Covid, Natale: per il Censis l’80 per cento degli italiani è favorevole alle restrizioni

Salute e Benessere
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Dal 54esimo rapporto del Censis è emerso che “il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle” per Natale e Capodanno. Una percentuale leggermente più bassa di persone indica in ansia e “paura dell’ignoto” il sentimento prevalente durante la pandemia da Covid

Quasi l'80% degli italiani si dichiara a favore della stretta alle regole per le prossime festività, Natale e 31 dicembre. Lo rivela il 54esimo rapporto del Censis sulla situazione del Paese. "In vista del Natale e del Capodanno - si legge – il 79,8% degli italiani chiede di non allentare le restrizioni o di inasprirle. Il 54,6% spenderà di meno per i regali da mettere sotto l'albero, il 59,6% taglierà le spese per il cenone dell'ultimo dell'anno”. Per quanto riguarda il Capodanno, per il 61,6% degli italiani sarà una festa triste e rassegnata. Secondo quanto riporta l’istituto si è anche capovolto il significato di una delle frasi più utilizzate durante la pandemia da Covid: “Andrà tutto bene”. Il 44,8 % degli intervistati è infatti convinto che usciremo peggiori da questa crisi e solo il 20,5% pensa il contrario.

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Il 73,4% degli italiani indica nella paura dell'ignoto e nell'ansia conseguente il sentimento prevalente da quando è cominciata l’emergenza coronavirus. È uno dei verdetti emersi dall’ultimo rapporto del Censis. "Lo Stato – viene spiegato - è il salvagente a cui aggrapparsi nel massimo pericolo. Il 57,8% degli italiani è disposto a rinunciare alle libertà personali in nome della tutela della salute collettiva, lasciando al Governo le decisioni su quando e come uscire di casa, su cosa è autorizzato e cosa non lo è, sulle persone che si possono incontrare, sulle limitazioni alla mobilità personale”. Inoltre, Il 38,5% è pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico, accettando limiti “al diritto di sciopero, alla libertà di opinione e di iscriversi a sindacati e associazioni".

 

Sulla didattica a distanza

Per quanto riguarda la scuola, “per il 74,8% dei dirigenti la didattica a distanza ha di fatto ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti" anche se "il 95,9% è molto o abbastanza d'accordo sul fatto che la Dad è stata una sperimentazione utile per l'insegnamento" Solo l'11,2% degli oltre 2.800 dirigenti scolastici intervistati ha confermato di essere riuscito a coinvolgere nella didattica tutti gli studenti. L'82,1%, poi, "afferma che le differenti dotazioni tecnologiche e la diversa familiarità d'uso sono stati un ostacolo sia tra i docenti che tra gli studenti". I principali soggetti a rischio sono le prime generazioni di studenti non italiani e gli alunni con disabilità o disturbi dell'apprendimento per i quali "la socialità che si instaura nelle aule scolastiche è insostituibile", si legge nel documento.

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