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Malattie neurodegenerative, da onde gravitazionali un aiuto per la Pet

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2' di lettura

Uno studio ha dimostrato che la tecnologia di analisi dei dati sviluppata per la ricerca delle onde gravitazionali può migliorare l’efficacia della Pet nella diagnosi della demenza a corpi di Lewy 

Dall’astrofisica ecco arrivare un aiuto prezioso alla medicina. Grazie alla tecnologia di analisi dei dati sviluppata dagli scienziati per la ricerca delle onde gravitazionali è infatti possibile migliorare l’efficacia della Pet (Tomografia a emissione di positroni) nella diagnosi di alcune malattie neurodegenerative, tra cui la demenza a corpi di Lewy. Lo dimostra uno studio pubblicato sulle pagine della rivista Annals of Neurology e firmato da ricercatori del Policlinico San Martino di Genova, dell’Università di Genova e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

Pet strumento efficace per la diagnosi

Lo studio, che ha coinvolto 171 pazienti provenienti da tutta Europa, è stato condotto congiuntamente da fisici e medici, la cui collaborazione ha permesso di migliorare la Pet nell’individuare le aree del cervello colpite dalla demenza a corpi di Lewy, una malattia neurodegenerativa simile al morbo di Alzheimer, ma che si manifesta più precocemente. Scoperta solo negli anni ’90, è la seconda forma di demenza più diffusa al mondo, proprio dopo l’Alzheimer. La ricerca, inoltre, ha permesso di ricostruire le relazioni che intercorrono tra il metabolismo cerebrale e i sintomi della malattia. “Finora gli studi su grandi gruppi di pazienti sono stati scarsi”, ha spiegato Silvia Morbelli, del Policlinico San Martino di Genova e dell’Università di Genova. “Ora, grazie a questo lavoro, la Pet si consolida come efficace strumento di diagnosi della malattia”, ha concluso la co-autrice della ricerca.

Buon lavoro interdisciplinare

A firmare la ricerca anche Andrea Chincarini, fisico dell’Infn e responsabile dell’analisi dei dati: “Non è stato facile estrarre le informazioni legate alla malattia a causa della grande eterogeneità dei dati. Il risultato - ha proseguito l’esperto - ha richiesto un grande coordinamento tra lo sviluppo degli strumenti impiegati per l’analisi dei dati nella ricerca sulle onde gravitazionali e l’interpretazione clinica. Il nostro approccio è stato innovativo ed efficace”. Chincarini ha poi concluso sottolineando che il risultato dello studio è il frutto di un buon lavoro interdisciplinare, che nei prossimi mesi verrà applicato anche a un’altra malattia neurodegenerativa, la sclerosi multipla.

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