Ictus, quanto si può recuperare? La risposta nel cervello: studio dell'IRCCS San Raffaele
Salute e BenessereUna ricerca pubblicata sulla rivista Stroke dimostra che la capacità del cervello di variare la propria risposta agli stimoli nelle prime settimane dopo l'evento è un indicatore cruciale per un migliore recupero motorio
L'ictus rappresenta ancora oggi una delle sfide sanitarie più urgenti a livello globale e nazionale. Una persona su quattro rischia di esserne colpita nel corso della propria vita: solo in Italia, oltre 100mila persone ogni anno vanno incontro a un nuovo evento e più di un milione convive quotidianamente con le sue conseguenze. Le sequele di un ictus sono, infatti, la prima causa di disabilità permanente nel mondo: tra chi sopravvive, tre persone su quattro presentano una qualche forma di disabilità. Questi dati, tornati al centro dell’attenzione in occasione della Giornata mondiale del 29 ottobre, sollevano un interrogativo cruciale per medici e pazienti: quanto sarà possibile recuperare?
Il mistero della riabilitazione
Un dilemma frequente nella neuroriabilitazione riguarda le profonde differenze nei percorsi di guarigione: perché alcune persone recuperano molto e altre, pur partendo da lesioni apparentemente simili, recuperano molto meno? Una risposta innovativa arriva da uno studio dell’IRCCS San Raffaele Roma, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Stroke. La ricerca propone di considerare un parametro finora interpretato soprattutto come un elemento di “disturbo”: la variabilità con cui il cervello risponde a stimoli identici.
Lo studio e la Stimolazione magnetica transcranica
La ricerca è stata condotta dal Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione e dal Laboratorio di Connettività Cerebrale del San Raffaele, in collaborazione con l’Università eCampus e l’Istituto San Raffaele di Sulmona. Il lavoro ha come primo autore l’ingegner Lorenzo Nucci e la coordinazione scientifica del professor Paolo Maria Rossini e della dottoressa Domenica Le Pera. I ricercatori hanno monitorato 77 pazienti al primo ictus, valutandoli tra il settimo e il 14esimo giorno dall’evento e nuovamente dopo due mesi di riabilitazione intensiva quotidiana, confrontando i dati con quelli di 10 volontari sani. Attraverso la Stimolazione magnetica transcranica (Tms) - una tecnica indolore e non invasiva - è stata osservata la risposta delle vie nervose che controllano i muscoli della mano tramite il potenziale motorio evocato (una piccola contrazione della mano).
La variabilità come motore del recupero
Tradizionalmente, i medici si concentrano sull’ampiezza della risposta motoria, poiché un segnale più forte indica una maggiore integrità delle vie nervose. Il team del San Raffaele ha invece cambiato prospettiva, analizzando quanto la risposta cambiasse in ampiezza e forma da uno stimolo al successivo. I risultati hanno rivelato che le persone con risposte cerebrali più variabili nelle prime settimane dopo l'ictus hanno poi recuperato una quota maggiore del movimento teoricamente recuperabile. Al contrario, le risposte più uniformi e "monotone" sono risultate associate a una minore capacità di recupero, aprendo nuove e importanti prospettive per la personalizzazione delle terapie riabilitative.