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Digiuno a intermittenza, ecco perchè può far bene a corpo e mente

I titoli di Sky Tg24 delle ore 13 del 27/12

1' di lettura

Mark Mattson, professore di neuroscienze alla School of Medicine della Johns Hopkins University, ha preso in esame studi lunghi 25 anni sull'argomento, elogiando i benefici dei due diversi tipi di digiuno esistenti 

Giunto quasi al termine un altro anno, tra i buoni propositi che molti si ripropongono di seguire per l'anno che deve venire, c’è quello legato ad un differente regime alimentare. E allora perché non prendere in considerazione la possibilità di seguire una dieta con digiuno ad intermittenza? A suggerire questa ipotesi è Mark Mattson, professore di neuroscienze alla School of Medicine della Johns Hopkins University, che ha studiato l'impatto sulla salute del digiuno intermittente nel corso di 25 anni e l'ha adottato come stile di vita circa 20 anni fa, sostenendo che possa rientrare perfettamente in uno stile di vita sano.

Due tipi di digiuno a intermittenza

In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “New England Journal of Medicine”, Mattson ha voluto approfondire l’argomento, suggerendo le applicazioni cliniche legate al digiuno intermittente in modo che i medici possano guidare i pazienti che vogliono provarlo. Per farlo, l’esperto ha revisionato una vasta mole di studi condotti sull'argomento negli ultimi anni e sottolineando che sono diversi i vantaggi per la salute dettati dal digiuno a intermittenza, che può essere di due tipi. In un primo caso si consumano tutti i pasti della giornata nell'arco di 6-8 ore al giorno, digiunando per le restanti 18-16 ore, mentre nel secondo caso ci si limita a un solo pasto al giorno per due giorni a settimana e una dieta normale per i restanti 5 giorni della settimana.

Gli studi esaminati

Una serie di studi sugli animali e alcuni studi sull'uomo hanno dimostrato, spiega Mattson, che l'alternanza tra i periodi di digiuno e di alimentazione favorisce la salute cellulare, probabilmente innescando un adattamento secolare a periodi di scarsità di cibo chiamati “commutazione metabolica”. Tale interruttore si verifica quando le cellule consumano le loro riserve di combustibile a base di zucchero rapidamente accessibile e iniziano a convertire il grasso in energia in un processo metabolico più lento. Mattson afferma che gli studi hanno dimostrato che questo interruttore migliora la regolazione della glicemia, aumenta la resistenza allo stress e sopprime l'infiammazione. E poiché la maggior parte degli americani consuma tre o più pasti ogni giorno, essi non riescono a sperimentare i benefici che ne possono derivare. Nell'articolo, Mattson osserva anche che quattro studi condotti sia sugli animali sia sulle persone hanno riscontrato che il digiuno intermittente ha ridotto la pressione sanguigna, i livelli di lipidi nel sangue e la frequenza cardiaca a riposo. Senza dimenticare che alcune prove scientifiche sottolineano il fatto che il digiuno intermittente possa modificare i fattori di rischio associati all'obesità e al diabete. Due studi, condotti presso l'University Hospital del South Manchester NHS Foundation Trust che ha coinvolto 100 donne in sovrappeso, hanno dimostrato che coloro che seguono una dieta a digiuno intermittente 5:2 (il secondo tipo segnalato da Mattson) hanno perso la stessa quantità di peso delle donne che limitavano le calorie.

I benefici per il cervello

Più recentemente, sostiene il professore, studi preliminari suggeriscono che il digiuno intermittente potrebbe anche favorire la salute del cervello. Uno studio clinico condotto presso l'Università di Toronto lo scorso aprile ha scoperto che 220 adulti sani, non obesi e che hanno mantenuto una dieta ipocalorica per due anni, hanno mostrato segni di miglioramento della memoria in una serie di test cognitivi. Sebbene siano necessarie molte più ricerche per dimostrare gli effetti del digiuno intermittente sull'apprendimento e sulla memoria, Mattson sostiene che se viene trovata quella prova, il digiuno, o un equivalente farmaceutico che la imiti, può offrire spunti per impedire la neurodegenerazione e la demenza.

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