Influenza, l'intelligenza artificiale può prevederne la diffusione

Salute e Benessere
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A sostenerlo uno studio, condotto da un team di ricercatori di diverse università americane, che ha riguardato New York e l’Australia e si è basato all’analisi dei movimenti umani scansionati attraverso i dati dei telefoni cellulari

L'Intelligenza Artificiale può riuscire a prevedere la diffusione dell'influenza stagionale: è successo a New York e in Australia, grazie all’analisi dei movimenti umani scansionati attraverso i dati dei telefoni cellulari. Il risultato di questo esperimento è stato descritto sulla rivista scientifica “Nature Communications”, dopo uno studio condotto da un team di ricercatori di diverse università americane, coordinati da Adam Sadilek, di Google.

La geolocalizzazione attivata

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Come spiegato dagli stessi ricercatori, la diffusione di una malattia virale all’interno di una popolazione è legata alle interazioni tra le persone infette e a quelle che non lo sono, ma determinare modelli legati alla previsione su come le malattie si possano propagare in una città o un paese, richiede l'uso di dati che attualmente sono imprecisi e scarsi. Per riuscire ad avere un quadro maggiormente esplicativo, i ricercatori americani hanno deciso di raccogliere i dati, tracciati in forma del tutto anonima, dei telefoni Android che avevano la geolocalizzazione attivata, e usato l'Intelligenza Artificiale per analizzare i singoli movimenti. In questo modo, è stato possibile generare una mappa della mobilità umana con cui prevedere l'attività del virus influenzale a New York nel 2016-2017. Il modello di trasmissione delle infezioni così ottenuto, incrociato poi sui dati dei ricoveri ospedalieri e sui test di laboratorio, ha potuto offrire risultati migliori dei modelli standard di previsione. Grazie alla medesima metodica, è stato possibile poi prevedere, in modo accurato, anche la diffusione dell'influenza in Australia nel 2016.

Un grande potenziale per prevedere le epidemie

La particolarità di questo studio, hanno affermato gli esperti, è che si è riusciti ad andare oltre gli attuali dati di mobilità ad alta risoluzione, solitamente basati sui registri delle chiamate telefoniche, che però sono specifici per ciascun gestore e non permettono di rilevare i movimenti internazionali o oltre confine. I dati sulla localizzazione, invece, non prevedono questi paletti e consentono di monitorare la diffusione di una malattia su lunghe distanze. Anche in questo caso, esistono delle limitazioni sulla completezza di questi dati, come osservato dai ricercatori, dal momento che sono esclusi i bambini e gli anziani, che usano meno gli smart phone. In ogni caso, è la conclusione degli studiosi americani, l'utilizzo dei dati raccolti dai dispositivi mobili può rappresentare un grande potenziale, utile per prevedere la diffusione delle epidemie. Serviranno però ulteriori approfondimenti e studi per capire se tale modello possa essere applicato anche ad altri virus, come ad esempio il Sars-Cov-2.

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