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Parkinson, raddoppiano i malati: entro il 2040 saranno 12 milioni

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2' di lettura

Gli studiosi definiscono 'pandemia' l'aumento esponenziale della malattia, che dal 1990 ha già visto raddoppiare le persone affette, destinate a duplicarsi ulteriormente nei prossimi 20 anni 

Gli studiosi la definiscono una vera e propria ‘pandemia’ quella che potrebbe portare entro il 2040 12 milioni di persone nel mondo a soffrire del morbo di Parkinson. Secondo quanto riportato sulle colonne della rivista Journal of Parkinson’s Disease, infatti, oggi 6 milioni di persone sono affette da questa malattia, una cifra che è già raddoppiata rispetto al 1990 e che nei prossimi anni è destinata a duplicarsi ulteriormente a causa, soprattutto, dell’invecchiamento della popolazione globale.

Fattori di rischio

Gli esperti sottolineano che tra tutti i problemi neurologici, il morbo di Parkinson è quello che cresce più velocemente, basti pensare che dal 1990 al 2015 il numero di pazientiche soffrono di questo disturbo è aumentato del 118%, raggiungendo i 6,2 milioni attuali. Pur non trattandosi di una malattia contagiosa, gli studiosi non esitano a chiamare ‘pandemia’ la crescita esponenziale dei casi di Parkinson, in quanto il morbo si sta diffondendo, proprio come le pandemie, su vaste aree geografiche, crescendo in ogni continente e migrando da un territorio all’altro.
La sua diffusione è favorita in primo luogo dal costante invecchiamento della popolazione e da alcuni fattori ad esso collegati, come spiega Patrik Brundin, direttore della rivista: “L'aumentata longevità, il calo del numero dei fumatori, con il tabacco che sembra avere un effetto protettivo nei confronti della malattia, e l'aumento dell'industrializzazione, con la sempre maggiore esposizione a sostanze come pesticidi e metalli pesanti, rischiano di portare il numero addirittura a 17 milioni”.

Come prevenire la pandemia

Ma si può prevenire questa pandemia? Gli esperti dicono di sì, purché si mettano in atto tre interventi volti a limitarne la diffusione e dare supporto e nuove cure ai malati. Innanzitutto finanziare la ricerca, in modo tale da permettere ai ricercatori di giungere a una maggiore conoscenza del morbo e, di conseguenza, delle sue cause. In secondo luogo, uniformare i modelli di cura ed estenderli a tutte le regioni del mondo. Infine, rinnovare i trattamenti, identificandone di nuovi che vadano a sostituire la levodopa, scoperta 50 anni fa e ancora oggi la più efficace.

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