega il Corriere della Sera. Questa situazione, secondo i medici, potrebbe essere spiegata dal fatto che il virus colpisce le cellule nervose direttamente coinvolte con l’olfatto e la sensazione del gusto. “Chi sospetta un contagio potrebbe anche fare da solo test dell’olfatto e del gusto a casa usando prodotti come caffè, aglio, arance o limoni e zucchero”, hanno suggerito gli esperti.

Come avviene il processo

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Ma come avviene questo processo? A spiegarlo è stato, tra gli altri, Alberto Albanese, responsabile di Neurologia I presso il polo ospedaliero Humanitas. “La maggior parte dei sapori che avvertiamo è percepita attraverso il naso più che attraverso la lingua. I sapori si diffondono nel cavo orale e producono una sensazione mista di percezione gustativa e olfattiva, responsabile della più ampia percezione del gusto. La perdita del gusto è dunque una naturale conseguenza della perdita dell’olfatto”, ha spiegato. “Gli studi epidemiologici sulla perdita dell’olfatto sono complicati dalla presenza di sintomi respiratori con riniti, tosse e irritazione delle mucose, che rendono difficile creare un collegamento diretto tra il Covid-19 e il sistema olfattivo umano”, ha detto Albanese. “È tuttavia noto che la via olfattiva rappresenta la porta d’ingresso di diversi virus respiratori al sistema nervoso centrale, quali herpes virus 1 e 6, virus della rabbia e dell’influenza”, ha proseguito, segnalando come alcuni studi abbiano “mostrato che il sistema olfattivo potrebbe rappresentare una via di accesso privilegiata al nostro organismo per alcuni coronavirus e questo potrebbe verificarsi anche con Sars-CoV-2 responsabile di Covid-19. "L’epitelio olfattivo, infatti, ospita anche terminazioni del nervo trigemino, attraverso le quali il virus potrebbe guadagnare l’accesso all’encefalo", aveva aggiunto l'esperto.

Quanto dura

Lo studio di cui si è accennato sopra, degli atenei di Padova e Trieste, i cui risultati sono stati pubblicati anche sul “Journal of the American Medical Association”, hanno dunque spiegato che la perdita di gusto ed olfatto può terminare entro un mese per la maggior parte dei pazienti, che poi ritrovano completamente la sensibilità corretta, con il 40% di essi che ha manifestato decisi miglioramenti. Nonostante ciò, anosmia e ageusia sono rimasti i sintomi più riferiti dai pazienti a quattro settimane dalla diagnosi dell’infezione. Inoltre, per una minoranza (il 10% circa), le difficoltà sono restate invariate oppure sono peggiorate. Gli autori dello studio, tra cui il professor Paolo Boscolo-Rizzo del dipartimento di Otorinolaringoiatria dell’Università di Padova, hanno spiegato che non c’è un nesso fra il perdurare del deficit sensoriale e la persistenza dell’infezione, ovvero non è automatico che chi continua a non sentire gli odori e i sapori sia esposto a una forma più duratura di infezione. Esiste, invece, un nesso fra l’intensità del sintomo e la sua durata, dato che i pazienti vittime delle forme più severe di anosmia hanno avuto meno probabilità di recuperare l’olfatto entro quattro settimane. “Probabilmente per un danno più severo al neuroepitelio olfattivo”, hanno spiegato i medici, ovvero il tessuto che custodisce i recettori che ci consentono di sentire profumi e odori.

Cosa sappiamo fino ad oggi

Al momento, tra i dati conosciuti sul tema, si sa che la maggior parte dei pazienti colpiti dal coronavirus (circa il 60%) riferisce di avere avuto perdite di sensibilità. Capita più frequente nelle donne che negli uomini. Proprio uno studio condotto presso l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) su 200 pazienti affetti da Covid-19 ha contato una riduzione del gusto nel 55% dei soggetti e dell’olfatto nel 42%. Più rara in circa l’8% dei casi, l’ostruzione delle vie nasali. Quindi, hanno riassunto gli autori, il medico di base che verifichi una riduzione severa di gusto o di olfatto, o di entrambi, con il naso libero può intenderli come campanelli d’allarme per una possibile infezione da coronavirus, suggerire l’isolamento e procedere a richiedere un tampone.

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