Covid, in Corea del Sud terza dose del vaccino dopo tre mesi

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La decisione è stata presa dal governo locale anche a seguito dell’“allarmante aumento dei pazienti gravi”, come confermato dal premier Kim Boo-kyum. Per questo motivo verrà ridotto a tre mesi, rispetto agli attuali quattro o cinque, l'intervallo di tempo intercorso tra il ciclo vaccinale primario e la terza dose “booster”

La raccomandazione è quella di “somministrare dosi di richiamo preferibilmente dopo 6 mesi”, ma i dati disponibili “supportano la somministrazione sicura ed efficace di una dose di richiamo già a tre mesi dal completamento della vaccinazione primaria”. Lo ha sottolineato di recente Marco Cavaleri, responsabile della task force dei vaccini anti-Covid dell’Agenzia europea del farmaco (Ema). L’indicazione, in queste ore, è stata presa in considerazione anche in altre aree del mondo, precisamente in Corea del Sud, dove il governo locale, per contrastare la diffusione del coronavirus, ha annunciato che ridurrà a tre mesi, rispetto agli attuali quattro o cinque, l'intervallo di tempo tra il ciclo vaccinale primario e la terza dose “booster”.

Un “allarmante aumento dei pazienti gravi”

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Il premier Kim Boo-kyum, infatti, ha parlato di un “allarmante aumento dei pazienti gravi”. Nel Paese, come riportano i dati ufficiali, per il terzo giorno consecutivo sono stati registrati più di 7.000 nuovi casi di coronavirus ed è stata superata la soglia di 500.000 contagi sin all'inizio della pandemia. Proprio per questo motivo lo stesso primo ministro sudcoreano ha anticipato possibili misure “straordinarie”, tra cui anche l’accelerazione sulla terza dose di vaccino anti-Covid. “La nostra priorità è la rapida somministrazione dei vaccini”, ha detto Kim. Ad oggi, in tutta la Corea del Sud, l'81% della popolazione ha ricevuto due dosi di vaccino e più del 10% si è già sottoposta anche alla cosiddetta dose “booster”. Tra l’altro, proprio l’aumento dei contagi, ha costretto gli ospedali locali a chiedere di fornire più posti letto per i pazienti Covid con l'obiettivo di averne quasi 1.900 in più, tra tutte le 165 strutture sanitarie del Paese. Se il quadro non migliorerà, ha confermato ancora il premier, “al governo non resterà altro che attuare misure di distanziamento fisico più rigide”.

I dati recenti relativi alla situazione sanitaria

La situazione sanitaria, come detto, sta preoccupando le autorità locali. Secondo i dati dell'Agenzia per il controllo e la prevenzione delle malattie (Kdca), gli ultimi 7.022 nuovi contagi accertati hanno portano il totale a 503.606 casi a partire dall’inizio della pandemia. E sono stati confermati anche i 63 casi legati alla variante Omicron, di cui 15 “importati” e 48 a “trasmissione locale”. Nelle ultime 24 ore, poi, sono stati segnalati altri 53 decessi, con il bilancio complessivo che è arrivato a 4.130 vittime. Attualmente, i pazienti Covid in condizioni gravi risultano essere 852, con la pressione sugli ospedali e sulle terapie intensive che sta crescendo.

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